Euro e cenni storici sul debito pubblico italiano

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Il Debito Pubblico italiano ha avuto il primo scossone con lo schock petrolifero degli anni ’70 ed è stato aggravato dalla riforma fiscale del 1974, con l’introduzione dell’IRPEF. In sostanza, alla riforma fiscale non è stata accompagnata un’adeguata riforma della Tributaria e, quindi, di adeguati controlli, per cui si è ingenerata un’enorme evasione ed elusione fiscale, di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze.

Ma la vera esplosione del debito si è avuta nel 1981 (nel 1980 il Debito era al 60% del PIL, nel 1992 era al 107,7), quando fu deciso il divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro. Fino ad allora, la Banca d’Italia acquistava i Titoli di Stato invenduti, emettendo moneta a copertura dei costi. Dopo il “divorzio”, le sorte dei Titoli fu lasciata al mercato. Tale decisione, da un lato diminuì in parte l’inflazione per via del fatto che veniva emessa meno moneta, ma fece lievitare i tassi d’interesse e di conseguenza il Debito Pubblico. Risulta che, tra i maggiori beneficiari degli alti tassi dei Titoli di Stato, ci furono la Fiat e Olivetti. Da notare che i  rendimenti dei Titoli di Stato erano esentasse, per cui facoltosi cittadini si facevano rilasciare da istituti bancari cospicui prestiti che poi investivano nei Titoli il cui rendimento era superiore ai tassi d’interesse bancari e, in sovrappiù, evadevano anche il fisco.

Dalla metà degli anni ’70, iniziò una campagna politica e mediatica (che continua ancora oggi) che addossava alla spesa sociale  e alle conquiste delle lotte operaie la “colpa” del crescente Debito Pubblico, che poi portò all’abolizione della scala mobile (1985) e alle riforme pensionistiche.

Il decennio (1991-2002) che ha preceduto l’introduzione dell’Euro è stato ricco di avvenimenti storici epocali (caduta del muro di Berlino e dissoluzione dell’URSS) e di pesanti manovre finanziarie. L’idea di creare una moneta unica, all’interno di un processo di unificazione europea, in sé poteva essere una grande opportunità per abbattere le esiziali concezioni nazionalistiche, che sono sempre stati alla base dei conflitti armati tra gli Stati. Purtroppo, la moneta unica si è invece basata su una concezione egemonica, che ha semplicemente sostituito alle armi  degli eserciti l’arma dei mercati e della finanza.

L’EURO, se qualcuno non l’avesse ancora capito, è stato tarato sulle esigenze della Germania e, in subordine, della Francia.

L’Italia, per poter aderire all’EURO, ha dovuto fare sacrifici incredibili, tramite manovre “lacrime e sangue”, mettere sul mercato le Partecipazioni Statali, ridurre il Welfare, rinunciare alla sovranità sulla moneta, cioè al SIGNORAGGIO sulla carta-moneta e alla possibilità di svalutare e agire sui tassi.

  • 1990 legge 218 – trasformazione delle banche pubbliche in SPA
  • 2 Giugno 1992 incontro sul “BRITANNIA”, panfilo di proprietà della regina d’Inghilterra.Un centinaio, tra uomini d’affari, banchieri e politici, si incontrano per discutere sulla dismissione delle Partecipazioni Statali italiane. L’invito era firmato a nome di “British Invisibles” (!?!?). Tra gli invitati per l’Italia: M.Draghi, L.Pallesi (INA),I.Cipolletta, G.Bazoli (Banco Antonveneto), G.Cagliari (ENI), L.Spaventa, C.A.Ciampi, G.Tremonti, L.Dini (Banca d’Italia), Prodi. Tra gli internazionali: G.Soros, Herman Van Der Wyck (Banca Warburg), Jeremy Seddon (Banca Barclays de Zoete Wedd). L’elenco completo non è mai stato rivelato.
  • Luglio ’92 e ’93 accordo Sindacati- Governo- Confindustria su “Politica dei Redditi”
  • Luglio 1992 Amato vara una manovra da 30.000 MLD per fare fronte al Debito e ottenere un prestito di 14.000 MLD dalla CEE. Si ricorre anche al prelievo forzoso sui conti correnti.
  • Agosto 1992, dopo il declassamento dei Titoli di Stato italiani da parte di Mody’s, il finanziere G.Soros lancia un pesante attacco speculativo alla LIRA. In pochi giorni, nel tentativo di contrasto, vennero “bruciati” 48 Miliardi di dollari e dissolte tutte le riserve monetarie. Il 13 settembre l’Italia si arrese svalutando la LIRA del 30%. Per fare fronte alle conseguenze dell’attacco, l’Italia si indebitò con lo SME a cui dovette pagare esosi interessi. Come prima conseguenza, gli acquirenti del settore agro-alimentare in mano allo Stato usufruirono dello sconto del 30% (il 50% del settore agro-alimentare finì in mano anglo-americane). Il 16 Settembre 1992, il Senato ratificò il TRATTATO di Maastricht.
  • Il Governo, per rimettere a posto i conti, varò la famigerata “manovra correttiva” di 90.700 Miliardi e, qualche anno dopo, la riforma delle pensioni (Amato 1994).
  • Nel 1993 viene costituito il Fondo di Ammortamento dei Titoli di Stato, che sarà operativo dal 1995. In questo fondo confluiscono tutti i ricavati della (s)vendita delle Partecipazioni Statali, dei beni immobiliari e dei beni sequestrati per reati contro la Pubblica Amministrazione. Tutto il ricavato va a pagare gli interessi e le scadenze dei Titoli di Stato.Dal 1994 al 2003, dalla dismissione delle Partecipazioni (Industria, agro-alimentare, Assicurazioni, Banche, Energetiche e Telecomunicazioni, Trasporti ecc) sono stati incassati 90 Miliardi di Euro e dal 2004 al 2010 altri 70 miliardi di euro, quindi 160 MLD di euro complessivi.
  • Nel 1996, viene varata una manovra per complessivi 62.500 miliardi (comprensivi di 5.000 miliardi come contributo per l’Europa). La manovra si è resa necessaria per rispettare i parametri di Maastricht sugli accordi di cambio. Tra Lira e Marco il cambio viene fissato a 990 lire.
  • Nel 1998 viene costituita la BCE.
  • Nel 1998, la legge Ciampi-Amato riordina la normativa sulle Fondazioni Bancarie. In sostanza, si scinde il ruolo delle Fondazioni (ex Casse di Risparmio), come organismi no-profit, da quello delle Banche. In seguito ci saranno altri ritocchi legislativi, tra cui quello di Tremonti che stabilirà il raggio d’azione territoriale delle Fondazioni.
  • 1 Gennaio 1999, fissazione irrevocabile dei tassi di conversione monetaria per l’introduzione dell’EURO – Patto di Stabilità
  • 11 Settembre 2011 “Torri Gemelle”
  • 11 Dicembre 2011 entrata nel WTO della CINA
  • 1 Gennaio 2002 l’EURO subentra alle monete nazionali. L’EURO viene a costare 1.936, 27 Lire.

Dicono che “le vie dell’inferno siano lastricate da buone intenzioni”. Ammesso e non concesso che ci siano state le “buone intenzioni” di chi ci ha condotto sulla via dell’EURO, oggi è tempo di bilanci. A parte gli enormi sacrifici che la classe politica ha inflitto al popolo italiano, con continue manovre e tagli al Welfare, c’è da chiedersi cosa abbia spinto leader politici ad entrare a ogni costo nell’EURO, pur sapendo di non avere un’economia all’altezza, né i conti a posto, eppure hanno accettato il cambio Lira/Euro a 1936,27 (praticamente la Lira al valore del Marco). L’Italia è entrata nell’EURO con un Debito Pubblico circa al 106% del PIL, mentre il trattato stabiliva il rapporto al 60%. La diplomazia italiana ritenne un grande successo l’aver sostituito un rigido parametro (60%) con la tendenza certificata a voler raggiungere quell’obiettivo. Insomma, i nostri governanti si recarono col “cappello in mano” da tedeschi e francesi, pregandoli di farci entrare. I generosi tedeschi ci aprirono le porte e noi li ripagammo facendoci carico anche dei costi dell’unificazione della Germania. Ma possibile che navigati politici, siano caduti in questa trappola micidiale solo per avere la gratificazione di far parte dei “grandi” d’Europa? Fino ad oggi, chi ci ha guadagnato con l’EURO sono stati i tedeschi e i francesi. I tedeschi si sono liberati di un competitor commerciale fastidioso come l’Italia, che per anni con la “svalutazione competitiva” li metteva in difficoltà. I francesi, oltre ad avere lo stesso problema commerciale, perché hanno agganciato i temibili tedeschi, limitandone l’espansione economica. Ora che siamo sull’orlo del fallimento, invece di continuare a fare sacrifici, non sarebbe meglio immaginare un’altra Europa e pensare alla fuoriuscita da questo EURO?

Alcuni dati: nel decennio che ha preceduto l’EURO (1992-2001), l’Italia ha varato manovre per 380.170 Miliardi. In quegli stessi anni, si stima che il travaso della ricchezza, dal lavoro alla rendita finanziaria, sia stato pari a 600.000 Miliardi. Altro dato interessante è che nonostante le cospicue manovre, il Debito Pubblico sia continuato a salire, nonostante il saldo primario sia stato di 750.000 Miliardi di lire. Valeva la pena entrare nell’EURO a queste condizioni?

31 Agosto 2011

COBAS PROVINCIA DI ROMA – COBAS INPDAP