Gli spari sopra…al sindacato!!!

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Tu chiamale se vuoi “riforme strutturali”….ma se la musica è sempre quelladei tagli sommari alla spesa pubblica e l’aumento della precarietà del lavoro in una sostanziale continuità con la cieca linea dell’austerità europea, concausa oramai conclamata della crisi economica e sociale attuale, non si produrranno che ulteriori danni.

Certo che bisogna chiamare tutti a fare quadrato per uscire dalle secche della crisi. Ma risponde a questa logica l’ennesima stura contro il sindacato che sembra “maleficamente” provenire dalle stanze anche si questo governo? Si dice con fastidio: “nessuna concertazione”! Ma qualcuno si è accorto che essa non è praticata più da qualche decennio? Quando negli anni novanta evitò al Paese la bancarotta? Suona davvero sinistro (e non di sinistra purtroppo) questo rispolvero intorno ai provvedimenti “decisionisti” del governo di argomenti abbondantemente scagliati negli ultimi vent’anni contro sindacati e organizzazioni professionali in genere additati come ostacolo alla crescita, invece voluta dal potere esecutivo. 

Si persevera nella tragica pretesa (sotto il profilo democratico) che le proposte del governo, in nome della “velocità”, vengano accolte a scatola chiusa sia dalle parti sociali che dal Parlamento stesso. E pertanto ogni critica e/o tentativo di loro modifica sono tacciati di conservazione e additati quale fastidioso disturbo alla luminosa e salvifica opera del fantasmagorico novello timoniere. E’ comprensibile che si vogliano fare i fuochi d’artificio per stupire, sia per la sfiducia dilagante che per le importanti imminenti scadenze elettorali.Ma la madre delle domande va posta: quale è la visione e quale la direzione di questo frenetico agire?

Perché gli ostacoli veri agli investimenti e allo sviluppo in Italia non sono certo le regole del mondo del lavoro(e quel poco di tutele che ancora sopravvivono dopo che tanta gente è morta nel secolo scorso per farle adottare). E non è certo rendendo precari i padri come i figli che ci sarà il miracolo economico e si aumenterà la tranquillità e la coesione sociale. E’ evidente che solo chi ha una visione del mondo che non dovrebbe appartenere alla parte preponderante di questa compagine governativa può avere interesse ad alimentare questo falso messaggio che è strumentalmente direzionato ad una disarticolazione del tessuto democratico del Paese. Continuare ad attaccare e delegittimare i cosiddetti corpi intermedi della società anche solo dichiarandoli inutili è perché si vuole spingere verso un modello di società autoritario, più facile da controllare da parte del cosiddetto pensiero unico. Chi non né è consapevole si svegli, prima di ritrovarsi nel bel pieno di un incubo.

E allora, oltre tutto questa cortina fumogena dell’attivismo renzianocentrico, c’è in giro un pensiero alternativo a quello sin’ora imperante e che tutti questi danni ha provocato? Perché, ammesso che ci sia non se ne avverte la presenza in modo tale da costituire un punto di riferimento e una speranza per il futuro.  

Eppure è proprio questa la vera riforma strutturale che sarebbe davvero necessaria!Per dare benzina ad una “rivoluzione” che voglia provare a mettere fine al giogo di quel rapporto di forza ora impari tra le lobby finanziarie e la democrazia dei popoli. Senza la quale ai voglia a continuare a fare i compitini a casa! In una casa che cade sempre più giù a pezzi.

Tutti, oramai, sostengono (a voce troppo bassa purtroppo) che dalla crisi non si esce senza cambiar verso all’austerity europea, senza un vero governo comunitario (sia monetario che economico) con regole valide per tutti e dettate da chi è eletto dai cittadini e non da altre entità. Come è evidente che l’Italia non potrà mai essere appetibile agli investitori fino a quando sarà largamente sotto l’ipoteca della malavita organizzata, con una giustizia a velocità di lumaca, una legislazioni faragginosa e una fiscalità sia nazionale che locale sopra la media.

E tutto questo po’ po’ di roba, qualcuno dalle parti del governo, pensa davvero che sia possibile affrontarlo senza forti e solide organizzazioni sindacali e partitiche ben radicate nella società ad aiutarlo?

di Vito Bubbico