coronavirus tutela del personale, utilizzo DPI, esecuzione dei tamponi diagnostici a tutto il personale e agli operatori sanitari attivi nel P.O. Sacro Cuore di Gallipoli

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Regione Puglia

c.a. Presidente Michele Emiliano

       

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Azienda Sanitaria Locale (A.S.L.) Lecce

c.a. Direttore Generale Dott. Rollo

c.a. Direttore Sanitario Dott.Carlà

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Presidio Ospedaliero Sacro Cuore

c.a. Direttore Sanitario Dott.Egidio Dell’Angelo Custode

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Sanità Service Asl Le S.r.l. 

c.a. Amministratore Unico Prof. Sergio

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Comune Gallipoli

c.a. Sindaco Dott. Stefano Minerva

Oggetto: coronavirus tutela del personale, utilizzo DPI, esecuzione dei tamponi diagnostici a tutto il personale e agli operatori sanitari attivi nel P.O. Sacro Cuore di Gallipoli.

La scrivente O.S. Cobas Pubblico Impiego, alla luce dei nuovi avvenimenti e delle nuove nomine che faranno da supporto alla direzione sanitaria del P.O. di Gallipoli, mette in evidenza che sino ad oggi non sono stati azionati sistemi di tutela per il personale infermieristico che è stato destinato alla copertura dei turni carenti dell’U.O. di Medicina che si ricorda aver avuto 4 pazienti positivi a Covid-19.
La quasi totalità del personale infermieristico di tale U.O., infatti, a casa per motivi di malattia o quarantena è stata sostituita da infermieri di altri reparti, che sono stati utilizzati solo per coprire uno o pochi turni per poi riportarli nei reparti di appartenenza dove non c’erano evidenti rischi di infezione Covid-19.
Si comprende bene che un tal modo di procedere, a nostro parere assurdo, potrebbe aver alimentato ulteriori propagazioni del virus all’interno del Presidio Ospedaliero di Gallipoli.
Più logico sarebbe stato individuare un gruppo di infermieri adibiti esclusivamente alla copertura dei turni carenti della U.O. in questione, assegnati temporaneamente ma unicamente per tale scopo.
Purtroppo si è venuto a creare un circolo vizioso che si sarebbe potuto evitare con dei provvedimenti specifici, ma mai presi, nel momento in cui si è avuta notizia del primo caso Covid-19.
Il risultato di adottare un meccanismo a rotazione di utilizzo di operatori sanitari è stato quello di esporre molte più persone del dovuto al rischio infettivo nell’espletamento delle loro funzioni.
Si consideri, in più, che nelle varie U.O. ha accesso anche personale addetto alle pulizie che si sposta da un’unità all’altra (infatti spesso accade che lavori su due U.O. nello stesso turno) e che riunendosi nello stesso spogliatoio, a prescindere dal reparto di appartenenza, aumenta il rischio di propagazione del virus. A ciò si aggiunge che non è chiaro se i DPI (tute protettive, mascherine FFP3) che hanno in dotazione siano adeguati, se siano sostituiti giornalmente oppure riciclati o riutilizzati per più giorni, peggiorando ancor di più la situazione.
Non avendo stabilito comportamenti adeguati sino ad oggi è naturale che tutto l’intero presidio sia diventato più vulnerabile ed a rischio di totale di contaminazione.
Bisognerebbe individuare e delimitare dei “territori ospedalieri” onde controllare e limitare gli accessi del personale al minimo indispensabile per evitare inutili rischi ed esposizione al virus.
In questa emergenza ci si vuole complimentare e si sostiene l’intervento del sindaco Minerva che quale Massima Autorità si è rivolta ad una task force nel tentativo di uscire da una situazione che stava degenerando e che si è contenuta, in extremis, grazie alla chiusura e sanificazione del reparto di Medicina, diventato la “Lombardia” dell’ospedale di Gallipoli. Una decisione che ha riportato, relativamente, la calma e la serenità tra gli operatori.
Purtroppo siamo stati penalizzati da una gestione incapace e da una direzione assente che invece di prendere decisioni chiare, ferme ha tergiversato trascinando una situazione che stava evolvendosi in tragedia.
Una direzione che ha permesso per troppo tempo e fino a qualche giorno fa la presenza di pazienti extralocati dell’U.O. di Pneumologia e Medicina in reparti che vengono così esposti a rischio di contaminazione. Si riporta il caso di un paziente anziano extralocato nell’U.O. di Ortopedia, deceduto in poco tempo nell’unità di Rianimazione per insufficienza respiratoria, al quale non sono state fatte le dovute indagini vista l’emergenza che si sta vivendo.
Queste cose non devono assolutamente più accadere!
Una direzione che ha negato D.P.I. al personale infermieristico di comparto che lavora in prima linea esponendosi costantemente al rischio ma che si è arrogata il diritto di prestarli alla società di pulizie SanitàService mentre gli operatori sanitari ne veniamo privati. Vergognoso!
Per tali motivi si CHIEDE chiarezza sui risultati dei tamponi fatti al personale che è stato nell’ospedale di Copertino nel periodo di contagio del nosocomio e che contemporaneamente prestava servizio e che tuttora continua svolgerlo presso il P.O. di Gallipoli.
E’ un caso se la positività ospedaliere siano, e sono, maggiori nei due ospedali?
Ciò perché il personale che continua a lavorare non effettuando il tampone si pone questa domanda.
Al sindaco Minerva ed al responsabile dell’Ufficio Igiene si chiede che ci sia una gestione mirata a tutelare tutto il personale sanitario.
Il controllo tramite tampone diagnostico di tutto il personale del P.O. di Gallipoli, medici, infermieri, personale di Sanitàservice.
Questo potrebbe riportare una relativa tranquillità lavorativa ed il ripristino di situazioni che hanno ridotto il numero degli operatori sanitari, e per la loro sicurezza.
Sappiamo che il lavoro degli operatori sanitari gli espone a determinati rischi ma sono anche persone con famiglia a casa: figli, mogli, mariti, genitori e come tutti temono per l’incolumità dei propri cari.
Gli operatori sanitari vivono nel terrore, no di poter contrarre il virus ma quello di veicolarlo nelle proprie mura domestiche.
Per questo motivo molti di loro cercano di vivere in disparte dal nucleo familiare e c’è chi se n’è dovuto allontanare proprio per questa paura.
Loro diventano veicoli inconsapevoli di un male che potrebbe danneggiare non solo gli affetti ma anche le persone di cui si dovrebbero prendere cura.
Il loro è diventato un sacrificio doppio ed è per questo che si PRETENDE LA SICUREZZA sul lavoro, un direttivo che li tuteli e no che li sacrifichi e che monitorizzi la situazione, giorno per giorno.
Per questo la scrivente O.S. Cobas Pubblico Impiego insiste affinché venga eseguito al più presto a tutto il personale nel comparto medici, infermieri e personale di Sanitàservice l’esame diagnostico con tampone. 

Lecce, 27 Marzo 2020

Confederazione Cobas Lecce
Cobas Pubblico Impiego
Dott.Giuseppe Pietro Mancarella 

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