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Consigli Provinciali aperti in tutta Italia per protestare contro la soppressione. Obiettivo è di approdare a una ridefinizione delle funzioni. Anche il presidente Napolitano chiede di non restare in mezzo al guado.

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Da più parti giungono appelli al premier Monti e al Parlamento a non sopprimere gli enti intermedi. E anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chiede chiarezza sulla vicenda. “Esprimo il mio sostegno alla battaglia per la difesa delle Province”, ha detto, in un videomessaggio, il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota, in occasione del Consiglio provinciale aperto a Torino sulla vicenda dell’abolizione delle province. “La provincia – ha affermato Cota – non è un ente inutile, ci possono essere Province inutili, e quindi è giusto rivederle, ma l’ente, soprattutto in una Regione ampia, è assolutamente necessario”. “In Piemonte – ha sottolineato Cota – abbiamo 1.206 comuni: chi gestirebbe strade e scuole? Ci vorrebbe un ente intermedio”. Il governatore piemontese si è detto favorevole “alla revisione delle circoscrizioni provinciali, passando da otto a quattro”. “Il Piemonte – ha aggiunto – è l’unica regione che ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge che svuota, e quindi di fatto abolisce, le province. Lo abbiamo fatto non per fare opposizione strumentale al Governo, ma perché condividiamo l’importanza di difendere le nostre istituzioni territoriali”. Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco di Torino Piero Fassino. “Chiediamo al governo di aprire rapidamente un tavolo di confronto con le Regioni e gli enti locali per arrivare alla ridefinizione dell’assetto istituzionale”. “Il riassetto istituzionale è necessario – ha spiegato – ci rendiamo tutti conto che avere 5mila Comuni su 8mila con meno di 3mila abitanti rischia di mettere molti enti locali nelle condizioni di non avere le dimensioni di scala per governare adeguatamente i problemi. Si tratta di definire come affrontare questo problema e in particolare come incentivare la formazione dei unioni di comuni, così come è chiaro che si tratta di ridefinire le funzioni delle Province e degli enti intermedi alla luce anche della necessità nelle grandi città di istituire le autorità di area metropolitana. Inoltre, nel ridefinire funzioni di Comuni e Province, e nel momento in cui si istituisce la area metropolitana, è chiaro che occorre anche definire come tutto questo si rapporta alla esistenza delle regioni per evitare che il superamento del centralismo statale venga sostituito che svuota, e quindi di fatto abolisce, le province. Lo abbiamo fatto non per fare opposizione strumentale al Governo, ma perché condividiamo l’importanza di difendere le nostre istituzioni territoriali”. Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco di Torino Piero Fassino. “Chiediamo al governo di aprire rapidamente un tavolo di confronto con le Regioni e gli enti locali per arrivare alla ridefinizione dell’assetto istituzionale”. “Il riassetto istituzionale è necessario – ha spiegato – ci rendiamo tutti conto che avere 5mila Comuni su 8mila con meno di 3mila abitanti rischia di mettere molti enti locali nelle condizioni di non avere le dimensioni di scala per governare adeguatamente i problemi. Si tratta di definire come affrontare questo problema e in particolare come incentivare la formazione dei unioni di comuni, così come è chiaro che si tratta di ridefinire le funzioni delle Province e degli enti intermedi alla luce anche della necessità nelle grandi città di istituire le autorità di area metropolitana. Inoltre, nel ridefinire funzioni di Comuni e Province, e nel momento in cui si istituisce la area metropolitana, è chiaro che occorre anche definire come tutto questo si rapporta alla esistenza delle regioni per evitare che il superamento del centralismo statale venga sostituito in qualche modo da forme di centralismo regionale”. Intanto anche la Lombardia pensa a un ricorso alla Consulta. La decisione finale arriverà domani dopo la riunione della giunta lombarda. Solo allora si conoscerà la posizione della regione sull’abolizione delle Province. Ma il presidente della regione Roberto Formigoni anticipa che c’è “l’orientamento positivo a fare ricorso alla Corte Costituzionale contro un provvedimento che appare disordinato e che potrebbe essere corretto e fatto in maniera più precisa”. “Entro giovedì – ha concluso – avremo la giunta nella quale decideremo la nostra posizione. Ma questo è l’orientamento che proporro’“.

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Repubblica. Le riforme istituzionali sono in ritardo e devono essere affrontate e messe in calendario, ha sottolineato Giorgio Napolitano di fronte ai rappresentanti istituzionali a Bologna. “Sul fronte degli assetti istituzionali – ha spiegato il Capo dello Stato – c’è stato molto conservatorismo”. Molte questioni accumulatesi nel tempo “vengono affrontate adesso con molto ritardo e, più c’è ritardo, e più le questioni si sono aggrovigliate. Parlo dell’architettura istituzionale – ha chiarito – dei piani alti e anche meno alti. Siamo ancora alle prese con una riforma del Parlamento del cosiddetto bicameralismo perfetto. E non sarà facile venirne fuori nemmeno in questo momento nonostante gli appelli e le sollecitazioni. Queste questioni devono essere messe in calendario”. Prima fra tutte occorre mettere in agenda la riforma delle province. “Avremmo fatto bene a scegliere una strada da percorrere niente di meno che 42 anni fa – ha detto Napolitano – quando vennero per la prima volta eletti i consigli regionali. Probabilmente quello era il momento in cui si creava una dimensione per rivedere altre catene istituzionali. Bisogna mettere bene a fuoco il nodo delle province già accennato dal governo Monti e risolvere con razionalità e con una visione d’insieme”. “Il Presidente Napolitano ha pienamente ragione quando dice che le riforme vanno portate avanti e che il Paese ha bisogno di fare chiarezza sul sistema istituzionale. La nostra risposta all’appello lanciato dal Presidente della Repubblica è la grande giornata di mobilitazione che proprio oggi (ieri, n.d.r.) vede i 107 Consigli provinciali aperti”, ha commentato il presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione, nella Giornata di mobilitazione dei consigli provinciali aperti che ieri si è svolta in tutta Italia. “Un evento straordinario di democrazia e partecipazione – sottolinea Castiglione – che ha coinvolto in tutta Italia centinaia di cittadini, di amministratori locali, di rappresentanti della società civile, che insieme vogliono dare una risposta vera al bisogno di innovare il Paese. Questi consigli hanno votato un ordine del giorno che va proprio nella direzione indicata dal Presidente della Repubblica, in cui si chiede di razionalizzare le Province attraverso la riduzione del numero delle amministrazioni, di ridefinirne le funzioni perché non vi sia più quella sovrapposizione che crea burocrazie e sprechi inutili, di istituire le città metropolitane e restituire ai cittadini la possibilità di giudicare chi amministra cancellando le società e le agenzie che sono guidate da consigli di amministrazione di nominati, di riordinare gli uffici periferici dello Stato. È un appello che parte da tutto il Paese e che muove dalle comunità locali che non vogliono una Italia senza le province. Al Presidente Napolitano chiediamo che questo grande momento di democrazia non resti inascoltato”.