11 MARZO 2011 INCIDENTE DI FUKUSHIMA. 11 MARZO 2012 DISASTRO GIAPPONESE O PLANETARIO?

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Quando la censura imperante, sistematica e più totale sforna il suo prodotto principale quale l’ignoranza, sembra che tutti facciano a gara per accaparrarselo, tanto non costa niente, è gratuito.

“Molte cose si sanno già o si possono prevedere, non c’è bisogno di aspettare gli incidenti” era lo slogan del nostro COMITATO: tanti l’hanno recepito, contribuendo a quella strepitosa vittoria referendaria del giugno 2011, a riprova che la volontà popolare dovrebbe essere sempre sovrana su qualsiasi scelta di grandi opere speculative, di cui l’alta velocità (TAV) è uno degli esempi odierni più significativi.

A distanza di un anno dall’incidente giapponese, è veramente tutto finito? … o cosa?

La realtà incontestabile è che in tutto questo tempo non si parla più di Fukushima, delle sue conseguenze radioattive e non, della vittoria referendaria in Italia, della situazione nucleare a livello mondiale.

La situazione, purtroppo, non è per niente rosea, anzi è più disastrosa del previsto e del prevedibile.

A distanza di un anno i danni subiti dai reattori nucleari di Fukushima, in particolare del reattore 1, non sono stati riparati, ma si sono anzi aggravati. In verità a Fukushima sono avvenuti due categorie di incidenti, che non si erano mai verificati nell’arco di tutta la storia nucleare umana:

– quello alle piscine, contenenti il combustibile esaurito scaricato dal nocciolo, per le quali nessuno aveva mai previsto né barriere di contenimento, né sistemi di refrigerazione e di alimentazione di emergenza;

 – quello al vessel del reattore 1 (con rottura e perdita di contenimento) il cui nocciolo, completamente fuso, è già da tempo fuoriuscito nel basamento ed è assolutamente fuori controllo.

Il risultato è un tasso di radioattività enormemente alto. I dati ufficiali sono estremamente contraddittori fra di loro, ma ormai è sicuro che la contaminazione di radioisotopi, come lo Iodio-131, il Cesio-137, lo Stronzio-90 ed il Plutonio-239, ha superato quella della stessa Chernobyl.

Per le caratteristiche dell’incidente, per l’enorme quantità di acqua di mare utilizzata per la refrigerazione di emergenza, per il conseguente inquinamento dell’oceano, delle falde e della catena alimentare, la contaminazione radioattiva ha raggiunto un’area molto più vasta, volutamente sottostimata dal governo giapponese e da tanti altri governi, interessando ormai più continenti (Europa ed Italia compresa).

Ma di tutto questo i potenti hanno deciso (per motivi di sicurezza?) che nessuno deve saperne niente. Tanto prima o poi lo si scoprirà con l’aumento di svariate patologie infiammatorie, allergiche, degenerative-sclerotiche, neoplastiche.

In Italia, il primo ed il secondo referendum (1987, 2011), hanno bloccato la costruzione di centrali nucleari, ma il problema delle scorie è stato risolto? Una cosa è certa, i contribuenti continuano a pagare un’agenzia di sicurezza nazionale (ASN) per non risolvere niente.

Nel panorama mondiale è vero che ci sono Paesi come la Germania, la Svizzera, la Tailandia e la Malesia che hanno annullato la costruzione di nuove centrali nucleari, ma accanto a questi ce ne sono altri agli antipodi, come gli Stati Uniti, l’Inghilterra e la Francia. Tali Paesi non trovando uno sbocco concreto alle ingenti somme investite dall’industria per il rilancio nucleare, l’unica risposta che riescono a dare è quella di procrastinare di altri 20 anni l’attività di quelle centrali che dovrebbero essere dismesse dopo 40 anni di operatività, come da progetto. Considerando che alcuni reattori di tali centrali sono uguali a quelli coinvolti nell’incidente di Fukushima, si capisce bene come questi progetti suonino alla pari di una dichiarazione implicita di fallimento di qualsiasi gestione della politica nucleare. Rinviare lo smantellamento di centrali vetuste significa, ancora una volta, non affrontare quel problema delle scorie  che rimane a tutt’oggi irrisolto a livello mondiale. Di fatto con queste scelte si aumentano solo i rischi di disastri nucleari su scala planetaria, per la sola tutela degli enormi profitti delle lobbies nucleari.

Magra consolazione per chi vuol far finta di niente!!!

Ed allora ci si chiede, di fronte alla incessante incapacità del sistema capitalista di gestire le conseguenze dei suoi disastri, molte volte prevedibili; di fronte allo sfruttamento intensivo di quell’ENERGIA che è la linfa vitale del sistema e senza la quale questo imploderebbe anticipando la sua scomparsa; di fronte a quella scienza tecnica, fisica, ingegneristica e medica asservita e che non riesce ad essere neutrale, non risolvendo nessuno dei problemi scatenati dal sistema che la paga; di fronte a questi perenni fallimenti, l’unica risposta che si può dare è … BASTA. La banda dell’atomo insieme ai suoi illustri scienziati paghino per i loro misfatti. Togliamo loro il potere di gestire la nostra vita e la nostra terra.

NO AL NUCLEARE CIVILE E MILITARE

Comitato Cittadino Antinucleare Maruggio