Appello per l’Italia: guida ai risparmi e alla crescita

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Non si può negare che oggi l’economia, in tutte le sue declinazioni, viva un momento difficile ma anche ricco di opportunità, come dicono i cinesi (nel cui vocabolario non esiste l’equivalente della parola crisi ma per l’appunto quella di opportunità).  E’ evidente che le condizioni materiali non sono ottimali: la crisi che investe l’Occidente industrializzato ha toccato anche psicologicamente: la sanità (e il welfare in generale), il lavoro (l’erosione di posti interessa soprattutto il privato), le famiglie (solo quelle a basso reddito). Basti solo pensare ai dati Censis ed Istat che sottolineano un calo ai minimi storici dell’indice di fiducia dei consumatori. Ciononostante, non sono pochi i segnali che indicano come alla nostra economia si aprano ampi e futuribili spazi di sviluppo, grazie alla crescente consapevolezza che alla base dell’aumento della produzione industriale e delle esportazioni  all’estero ce: l’improrogabile indipendenza energetica, mediante incentivi all’efficienza energetica, alla produzione in proprio di strumentazione per fornitura di energie non fossili e  al ricavo di energie e materie dallo smaltimento e recupero di rifiuti urbani (l’indifferenziata costa il doppio rispetto alla diversificata senza contare il costo in termini sanitari e ambientali), agricoli e industriali. Gli strumenti normativi (grazie innanzitutto alle imposizioni dell’UE) almeno iniziatici e anche le premesse culturali (grazie all’elevata diffusa scolarizzazione), per uscire dalla crisi ci sono, dunque, quello che manca, e non deve mancare, è la nostra (riferita alla cittadinanza attiva e alle imprese che si sentono socialmente responsabili) rapida iniziativa, la nostra decisa azione per tradurre in realtà concrete le opportunità epocali che ci si offrono. Insomma, meno soldi ai nababbi russi, cinesi, arabi e transalpini e più soldi all’italica salute, famiglia e laboriosità. Oltre alla riduzione al massimo possibile di tale differenziale di spesa (estera-interna), altro imprescindibile modo per creare un quadro di maggior sviluppo, sostenibilità ed equità (evitando che la degenerazione della convivenza nazionale raggiunga esasperanti livelli di lotta di classe, alla criminalità organizzata e spicciola), è: quello di tagliare la clientelare spesa pubblica, sprecona, col ricorso alla sussidiarietà e alla dismissione  del patrimonio immobiliare (dai teatri di scarso valore storico agli stadi e palazzetti sportivi,) e di partecipazioni totali o parziali nelle aziende di servizi locali. E’assurdo che la prima industria della Sicilia invece del turismo o la “green economy” sia: la sanità pubblica! Ma + di tutti gli innumerevoli esempi di cattiva amministrazione vale la madre di tutta la pessima (perché perfida) gestione degli esecutivi succedutisi dagli anni ‘70 fin ad ora: la boiata pazzesca dell’enorme debito pubblico accumulatosi in tali decenni. Ecco perché, nella politica economica italiana, occorre passare da Tolomeo a Copernico. Al centro deve stare la crescita economica. Attorno deve ruotare una spesa pubblica corrente ridotta e misurata in termini di servizi veri ai cittadini. Azzerare il deficit alla Tolomeo, cioè con più tasse, significa frenare la crescita di uno o sue punti di Pil. Azzerare il deficit con Copernico, cioè tagliare i costi di spesa della politica (i soli ex onorevoli ci costano di vitalizi la bellezza di 220 milioni l’anno!), significa aumentare la crescita di uno o due punti di Pil. Se poi tagliamo le altre spese pubbliche: “allora si che si apriranno le cateratte del cielo”. Piova benessere su di noi! Amen.

 

I perché della grande crisi.

Il governo di una nazione democratica è costituito da piccoli gruppi di individui che tramite pubblici dipendenti (cosiddetti statali) dovrebbero agire in nome e per conto dell’intera propria (perché aventi tradizioni simili) collettività. E questo è detto Stato. Lo Stato si regge grazie a milioni di individui che producono e scambiano beni e servizi, dando luogo al fenomeno dei prezzi. Ora fin quando in un Paese democratico ce un libero mercato regolato e protetto da un autorità al di sopra delle parti (detta per l’appunto Stato)  con l’approvazione dei competitori: l’economia non può far altro che prosperare. Quando invece lo Stato diventa esso stesso competitore per risolvere problemi che lui stesso ha (artificiosamente o erroneamente cioè dolosamente o colposamente) creato, defilandosi dal suo autorevole compito di garante (per interessi di parte e/o per gratuita propria deficienza) allora son guai per gran parte dei connazionali ma soprattutto per loro i figli e nipoti. Cosi i pesanti disavanzi, gli indebitamenti pubblici e i rischi di default (insolvenza) esprimono una crisi morale. Carpe Diem: godi il giorno che passa (anche a spese dei tuoi eredi). Il connubio di stupida empietà che ha avvolto e pervaso in un perverso amplesso i governi universalmente eletti è iniziato con la grande crisi del 1929, lo snodo cruciale del ‘900. Presentata invariabilmente da tutti i governi occidentali come la sconfitta del capitalismo. Certo il capitalismo lasciato a se stesso è incapace di produrre stabilmente una stabile ricchezza diffusa (ma solo sperequazioni eticamente insostenibili), ed è per questo che il mercato si è creato una classe che lo sappia dirigere nel rispetto della libera concorrenza. Invece i politici ne hanno (demagogicamente e retoricamente) tratto l’occasione per vendersi al potere che aspira a diventare “potere forte” (imprese che  ne vogliono controllarne altre o banche che vogliono controllare imprese). Per cui dalla Grande Depressione del ’29, l’insignorimento da parte delle burocrazie a danno del nascente libero mercato è proseguito a ritmi vertiginosi (ormai in media, i governi in Occidente comandano direttamente o indirettamente la metà dell’economia) fino all’inevitabile crisi del 2008. Non una turbolenza ma un uragano finanziario ed economico globale che accompagnerà assai più a lungo di quanto avremmo voluto le nostre esistenze. Una tempesta nata proprio da un errato intervento dello Stato nel settore vitale del capitalismo: quello del credito. Il governo federale americano aveva creato artatamente un sistema di incentivi all’acquisto di abitazioni e di sanzioni per le banche che si mostravano caute nell’offrire mutui. La bolla finanziaria che ne è seguita non è stata per nulla un fenomeno “di mercato” perché le banche in assenza di interventi pubblici avrebbero suggerito ai propri clienti l’antica regola prudenziale”se non puoi comprare una casa a rate, affittala”. Il compito dei politici dunque è proprio quello di agire secondo le regole del “buon padre di famiglia” che vede tutti i figli allo stesso modo e li sa saggiamente consigliare. Tradotto: il loro compito + importante è quello di regolamentare i mercati affinché ci sia sempre una concorrenza, prevenendo e dunque evitando: monopoli e oligopoli acquisiti da irrisolti conflitti d’interesse; insolvibilità dell’utenza creditizia, deficienze commerciali (o di marketing (un anglo fonia che fa “meno crudo”) di certi “patron” (o padroni  che fa ancor “più crudo”) di   importanti holding . In caso di difficoltà aziendali dunque, lo Stato deve intervenire: col commissariamento dell’azienda e/o con liquidità, ma il prestito non deve essere a fondo perduto ma a tasso zero però con restituzione del capitale dilazionandolo in tempi congrui. In caso di inevitabile crack dell’impresa perché obiettivamente le sue offerte sono “fuori richiesta di mercato” per cause non preventivabili dagli stessi analisti economici del governo: Lo Stato ne deve essere il curatore fallimentare (ovviamente con la vendita di sdebitamento del patrimonio dei proprietari), aiutandone  (con  per l’appunto finanziamenti restituibili a interesse zero e con gratuiti corsi di formazione professionale) se è possibile la ristrutturazione (cambio di proprietà anche con rilevamento degli stessi consociati lavoratori) e la riqualificazione (ammodernamento e/o diversificazione della produzione ) o altrimenti aiutando il ricollocamento dei lavoratori in altre realtà imprenditoriali. I politici (o perché provenienti dai ceti medio-bassi ma asserviti ai poteri forti economici o perché loro parte integrante e dunque di  loro diretta emanazione) dei democratici governi occidentali  però, hanno voluto creare la crisi degli inizi del secolo scorso, per diventare poteri (invece che servitori) pubblici, elevandosi al ruolo di deus ex machina delle  ideologie economico-sociali della propria comunità nazionale. Tale esuberante edonistica ingerenza nel mercato (figlia di un irrisolto conflitto d’interesse) non poteva non renderli responsabili di guerre intestine e internazionali con infinite distruzioni e milioni di lutti.  Inoltre altra consequenzialità è stata che le iniezioni di denaro pubblico a fondo perduto per  salvataggi (nazionalizzazioni mascherate), per nazionalizzazioni palesi (monopoli di mercato !?), per partecipazioni statali (drogaggio oligopolistico del mercato) non hanno prodotto molto in termini di crescita, rispetto a ciò che poteva essere con un eventuale decentramento statalistico sia amministrativo che economico.

 

 

A quando un futuro economico stabile e sostenibile?

Qui non si tratta di passare da un regime pubblicistico ad uno privatistico ma ad una complementarietà simbiotica. Se l’Occidente invece di affossare la concorrenza avesse  “illuminato” attraverso enti locali le famiglie imprenditoriali o valorizzato le cooperative imprenditoriali di lavoratori (e già la chimera dei “lavoratori proprietari della grande fabbrica” che non si è mai realizzata sui grandi numeri) sarebbe stato grazie alla sua diffusa  eticità, solidità e ricchezza: un imprescindibile modello di sviluppo per tutte le altre comunità, in particolare per  quelle islamiche, tuttora oppresse da regimi teocratici, che non hanno niente da invidiare a quelli comunisti. Invece. Invece i fantomatici mercati finanziari accusati di “immoralità” “speculare” adesso ne traggono le conseguenze smascherando le finzioni di uno spietato dirigismo.  La loro funzione moralizzatrice è, infatti, inaggirabile. Essi infatti non fanno altro che  punire le economie in mano alle cicale politiche populiste che hanno comprato consenso in cambio del futuro delle prossime generazioni. Come il bambino della favola che esclama: “il Re è nudo”, gli investitori ci gridano che i governi non producono un bel nulla. Nell’efficace motto di Reagan, sono parte del problema e non della soluzione. Ma se le crisi non nascono dal ventre profondo del libero mercato, il loro effetto è sempre e invariabilmente l’ampliamento del raggio d’azione dei pubblici poteri. Di fronte alla base inquieta, la nomenclatura partitocratica attraverso gli addomesticati media ha sempre buon gioco nello scaricare su un fantasmagorico “capitalismo selvaggio”, la responsabilità delle crisi economiche che loro stesse hanno prodotto.  Eppure gli statalisti si ostinano a non voler confessare ed espiare le loro colpe storiche e attuali. Si ostinano a non ammettere che lo statalismo burocrate e la competizione sfrenata portano entrambi a nefaste conseguenze, pur di continuare nel loro andazzo criminoso: di privatizzare gli utili e socializzare le perdite dei loro “lottizzatori azionisti di riferimento”. Si ostinano a non vedere che la drammatica crisi iniziata nel 2008 e rinfocolata nell’estate 2011 colpisce tutte le sacche di ricchezza che sono state accumulate (direttamente o indir.) in virtù di clientelari calcoli politici. La verità è che il libero mercato è un sogno che nessuna grande nazione ha ancora realizzato: dalle ancestrali origini ad oggi. La rivoluzione liberale è fallita perché non è riuscita a riportare lo Stato nel suo giusto alveo, riducendo il perimetro della sua presenza che moltiplica sprechi, iniquità e corruzione. L’eccesso di tassazione è la conseguenza di ciò, e quando vediamo la qualità dei servizi che dovrebbero rappresentare il core business dello Stato peggiorare ogni giorno, non sappiamo più come rispondere ad una semplice domanda rivolta a Dio: perché  dagli albori dei tempi, il sudore della fronte impostoci dopo il peccato originale serve per godereccia vita di pochi ? Certo la casta sacerdotale e pastorale dei pecoroni di ogni religione ha sempre la risposta pronta. Nell’ ambito cristiano è: “offri tutto al Signore perché nell’aldilà gli ultimi saranno i primi! Il sottinteso tra le righe è: nel frattempo stai zitto, ascoltaci, dacci la decima, prega e intercedi per noi bastardi dopo che sei morto santamente”.  Il compito di ogni governo dovrebbe solo essere quello di potenziare tutti gli strumenti antidumping sociale e ambientale: antievasione, anticontraffazione, antisfruttamento.  Nello specifico italiano, ci vuole una task force (composta da investigatori istituzionali affiancati da “cacciatori di taglie” occasionali o professionisti) in grado di scovare e far emergere le “fabbriche sommerse”: autonomi senza partita Iva che lucrano sfruttando la mano d’opera a bassissimo costo e con grossi rischi per la salute e la sicurezza dei dipendenti. Penalizzando tra l’altro anche le legittime aspettative dell’erario e dei capitani d’azienda che lavorano “in chiaro”. Fabbriche che essendo fondate su modelli di massimo ma cinico profitto monetario, sfruttano ambiente e uomini. Ma prima di ogni azione investigativa, ci vuole l’introduzione nel codice penale del delitto fiscale e ambientale e la certezza della pena. Di una esemplare pena severa che faccia da monito per tutti gli “autonomi furbetti”. Ovverossia per i parassiti erariali (evasori ed elusori): arresti domiciliari (per non pesare sugli istituti penitenziari), sanzioni pecuniarie e/o confisca di immobili con reversibilità ereditaria (cosi a quella legislativa si aggiungerà anche la deterrenza della pressione familiare), lavori socialmente utili (la cui finalità etica ed economica è di indubbia efficacia). Per ciò che riguarda le sanguisuga salariali (dai bancari di bankitalia agli uscieri di Bruxelles, dai commessi delle Camere ai politici tangentisti locali e nazionali): diminuzione delle “auree” (o dorate che dir si voglia) retribuzioni e pensioni statali finanche al dimezzamento (tranne che per incarichi pubblici  obiettivamente rischiosi e gravosi) di quelle oltre ai 10 mila euro netti, con associato inversamente proporzionale aumento delle contribuzioni  ad effetto retroattivo (500 euro da rifondere per ogni 1000 erroneamente e ingiustamente beneficiati), e  riversabile  sugli eredi in caso di mancato adempimento per insolvibilità o decesso del pregiudicato parente: per recuperare gli anni di godimento a carico dei soliti noti. In Germania hanno tagliato la tredicesima e i dipendenti pubblici non hanno il diritto di scioperare, vista l’enormità dei privilegi e garanzie rispetto al privato. Quello che chiede l’Europa e cioè di tagliare gli stipendi pubblici, rispetto alla fame di chi lavora o lavora nel privato, è sacrosanto. Allora, avanti popolo pecorone, siate dei capri. Degli arieti in grado di sfondare con la forza  della disubbidienza non violenta, di una sacrificante propaganda capillare, della testimonianza di una vita integerrima: il muro eretto dalla casta intorno ai loro privilegi. Abbiate il coraggio, innanzitutto per voi stessi, di collaborare  sinergicamente, simbioticamente, complementariamente con la cittadinanza attiva cioè con i precursori di questa battaglia per la legalità in modo da estirpare al massimo possibile questo cancro! Siano per voi degli esempi coloro che per primi si sono gratuitamente e coraggiosamente esposti nonostante i loro inevitabili difetti caratteriali e ideologici. Cerchiamo di vedere prima ciò che ci unisce.

 

E’ il momento del fare.

La privatizzazionetanto impostaci dal (vergognoso per noi) commissariamento Ue del nostro Governo, è l’unico modo per  innovare e dunque ottimizzare  con eque e oculate manovre finanziarie l’uso di  beni e servizi pubblici soprattutto quelli locali (si chiama devoluzione sussidiaria). A proposito meno male che “Eurolandia ce”. Essa oltre ad averci limitato provvedimenti e misure odiose che colpiscono sempre i ceti deboli (la cosiddetta “base della piramide”) ci ha anche tenuto lontani: da tempeste valutarie causate da vari nostrani scandali finanziari (crac Parmalat, Cirio, Giacomelli, ecc.) e dalla stagnazione economica causata dalla  spietata (per noi e per i loro poveri cristi) concorrenza asiatica, dalla delocalizzazione di imprese ma anche dai monopoli pubblici e privati, che hanno fatto ulteriormente diminuire il potere di spesa delle famiglie (perche tali spese per beni e servizi pubblici vengono decurtati sopratutto dalla busta paga dei lavoratori dipendenti della classe medio-bassa). In assenza di moneta unica lo scenario alternativo sarebbe stato di sicuro default. Invece grazie allo scudo dell’euro ( o meglio del franco e del marco) paghiamo molto meno del previsto rispetto alla lira i prodotti petroliferi e quindi di riflesso i beni di largo consumo e anche i tassi di interesse sui mutui. Nel contempo lo Stato risparmia sul debito pubblico riuscendo a tenere a bada l’inflazione cd. importata.

Basta Stato con le mani bucate a causa di una spesa lottizzata da una pluriforme mafia ( massoneria, ndraghnderia, sacracoroneria, camurria, picciotteria con colletti bianchi o dal bavero alzato e canne mozze) attraverso la sua simbiotica emanazione: la consociata connivente partitocrazia

( fittizziamente centrista, destrorsa e sinistrorsa), per l’appunto faccendiera e lobbistica, che come “specchietto per le allodole” si nasconde dietro una finta faziosità ideologica.

 Ed ecco allora le varie e diversificate proposte per ridurre in modo incisivo (non semplici aggiustamenti ma correzioni significative) il dispendio dei nostri soldi: innanzitutto per il mantenimento della ( + che improduttiva direi nefasta) rappresentanza politica. Visto che la collusa politica in Italia ci costa 24,7 miliardi di euro l’anno (la madre di tutte le spese). Sperando che il “muro di gomma” dei traccheggiamenti e magheggi della “casta per eccellenza” coadiuvata dai venduti del quarto potere (quello masssmediatico), non interrompa il realizzarsi di un sogno:

Lasciare ai posteri una Patria migliore do come l’abbiamo trovata.

 E per tali suggerimenti, obiettivamente in grado di perseguire scopi di equo sviluppo economico civile e sociale, non ce che l’imbarazzo della scelta. Il bestiario è popolatissimo di mostri.

La bestia apocalittica per eccellenza (oltre quella mafiosa): è il costo della politica, che si può benissimo ridurre di un terzo dei costi attuali. Cosi come è possibile ridurre ad  un terzo di quelli attuali ”l’esercito degli eletti” (ad esclusione dei parlamentari).

Mostri a 2 zampe. Il numero dei Consiglieri regionali non può dipendere dall’umore del Governatore. Rendetelo proporzionale alla popolazione. In Sicilia ce ne uno ogni 55 mila abitanti, in Lombardia uno ogni 118mila.

Non si campa male con oltre seimila euro netti al mese, specie se si fa un confronto con la miriade di precari, cassintegrati, pensionati al minimo o poco più, operai e impiegati (spesso con laurea) con stipendi da mille euro o anche meno. Ma quando i politici umbri confrontano le loro buste paga con i colleghi delle altre regioni italiane, bisogna dirlo,fanno la figura dei…. poveracci. Che dire, ad esempio, dei 16.630 euro netti al mese che si mette in tasca un consigliere regionale «semplice» in Piemonte, che nella classifica dei paperoni precede Lombardia (12.555), Calabria (11.316), Campania (10.972), Sicilia (10.946), Puglia (10.432), Veneto (10.280) e il piccolo Molise con ben 10.255 euro netti al mese? Un consigliere molisano guadagna + del Governatore di New York!  I più poveri sono gli umbri seguiti da valdaostani, trentini, marchigiani e lucani, tutti sotto i 7 mila euro. Anche tra i presidenti di regione, ci sono “belle” differenze: dai 7.102 euro del governatore umbro ai 14.595 euro netti al mese di quello pugliese. Fare l’assessore regionale, senza dubbio, conviene al Sud Italia. Quelli meglio pagati sono i  calabresi (12.844 euro netti al mese), davanti ai colleghi pugliesi, campani (compreso il responsabile della gestione rifiuti), emiliani, liguri. Tra le altre voci, spiccano i ricchi emolumenti piemontesi per gli incarichi che vanno dal presidente di commissione al presidente della giunta per le elezioni fino al consigliere segretario e segretario questore, tutti intorno ai 17 mila euro al mese (più del “povero” presidente di regione!).

 

Il bel Paese.

Non abbiamo il petrolio, noi. Non abbiamo il gas, non abbiamo l’oro, non abbiamo i diamanti, non abbiamo le terre rare, non abbiamo le sconfinate distese di campi di grano del Canada o i pascoli della pampa argentina. Abbiamo una sola, grande, persino immeritata ricchezza: la bellezza dei nostri variegati paesaggi, dei nostri diffusi siti archeologici, dei nostri borghi medievali, delle nostre città storiche con le loro piazze, chiese, templi, castelli, musei, palazzi patrizi. Persino certe masserie e  casolari di campagna hanno il loro fascino. 

In Italia ci sono  il 45% dei beni artistici tutelati dall’Unesco, nonostante ciò ha il minimo indice di sfruttamento in rapporto agli altri Stati a minor percentuale di siti.  Non solo ma abusi edilizi e industriali  con le loro colate di cemento hanno progressivamente deturpato un tesoro naturalistico che difficilmente potrà essere recuperato alla bellezza originaria anche se per utopica ipotesi verrebbero abbattuti tutti i piccoli e grandi ecomostri. Se poi aggiungiamo il traffico dei tesori artistici rubati e il degrado dei musei chiusi, la sciatteria in cui versano quelli aperti e  a cielo aperto degli scavi archeologici: è lo scempio che l’Italia sta facendo di se stessa agli occhi delle nazioni.

E pensare, che Goethe diceva che non trovava le parole per descrivere le coste del Mezzogiorno. Evidentemente ha ragione l’onorevole Cetto la Qualunque nel dire: “basta con questa minchiata degli alberi, bisogna invece piantare un pilone di cemento armato per ogni bimbo che nasce!”.

L’emblema di tutto ciò può essere il dissestato Palazzo Teti Maffuccini a S.M. Capua Vetere (dove fu firmata la resa dello Stato Borbonico sancendo difatti la data d’inizio del Regno d’Italia) confiscata dallo Stato a un mafioso tra l’altro vicesindaco di tal Comune ( in realtà il suo ruolo di collante tra politica e camorra fu di primo piano) e poi abbandonato all’incuria per mancanza di fondi. Mentre in ogni altro Paese del mondo sarebbe monumento nazionale.

Le soluzioni sono :

multare sonoramente (anchecon i fermi amministrativi)non solo i clienti committenti dell’ecomostro ma anche i conniventi architetti, geometri, ingegneri e maestranze;

l’abolizionedel Fus (Fondo unico per lo spettacolo) a favore del Fai (Fondo ambiente italiano);

utilizzare la Forza Pubblica

ronde volontarie di vigili ambientali  (provenienti dal servizio civile facoltativo over 18 e over 65,  dagli Scout, da Lega Ambiente ) in cooperazione ausiliare a Polizia Municipale, Guardie Forestali, e Forze dell’Ordine.

E come detto in altra parte di questo documento: affidare ai privati la gestione dei piccoli e grandi siti archeologici e in generale turistici. Allo Stato e alla cittadinanza attiva la loro salvaguardia.

 

 

L’impresa è un valore non solo economico ma sociale.

La politica deve essere al servizio delle imprese (oltre che dei cittadini)  di libero mercato perché sono loro le artefici dello sviluppo economico è li dove ce produzione diffusa di ricchezza ce anche diffusa partecipazione responsabile alle sorti della collettività. E le imprese si devono anche rendere conto che hanno una responsabilità sociale, una vera e propria missione: essere al servizio della comunità oltre che di se stesse.

Ecco perché bisogna far tutto il possibile per richiamare in Patria: gli imprenditori nostrani che hanno preferito disinvestire e delocalizzare fuori dal suolo natio; e nel contempo attrarre i capitali delle multinazionali nonché il rientro dei capitali nostrani dai “paradisi fiscali” senza bisogno di scudi. Come? Bastano 3 sole uniche mosse.

Offrendogli occasioni per investire: gestione di beni e servizi pubblici (dalla gestione di siti turistici a quella dei trasporti collettivi), sviluppo di energie alternative a quelle fossili, che stanno seppur lentamente, avviandosi all’esaurimento.

Offrendogliinformazioni conoscitive e  interlocuzione collaborativa mediante anche agenzie  promozionali di scopo cooperanti con le  diverse sedi estere di rappresentanza.

Offrendogli condizioni favorevoli di profitto mediante contenimento dei costi di spesa + che col guadagno da forniture e/o prestazione (crediti d’imposta, semplificazioni burocratiche, comodati d’uso con o senza variazione di destinazione d’uso)  di modo da non  pesare sugli assunti (decurtazioni, licenziamenti, cassa integrazione, prepensionamenti), contribuenti (spesa pubblica per ammortizzatori sociali) e clienti (necessità di maggiorazioni di costi di merci e di canone e tariffe di servizi per far fronte a lievitati costi d’impresa).

Ma facciamo un pratico esempio dell’”uovo di Colombo”. Io PA dopo vincita ti vendo il parco vettura di trasporto pubblico ma ti sgravio dalla vendita o affitto del deposito, in quanto dato in comodato gratuito. Tu impresa, per contratto ti impegni a trattarlo come una bomboniera e a offrire in “economia” un servizio eccellente alla clientela. Tutto ciò a “vita natural durante” fino a quando non spunta un miglior offerente a parità di parametri richiesti (occupazionali, tariffari, manutentivi, professionali).

Secondo un analisi svolta dall’area research di Banca Monte dei Paschi di Siena nel 2011 sono almeno 27 le multinazionali straniere che hanno dichiarato di voler investire ex novo o di espandersi in Italia, mobilizzando capitali per circa 1,2 miliardi. L’altra novità che emerge dalla ricerca è che tra i settori fortemente attrattivi per gli investimenti esteri diretti figura il fotovoltaico. Sono infatti numerose le multinazionali europee ed americane che stanno investendo nel mercato italiano delle energie rinnovabili (seguono poi le tedesche, le giapponesi, ecc.).

Altre proposte per un nuovo miracolo italiano … vero stavolta.

  L’economia annaspa e noi tassiamo chi produce nei settori strategici?

Abolire l’Irap, l’imposta regionale sulle attività produttive, per le imprese che operano nell’imprescindibile campo della produzione di energie rinnovabili e dell’efficienza energetica, darebbe una nuova spinta produttiva a  tali piccole e medie imprese che: saranno la spinta propulsiva della nostra crescita. L’Italia tra i trainanti dell’UE, è, il paese, con l’Irpef media + bassa ma anche con le retribuzione medie + basse. Solo aumentando la produzione in settori non saturi (quali quelli dell’”Energy green”) sarà possibile aumentare entrambe!

In Italia il cuneo fiscale, cioè la differenza tra quanto paga il datore di lavoro e quanto finisce nelle tasche del lavoratore (dopo le ritenute previdenziali) è enorme. Ridurlo (ai soli imprenditori che reinvestono gli utili nella azienda stessa) diminuirebbe il costo del lavoro e aumenterebbe la competitività delle aziende.

Raggruppare i vari incentivi alle imprese (governativi e regionali) in un unico fondo dedicato al finanziamento delle nuove imprese, soprattutto quelle giovanili e a carattere cooperativo (dove teoricamente, il capitale umano conta allo stesso modo di quello finanziario) e sotto gestione di un unico ente. Chiamandolo magari… AiutItalia!

Riguardo gli aiuti all’imprenditoria nostrana. La concessione di contributi in conto capitale a fondo perduto deve esser parzialmente sostituita da crediti agevolati o a interesse zero, molto dilazionati nel tempo. Inoltre semplificare al massimo l’iter burocratico relativo agli adempimenti autorizzativi, certificativi, e fiscali.

 

Curare la sanità … malata.

Tempo fa un indagine contabile della Guardia di Finanza ha permesso di constatare in un centro di riabilitazione dell’Asl na1,la presenza di schede riportanti false attestazioni di prestazioni terapeutiche e di denunciare i responsabili e i terapisti della struttura alla procura. Nei loro confronti sono stati emessi avvisi di garanzia per il reato di falsità ideologica. Una caso isolato o sporadico?

La soluzione è quella già prospettata per gli evasori e abusivi: stabilire forme di premialità a coloro che documenteranno (con videofonini, videocamere, ecc) e denunceranno alle autorità anche in forma anonima (garanzia di anonimato) tali comportamenti scorretti nei confronti dell’intera collettività. Incentivare cioè i cittadini ad essere dei veri e propri “cacciatori di taglie”. La taglia in questo caso corrisponderà a una parte della sanzione pecuniaria a carico dei furbi parassiti di turno.  E verrà remunerata in forma anonima e in contati presso una caserma dei Carabinieri o della G di F, o commissariato di Polizia  di propria scelta.

Forse Paperon de Paperoni può pagarsi da solo la badante. Vincoliamo al reddito l’indennità di accompagnamento per gli invalidi civili e innalziamola invece per chi ha davvero bisogno.

Funzionari del ministero della salute, fatevi un giro in Umbria, la regione italiana in testa al rapporto qualità-costi dei servizi sanitari pubblici. Se tutte le Regioni si ispirassero a lei, si potrebbero risparmiare 3 miliardi di euro l’anno.

Destinarei fondi dell’Osservatorio per l’imprenditoria agricola giovanile (192 mila euro) al Registro italiano donatori di midollo osseo (zero contributi).

 Comunque l’iter gestionale deve essere sempre quello di introdurre ticket o variazioni di quelli esistenti ma calibrando (proporzionando) il pagamento al reddito dell’utente su: farmaci, pronto soccorso, diagnosi cliniche, prestazioni ambulatoriali, ecc. Giustificando la loro impopolarità con la necessità di evitare il nomadismo sanitario: grazie alla creazione di nuove strutture nosocomiali, alla riqualificazione e potenziamento di quelle funzionanti, al risanamento di quelle mal ridotte. In tal caso accanto alle due figure super partes presenti anche a livello Asl ci deve essere anche uno specifico osservatorio regionale per il monitoraggio e razionalizzazione di appalti di spese per beni e servizi, delle assicurazioni (aumentate vertiginosamente) e assunzione di personale.

 E li dove la sanità è in mano ai privati  (dalla riabilitazione alle analisi) per mantenere le convenzioni, bisognerà rientrare in nuovi e rigidi parametri di efficienza, eticità ed economicità.

Lo sbilanciamento  della spesa sanitaria non è causato solo dall’allungamento medio di vita dei connazionali 8° fronte di una scarsa natalità) ma anche da cattive gestioni molto presenti in questo comparto di spesa: sperperi, inefficienze, lentezze, scarsa prevenzione.i piani regionali dovrebbero prevedere una diffusa rete di ospedali decentrati con un massimo di 250 posti letto, aventi confort di tipo alberghiero e che garantiscono tutti i tipi prestazioni specialistiche nell’area dell’emergenza per acuti. Tutto ciò per impedire avvilenti degenze (come pazienti permanentemente messi sulle barelle in corsie, stanzoni inestetici sovraffollati, cibi precotti di scarsa qualità, ecc.), i disagi di lunghi spostamenti intraregionali, le bibliche liste d’attesa per gli esami diagnostici specialistici e interventi chirurgici, disfunzioni nei servizi di pronto soccorso, di diagnostica, di rianimazione, di terapia intensiva e semintensiva post-intervento. Alle Asl deve essere demandato il compito di deospedalizzare la sanità italiana ancora troppo ospedalocentrica. Deve dunque gestire tutto ciò che concerne la variegata domanda di continuità assistenziale tramite la capillare distribuzione: della medicina generale, dei poliambulatori distrettuali specialistici (con annessi servizi di riabilitazione fisica es. cardiologica e psichiatrica), delle strutture di lungodegenza (residenziali) e semiresidenziali per pazienti con gravi malattie croniche e anziani inabili con problemi di accudimento familiare, dell’assistenza infermieristica pubblica a livello domiciliare e riabilitativa. A tal proposito bisogna aumentare l’organicodegli infermieri ed esentarli da determinate prestazioni a favore degli operatori socio-assistenziali e sanitari.

Rendere obbligatoria per tutti, la donazione degli organi in caso di decessi naturali e traumatici non sospetti.

Le Asl (e relativi distretti) di grandi dimensioni, dovrebbero essere divise e affidate ognuna a un d.g. aventi funzioni simili a quelle di un presidente di consiglio d’amministrazione, composto da consiglieri delegati in rappresentanza di medici, infermieri, diagnostici, fisioterapisti, amministrativi, pazienti (Garante del contribuente). Dove però ogni consigliere, ha il suo peso specifico in grado di sfiduciare anche su singole azioni, l’operato del direttore generale, quando non rispondente a criteri di agilità, efficienza ed efficacia. Si tratta in sostanza di rendersi conto che le Asl attuali corrispondono per volumi finanziari alle + grosse holding dello scenario nazionale ed internazionale, e come tutte le aziende, anche  in campo sanitario, quelle troppo vaste non possono essere gestite nel miglior modo possibile.

Uno dei modi per razionalizzare la spesa corrente, deve essere la centralizzazione degli acquisti sanitari  (e anche comunale e regionale) grazie ad un apposita Agenzia regionale per la omogenea spesa sanitaria (e anche comunale e regionale). Questa in sostituzione e su delega delle Asl (comune e Regione) deve effettuare quegli acquisti di merce tali da impedire prezzi differenti spuntati dalle ditte fornitrici sul territorio regionale e nazionale. Si tratterebbe in pratica di una centrale operativa con i listini a tempo reale di tutte le imprese fornitrici di materiali e servizi presenti sul territorio nazionale. Per un rapido confronto e conseguente razionalizzazione.

 

Pagare tutti per pagare meno.

Sul fronte delle entrate ogni manovra finanziaria  e ogni decretazione d’urgenza, deve sempre uniformarsi a criteri e parametri di austerità, rigore, ed equità. Da uno studio di Bankitalia (belli questi altri, con quello che guadagnano!) emerge il dato che il 45% della ricchezza totale è in mano al 10% delle persone. Inoltre è ridicolo parlare di Pil quando il 40% della ricchezza prodotta è occulta. E’ ora di partire da questo 10% e 40%. Quindi: anche i ricchi (ma sopratutto i furbi) piangano.

Ecco quattro estrapolazioni di email inviate a “Il Giornale” “il fatto Quotidiano” e “Libero”, nelle rubriche che danno la  “parola ai lettori”.

Le tasse sono alte perché l’evasione è alta. L’evasione è alta perché le tasse sono alte. E’ un cane che si morde la coda. Che facciamo allora? Aumentiamo ancora le tasse? E allora aumenteranno di più le frodi fiscali. Certamente la Guardia di Finanza si darà da fare Tapperà un buco e se ne apriranno dieci …. Hanno mai fatto il conto di quanto è grande il costo per catturare gli evasori? …

La lotta all’evasione si fa coi controlli ma ancor di più con sanzioni vere, efficaci, ovvero incarcerando chi non paga. Gli americani hanno arrestato migliaia di persone, perché per gli amministratori a stelle e strisce non dichiarare i redditi è considerato un furto alle casse dello Stato (quindi dei cittadini). Da noi un danno, ma nulla più E’ stato fatto molto per sanare il buco provocato dall’evasione tributaria. Eppure i frodatori fiscali sono ancora tantissimi. Miliardi di euro che lo Stato non incassa : e “si incassa” col solito cittadino medio. E’ sotto gli occhi di tutti che migliaia di dichiarazioni dei redditi sono fasulle. Invece di fare manovre aggiuntive e successivi ritocchi a carico dei contribuenti dipendenti di ceto meno abbiente, urge una politica compatta di accertamenti con sanzioni penali esemplari nonché  tagli agli sprechi della P.A. ….

… per inciso negli Usa si premia la delazione per denunciare la fuga dagli obblighi fiscali. Magari è la volta buona che lo si faccia anche da noi ….

….Se tutti fossimo indotti a pretendere da chi ci fornisce un prodotto o un servizio la ricevuta fiscale o la fattura al fine di farci tassare il meno possibile, sparirebbe, intanto, il lavoro nero. L’evasione fiscale, conseguentemente, si azzererebbe così come la rabbia dei tartassati e vi sarebbe, da subito, una vera diffusa equità impositiva.

 

Imposta comunale sugli immobili a caricodi percettori di pensioni anticipate (baby) facenti parte di famiglie con casa di proprietà con rispettiva revisione degli estimi catastali nei Comuni dove sono in atto trasformazioni urbane, ciò comporterà un incremento di valore di tale rendita che si tradurrà in un gettito Ici + elevato. Tale patrimoniale progressiva deve riguardare non solo il metraggio e numero di immobili ma deve essere anche rapportata  al periodo di usufrutto incongruo di tale vitalizio. Si tratterebbe in pratica di una tassa patrimoniale retroattiva con eventuale ricaduta a carico dei familiari stretti.  Tale risparmio dovrà essere in parte allocato in un fondo pensione a favore di chi ha veramente diritto alla pensione prima degli altri, ovvero coloro che hanno svolto lavori usuranti stabiliti dall’apposito elenco dell’esecutivo. Un'altra parte andrebbe ai Comuni, i quali possono salvarsi dai tagli di spesa, anche tassando e dunque regolarizzando in case d’appuntamento: il mestiere più antico del mondo. Si toglierebbe così dalle strade l’indecente spettacolo, si combatterebbe lo sfruttamento delle ragazze non consenzienti ma ricattate, e si avrebbero controlli sanitari (oltre che fiscali) che eviterebbero il diffondersi di malattie per rischiose prestazioni obbligatorie chieste alle schiave del sesso a pagamento. A salvare l’Italia non saranno certo le cicale, ma forse le lucciole sì.

 Ici anche a carico di ex dipendenti pubblici percettori di pensioni alte (d’oro) …. Idem come sopra.

Nessun riordino della Tassa di successione con la soglia di esenzione a un milione di euro. Soglia da far valere con le attuali rendite catastali e non sui valori di mercato. Nessuna revisione dunque degli estimi catastali. Il gettito prodotto si attesta sui 25 0 milioni di euro medi per anno. Attualmente a valere catastalmente + di un milione di euro sono davvero le abitazioni di lusso: dalle ville in aperta campagna ai mega appartamenti nelle zone pregiate delle grandi città.

Contributo di solidarietà del 50% sulle liquidazioni da 1 milione di euro in su.

Nessun riordino della tassazione delle rendite finanziarie con l’introduzione dell’aliquota unica al 20% tranne per i Bot e Cct  al posto delle 2 aliquote attuali al 27% per i depositi di conto corrente e per le obbligazioni con scadenza inferiore ai 18 mesi, e del 12,5% per i titoli di Stato, obbligazioni con scadenza superiore a 18 mesi, plusvalenze azionarie (tranne le partecipazioni qualificate che sono tassate per il 40% del valore attraverso l’Irpef), fondi d’investimento e dividendi. Che senso ha far pagare una tassa sul deposito dei titoli pubblici e privati in un momento in cui invece bisognerebbe invitare i cittadini a comprarli: per dare fiato alle imprese nostrane e rendere più italiano il debito pubblico (… sempre più “pubico” vista ormai l’ampiezza del buco).

Decurtazione di tutti gli stipendi pubblici oltre i 5000 euro netti, ad esclusione di incarichi rischiosi e con gravose responsabilità.  Iniziando innanzitutto dai 2mila dipendenti della Camera e dai 1000 del Senato (che ci costano 250mila euro l’anno!) che dovranno essere riassorbiti cioè ridistribuiti e reimpiegati (magari presso le Procure della Repubblica oberate dalla lotta per la legalità) con la riduzione dei Parlamentari. E poi i “bancari” di Bankitalia e così via.

Rincaro di superbollo auto per i fuoristrada, gipponi da città e auto di grossa cilindrata, e alto peso e livello di emissioni inquinanti. Ma varare anche superbolli per yacht, aerei ed elicotteri privati.

Imposta di bollo sul dossier titoli(anche se spalmato su + istituti di credito e Sim, e in comune con altri soggetti) solo per i depositi oltre i 100mila euro con 3 scaglioni: oltre i 100mila euro (250 euro), oltre i 250mila euro (500euro), oltre i 500 mila euro (1000 euro).

Addizionale Irpef per autonomi  con redditi lordi oltre i 55mila euro.

 

La scuola.

Come al famiglia non deve essere ne permissiva ne autoritaria ma autorevole. I formatori (maestri e professori) devono essere preparati con  gratuiti  intrascolastici corsi di pedagogia: ad essere educatori e modelli di eticità e meritocrazia.

Revisione degli istituti scolastici parificati che in molti casi sono dei veri e propri diplomifici per giovani rampolli della “buona società”

Sostituire l’ora di ed. religiosa (già ben svolta dai catechismi e scuole bibliche e coraniche delle varie autorità ecclesiastiche) con quella di ed. civica  (per infondere il senso del rispetto del bene comune) e sanitaria volta al mantenimento dello stato di salute corporeo con corretti comportamenti igienici, alimentari e farmacologici).

Noa buoni libro per figli di famiglia a basso reddito ma riutilizzo di ben tenuti libri usati dalle classi precedenti. Si a buoni quaderni e album.

Utilizzopomeridiano o serale delle strutture scolastiche per associazioni umanitarie, cooperative onlus, e anche per imprese di multi servizi locali.

…Essa è preziosa, limpida e casta..

Cosi il poverello d’Assisi nel suo Cantico delle Creature dipingeva l’acqua sia essa marina, fluviale o pluviale.

In  molte zone della Patria dove i depuratori di liquami sono insufficienti o inesistenti alla foce dei fiumi si riscontrano picchi di inquinamento marino sopr. nei periodi di balneazione. L’inquinamento guarda caso aumenta proprio la dove ci sono + costruzioni fuorilegge non censite al Catasto o condonate, che non hanno fogne oppure pozzi neri e versano nei corsi d’acqua dove capita. Per la precisione in Italia quasi il 50% delle città ha un impianto di depurazione. In effetti in molte città anche se ce il depuratore manca il collettore fognario, cioè il tratto di condotta che unisce la rete fognaria principale al depuratore. Altrove, manca la rete fognaria secondaria, cioè quella che serve le singole abitazioni: in tal caso, i reflui non vengono trattati. Di conseguenza, spesso, anche se i depuratori ci sono non lavorano con la portata per cui sono stati costruiti. Secondo fonti ministeriali servirebbero + di 31 milioni di euro per la costruzione di impianti di fognatura e di semplice depurazione per le città che ne sono prive.

I costi ovviamente lieviterebbero per la loro auspicabile trasformazione in impianti di produzione di energia (nella fattispecie metano dalla digestione batterica anaerobiotica) e  compostaggio (ovvero di fertilizzanti humificanti sia dai residui fangosi che “dall’umidi solido” rimanenti) durante la depurazione delle acque reflue nere (fanghi) e dal trattamento dei rifiuti  organici urbani e agricoli. Per tal motivo la soluzione migliore sarebbe quella di affidare la loro costruzione  e gestione ai privati invogliando tali investimenti con vari incentivi: crediti d’imposta e crediti finanziari a tasso zero con restituzione del capitale dilazionabile sul lungo periodo, tutoraggi vari. In primis da infiltrazioni mafiose o comunque criminogene, poi con l’estrema semplificazione delle pratiche burocratiche, ecc. 

Supportarela zootecnia e l’agricoltura biologica e biodinamica legandola alla produzione e vendita a costi competitivi di concime naturale dalle biomasse residuali animali e umane (rifiuti metabolici e alimentari) realizzato negli impianti di compostaggio di fanghi e umido organico. 

 

Risanamento dell’edilizia residenziale sovvenzionata.

Dire basta alle periferie ghetto con casermoni costruiti con materiale di scarsa qualità che causa col tempo anche instabilità delle strutture portanti, tinteggiati con colori alternativi (per dirla in modo eufemistico) che sbiadiscono in poco tempo, con colonne fecali che fanno fuoriuscire liquami, condotte idriche che causano allagamenti, balconi sfondati per far posto a nuove tubature, ecc., con famiglie oneste e laboriose costrette da sole a fronteggiare oltre a tale degrado anche delinquenti e vandali.

Per coinvolgere e responsabilizzare i residenti e nel contempo dare liquidità alle sempre esangui casse comunali, svenate anche dai vari casi di affittopoli (case pubbliche  locate a costi vergognosamente bassi a puttane, amici, e ad amici degli amici) diventa necessario dismettere tale patrimonio immobiliare obbligando gli inquilini ad accendere un mutuo bancario a tasso agevolato con garanzia del Comune per il riscatto degli appartamenti, pagando rate pari agli affitti dell’equo canone pubblico. Allo scopo poi di stimolare alla tutela non solo del proprio appartamento ma dell’intero edificio abitativo, si devono stabilire  forme di premialità a fondo perduto, per le famiglie meno abbienti dei condomini popolari “ben tenuti”, in luogo degli elettoralistici “redditi di cittadinanza”. All’igiene, alla manutenzione e all’esteticità di tali edifici nonché delle rispettive aree verdi, possono collaborare anche i ragazzi del volontariato obbligatorio gestiti dagli istituti scolastici e dalla distaccamento locale della Protezione civile.

Il rifacimento delle infrastrutture con rimodernamento e messa in sicurezza degli edifici (colonne idriche e fecali, sottoscala, tettoie, pareti, garage, ecc.) è da affidare, ovviamente, mediante gare d’appalto dei lavori, ad aziende private, senza costi aggiuntivi ma rigorosamente prestabiliti anche tenendo conto dell’ausilio di “lavoratori pubblici” ovvero di detenuti ai lavori forzati nonché di rom ed extracomunitari  (che stanno in attesa di completare corsi di formazione professionale patrocinati  dalla Regione per la stabilizzazione lavorativa indirizzata dall’Agenzia per l’impiego nei settori e nelle aree territoriali nazionali carenti). Ogni quartiere “dormitorio” di un Capoluogo di virtuale Provincia si deve “svegliare” grazie alla presenza di un municipio cioè di un consiglio circoscrizionale in loco (a numero esiguo di consiglieri) a prescindere dalla popolazione comunale per cui con frazionamento delle circoscrizioni “+ difficili”. Inoltre, come suddetto ,ad esso si deve affiancare una sede della Protezione (e servizio) civile con funzione di sorveglianza del territorio mediante le “ legalizzate ronde” da premializzare a supporto delle Forze di P.S. e dei servizi sociali del Comune  e sanitari dell’ASL.  Tutto ciò allo scopo di prevenire non solo fatti delittuosi o vandalici ma anche tossicodipendenze ed emarginazioni varie. Insomma una sorte di “coperta etico-sociale” per aree urbane ad alto rischio di degrado umano.

Privatizzare le aziende di servizi pubblici.

Quando il servizio pubblico è ritenuto indispensabile e sussidiabile, si può dismettere e privatizzare le aziende speciali partecipate o a capitale interamente pubblico (comprese le SPA), anche quelle che gestiscono il servizio idrico affidandole al profitto privato il cui utile deriverebbe non dall’aumento delle tariffe ma dalla razionalizzazione delle spese; fondata su 2 assunti:

ridimensionamento della pianta organica, gonfiata da clientopoli e parentopoli (con esuberi spalmabili presso aziende private incentivate finanziariamente o presso altri enti locali);

premialità, legando parte della retribuzione del dipendente all’efficienza della mansione assegnata e ridimensionamento dei salari per i dipendenti pubblici che non vogliono essere trasferiti ad altre mansioni o in aziende private.

Inoltre:

 Accorpare tutte le aziende dei Comuni in un'unica multi servizi (la parcellizzazione comporta sempre aumenti di costi siano essi pubblici o privati), quindi accorpare tutte le aziende plurisettoriale dei Comuni limitrofi  (non troppi per evitare situazioni di monopoli);

poi per attrarre capitali anche stranieri in tali imprese concessionarie a basso profitto, i Comuni devono garantire: nell’ambito dei propri edifici, inutilizzati o

sottoutilizzati stabili ed uffici in comodato d’uso (gratuiti) e l’abolizione dell’addizionale Irpef per i dipendenti.  Mentre la Regione, l’abolizione dell’Irap e idem dell’extra aliquota Irpef. Il Governo invece lo scarico fiscale di determinate spese. Poi ci saranno gli emolumenti Conai.

Infine sciogliere unilateralmente i contratti d’appalto (privati finanziati con soldi  dell’ente pubblico) a tempo determinato  (anche facendo ricorso ad ammortizzatori sociali per i dipendenti oltre che corsi di formazione regionali per il reimpiego in aziende private che hanno richiesta di manodopera) con ditte di servizi che dovendosi a scadenza periodica sottoporre comunque a nuove gare d’appalto dall’esito non scontato o lavorando in regime di proroga dopo la scadenza del contratto , sono costrette ad assumere operatori con contratti precari che li rendono + inclini ai malumori, rivendicazioni (anche plateali come l’interruzione di raccolta dei rifiuti) e a una certa disattenzione alla qualità dell’opera svolta. Inoltre tali ditte devono essere continuamente ispezionate per evitare la tentazione di aumentare il profitto (peggio ancora se sono in regime di monopolio provinciale o regionale) con procedimenti impropri per dirla in modo eufemistico.

Tale privatizzazione porrà finalmente fine anche al sistema di scatole cinesi, con partecipate di una Regione che a loro volta sono dentro altre società con la stessa Regione, Comuni, Provincie, o società a loro volta già partecipate! Un meccanismo perverso che irrompe “a piedi uniti “nel delicato equilibrio tra pubblico e privato.

 

 

 

Le mie prigioni.

Risolvere sovraffollamento e costo delle carceri. Non bisogna inasprire le norme penali con detenzioni improduttive e costose per la comunità ma diversificarle rendendole alternative, avendo come fine primario l’autofinanziamento della reclusione con: lo svolgimento di lavori socialmente utili, la partecipazione obbligatoria  a corsi di formazione professionale scelti dal recluso (es. corsi di impiantistica elettromeccanica come il montaggio e la manutenzione di pannellatura solare termica e fotovoltaica), il maggior ricorso agli arresti domiciliari sotto sorveglianza della Polizia Penitenziaria, che verrebbe anche liberata come il condannato, dall’apprensione ansiogena di Case Circondariali  disumanamente sovraffollate. E’ dignitoso che i detenuti paghino la loro reclusione, potranno poi integrare l’eventuale quota mancante facendo ricorso ai propri risparmi in caso di cospicuo patrimonio mobiliare e immobiliare.

Accompagnare poi il reinserimento sociale degli ex ristretti che ne facciano richiesta, mediante: associazioni onlus e cooperative di ex detenuti, il coinvolgimento di servizi sociali comunali, la cancellazione del passato penale, come se il reato non fosse mai avvenuto. L’istituto di pena (che deve garantirsi una totale indipendenza energetica e magari anche introiti  mediante le microturbine ad asse verticale eoliche e fotovoltaico a concentrazione solare) non può essere una discarica umana ad alto costo monetario. Non si possono chiudere nei penitenziari i problemi della popolazione ma favorire la riabilitazione e il reinserimento in collettività dei pregiudicati. In modo da diminuire anche la spesa del sistema penitenziario. Così facendo la frase fatta del saldare il debito con la giustizia finisce per assumere una significativa bivalenza.

Militarizzazione di aree urbane a rischio

Il nostro Paese non ha risorse diamantifere, aurifere, petrolifere, metanifere, ma ha la bellezze paesaggistiche, naturalistiche, e artistiche sempre + a rischio nonostante il lavoro di trincea della DIA, di Libera, di Lega Ambiente, del FAI, ecc. Occorre dunque trarre il massimo dallo sfruttamento del turismo, del riciclo dei rifiuti e delle energie rinnovabili (in primis sole e vento). L’unico business possibile e futuribile in grado di essere volano per fuoriuscire da questa psicologica crisi economica.

Presenza militare chirurgica in aree territoriali economicamente strategiche come deterrente alla criminalità organizzata, spicciola e terroristica di matrice islamica. Il durevole anzi stabile e statico stanziamento di reclute dell’Esercito in aggiunta al pattugliamento mobile delle Forze dell’Ordine  (sgravate dalla sorveglianza fissa), all’incremento delle aree elettronicamente video sorvegliate,  al potenziamento strumentale della Polizia Municipale  e all’affiancamento di ronde disarmate coadiuvate dalla Protezione Civile, deve essere in particolare mirato ad attrarre con lo stimolo della sicurezza:

l’insediamento imprenditoriale di capitali stranieri (in aggiunta ovviamente ai benefici di ordine fiscale, amministrativo, infrastrutturale)

e le presenze turistiche.

Le battaglie militari a corto raggio con blitz nei fortini e retate di quartiere non servono, se poi le pene giudiziarie non sono adeguate anzi sono piuttosto garantiste (per continuare con l’eufemismo). Comunque non si può agire solo sull’aspetto repressivo ma si devono coinvolgere tutte le categorie sociali funzionali allo scopo. Iniziando dalle scuole, con la valorizzazione delle ore di Educazione Civica, che deve essere mirata ad inculcare il coraggio del rispetto dell’uomo e del territorio in contrapposizione all’inculturazione subliminale mediatica e mafiosa del profitto ad ogni costo. La verità, è, che affiancati a 100 poliziotti, ci vorrebbero 100 maestri di strada, che insegnino il raggiungimento del senso di dignità personale attraverso il senso della giustizia e della solidarietà.

 Recupero dei rifiuti solidi umani.

Soluzione all’ambulantato e all’accattonaggio. Tra le conseguenze della crisi ce l’adombrarsi di una  alta borghesia sazia e spaventata che mette al bando i nuovi reietti. A Casale Monferrato, provincia di Alessandria,  il sindaco nel 2011 ha firmato un ordinanza “storica”, in cui si vieta ogni forma di accattonaggio su tutto il territorio comunale. Si. Ogni forma. Non solo quella molesta o dove si sfruttano minori o animali. Peccato però che chiedere l’elemosina non sia un reato. Eppure ci sono stati degli arresti successivamente all’entrata in vigore dell’ordinanza. Ma gli accattoni dove andranno? Non interessa. Se ne vadano e basta. Ma perché non si guardano in faccia le persone? Perché  i “papaveri” (con tutto il rispetto per tale varietà floreale) non ascoltano le loro storie? Gli elemosinanti  o vengono guardati come delle cose,  considerandoli  tutti uguali o sono oggetto di selezione discriminatoria, dando a questo e non a quello. Possiamo far finta di non vedere il mendicante, ma non possiamo non vedere  che la povertà esiste e avanza sempre più erodendo il ceto medio. Girarsi dall’altra parte non aiuta nessuno. Neppure i “lor signori” che non perdono occasione di cavalcare il consenso assecondando ogni ringhio, ogni pregiudizio, ogni bassa pulsione degli elettori.

Anche da  questo parcellizzato esempio si evince la necessità di proteggere e non rivedere anzi completare la legge Bossi-Fini. E’ un dovere civico oltre che etico “rottamare” le carovane dei rom (o zingari che dir si voglia), le baraccopoli degli immigrati (che non solo extracomunitari), i ricoveri all’aggiaccio dei clochard  (noti meno romanticamente col nome di “barboni”), bisogna quindi provvedere alla rimozione forzata da tali improvvisati e fatiscenti “alloggi di fortuna” e trasloco degli occupanti verso + dignitose domiciliazioni in: recuperate residenze pubbliche e popolari destinate all’abbandono e all’incuria (basti pensare alle caserme semivuote e alle vecchie carceri che occupano vaste aree del centro delle grandi città), in edifici  confiscati alle organizzazioni della criminalità organizzata e in strutture ecclesiastiche inutilizzate e sotto utilizzate (es. ex seminari, monasteri, conventi e convitti vescovili e religiosi). Nello specifico avviare campagne di sensibilizzazione delle prelature ecclesiastiche (non solo cattoliche) a darle in comodato d’uso ad associazioni umanitarie come la Caritas, allo scopo di convertirle in case di prima accoglienza per i senza tetto e senza fissa dimora. Programmare quindi col concorso di varie istituzioni pubbliche la loro stabilizzazione lavorativa presso settori industriali, agricoli e assistenziali alla persona (anziani, disabili e malati) aventi carenza di mano d’opera. Con particolare attenzione per la cultura zigana che rende oltremodo difficili determinati utilizzi cooperativistici o aziendali a causa di stereotipati pregiudizi dell’opinione pubblica.  In pratica, la Regione grazie a fondi europei finanzia corsi di formazione presso Istituti Scolastici Tecnici e Professionali (comunque ripagati da LSU) allo scopo di diminuirne i costi, oppure formando le persone  direttamente presso le aziende che ne fanno richiesta grazie a progetti Aifa (Accordi di inserimento formativo per l’occupazione a tempo indeterminato)  mentre  le Agenzie per l’Impiego di concerto con Sindacati, Onlus e Agenzie di lavoro interinale si occupano di indirizzare i neo qualificati lavoratori presso (anche sovra regionali) imprese e cooperative deficitarie di tali figure professionali. Tale regolarizzazione e stabilizzazione coatta, servirà a far accettare le necessarie e per molti versi ineluttabili: multi culturalità e multi etnicità (pluralismo culturale ed etnico), evitando segregazioni e ghettizzazioni sociali.

Altro che gioventù bruciata.

Recupero di energie giovanili sprecate. Si, l’intera collettività ne ha bisogno. I Comuni in accordo programmatico e esecutivo col Dipartimento di Protezione civile, Scuole, Asl, ed Associazioni onlus, devono gestire e coordinare un obbligatorio servizio mensile estivo per tutti i ragazzi di sana e robusta costituzione, dal primo anno delle scuole medie inferiori all’ultimo delle Superiori da impiegare per LSU.  Innanzitutto verrebbero impiegati in team per tenere netti e ordinati aule, uffici, corridoi, bagni, palestre delle proprie scuole  in ausilio ai bidelli, come fanno in Giappone. 

Deve rimanere l’aggiunta di un facoltativo servizio civile annuale (over 18 e over 65anni) da impiegare come ausili sanitari, psicologici e domestici di anziani, malati e disabili soli o facenti parte di nuclei familiari a basso reddito. Stato e privati remunererebbero tali “badanti” (già formati scolasticamente nelle ore di Ed.Civica) che sarebbero a pieno titolo in ausilio gestito di defiscal