Condotta antisindacale del Governo. I Ministeri al Nord «cancellati» dal Tribunale di Roma

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Il tribunale di Roma annulla, per condotta antisindacale, gli effetti del decreto che dava il via libera all'istituzione delle sedi ministeriali nella Villa Reale di Monza.

Il tribunale di Roma, come si legge nella disposizione del giudice del lavoro, Anna Baroncini è stata dichiarata «l'antisindacalità della condotta tenuta dalla presidenza del Consiglio dei ministri, consistente nell'istituzione di sedi periferiche della struttura di missione di supporto al Ministro per le Semplificazione normativa e del Dipartimento per le Riforme istituzionali, a mezzo del decreto ministeriale per le riforme per il federalismo, entrambi emanati in data 7.6.2011, omettendo l'informativa preventiva e conseguentemente impendendo la concertazione con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative del relativo comparto».

In conseguenza di questo comportamento, «ordina all'amministrazione resistente di desistere dal comportamento antisindacale e di rimuoverne gli effetti».

La sentenza, che cancella i “Ministeri al Nord”, del giudice Anna Baroncini arriva per condotta antisindacale. Il decreto del giudice del Lavoro di Roma del 14 ottobre scorso, che sancisce lacondotta antisindacale del governo nell'apertura della sede ministeriale, è stato depositato oggi.

La notizia è stata divulgata dai sindacati autonomi che avevano fatto ricorso, secondo i quali “la Presidenza del Consiglio dovrà chiudere le sedi periferiche delle strutture affidate ai ministri Bossi e Calderoli”.

Secondo la nota dei sindacati “Il Tribunale di Roma ha, quindi, ristabilito il rispetto del principio di legalità in un periodo in cui tutto il pubblico impiego è fatto oggetto di provvedimenti legislativi discriminatori e di svariati attacchi denigratori anche da parte di autorevoli membri del governo”.

Ora un decreto del giudice del lavoro annulla gli effetti dei provvedimenti “stabilendo la chiusura – fa sapere Macrì– delle sedi periferiche affidate ai ministri Bossi e Calderoli”, rispettivamente “un dipartimento e una struttura di missione”. Il Tribunale ha condannato per di più la Presidenza del Consiglio dei Ministri al pagamento di un terzo delle spese legali.

La sentenza, in realtà, si limita ad annullare gli effetti dei provvedimenti che sono stati adottati con condotta antisindacale. “Di fatto – precisa Macrì – le sedi periferiche cessano di essere strutture della presidenza del consiglio. Noi ci eravamo spinti più in là – puntualizza – chiedendo l'annullamento dei decreti istitutivi. Ma questo tipo di decisione è stato rinviato al giudice amministrativo. Tuttavia, la sentenza depositata ci dà ragione e rende inagibili le sedi di Monza”.

Immediate le prime reazioni: “Quanto è costato l'ennesimo giochino della Lega sui ministeri al Nord dopo la decisione del Tribunale di Roma?” si chiede Donato Mosella di Alleanza per l'Italia. Maurizio Zipponi dell'IdV dichiara: “Il giudice del lavoro di Roma, con una sentenza ineccepibile, ha chiuso le sedi decentrate degli inesistenti ministeri di Monza, meri luoghi di propaganda leghista pagati dalle tasche di tutti i cittadini”. Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma, è diretto: “Era solo una folle idea“, noi aggiungiamo che tale follia è stata pagata da tutti i cittadini della Repubblica Italiana principalmente da quelli del Sud che hanno assistito a questo spettacolo indecente in tempi di crisi economica.