I cellulari non provocano tumori? “Toglietevelo dalla testa”

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Agosto 2011. Il tribunale di Brescia stabilisce, per la prima volta in Italia come nel resto del mondo, che l'uso eccessivo del telefonino è responsabile del tumore cresciuto nella testa di una persona, l'ex manager Innocente Marcolini. Tre mesi prima, maggio dell'anno scorso, la Iarc (International Agency For Resarch On Cancer) in pratica la cassazione internazionale in materia di cosa sia cancerogeno o no, decide che è arrivato il momento di andare oltre le ambiguità omertose e include i dispositivi telefonici portatili tra i cancerogeni di tipo 2B. Per intenderci, a metà strada fra i “probabili” (2A) e i “certi” 1 in una scala di valori fra 1 e 5. E' la svolta che fa piazza pulita di ricerche scientifiche astutamente fumose, di dichiarazioni evasive dei principali produttori di telefonia mobile (che però nei manuali d'uso, iPhone su tutti, raccomandano di tenere il cellulare-smartphone ad almeno 1 centimetro e mezzo di distanza da qualsiasi parte del corpo), dando un colpo di scopa a troppi dico-non-dico. Riccardo Staglianò, giornalista de La Repubblica, decide di approfondire il tema. Ne viene fuori Toglietevelo dalla testa, il libro inchiesta edito da Chiarelettere che accorpa dati aggiornati su test scientifici, studi internazionali, testimonianze, prove di come le lobby della fonia mobile abbiano dirottato le verifiche scientifiche sull'impatto che tali dispositivi hanno sulla salute di miliardi di persone in tutto il mondo. Ce n'è per tutti: dal più semplice dei cellulari agli evoluti smart-tab, dagli effetti collaterali del bluetooth fino al “rassicurante” cordless di casa.

Riccardo, cito a braccio dal decalogo di auto-tutela dagli effetti dei cellulari che apre il sul libro: prediligere gli sms, tenere i bambini alla larga dai dispositivi di telefonia mobile, usare l'auricolare, tener conto del rapporto “poche-barre-molte radiazioni”, non mettere i cellulari a contatto con il corpo, sotto il cuscino, vicino alla testa mentre si dorme, e così via. Insomma, le paranoiche raccomandazioni dei primi anni Novanta tornano in auge e sono tutte buone.

“Sono buone sì, più che mai adesso che finalmente anche autorevoli enti scientifici indicano i cellulari come potenzialmente cancerogeni. Non è l'unico rischio connesso al loro uso, soprattutto all'uso continuato e intensivo. Nel marzo del 2011 Nora Volkow, del National Institute Of Health ha dimostrato che l'uso di questi dispositivi tende a modificare il metabolismo del glucosio nel cervello. Poi ci sono gli effetti sul nostro Dna, sulla fertilità e il cosiddetto 'effetto Frey'”.

Sarebbe a dire?

“Il nome di questo fenomeno viene da Allan Frey, scienziato che per le sue scoperte è diventato un'autorità mondiale già a fine anni Settanta, quando aveva appena 25 anni. Partendo dal ronzio avvertito direttamente a livello cerebrale (dunque non passante attraverso le orecchie) da un radarista, cominciò a compiere esperimenti su cavie animali. Iniettò liquido fluorescente nell'arteria femorale di topolini successivamente esposti a onde di frequenza molto simile a quelle usate nella telefonia cellulare. Come effetto dell'esposizione a quelle onde, la barriera emato-encefalica (cioè quella che protegge l'integrità del tessuto cerebrale) cedeva, lasciando passare il liquido. Un altro esperimento compiuto da lui, per testare i probabili effetti delle cosiddette radiazioni non ionizzanti, per intenderci quelle sotto i 1900 Mhz, emesse anche dai cellulari, ha avuto per oggetto le rane. Che finirono stecchite per via dell'esposizione a quella modulazione di frequenza”.

Siamo dunque autorizzati a far scattare ufficialmente lo stato di panico?
“Siamo autorizzati dalla scienza a dire che mezz'ora di esposizione quotidiana all'uso del cellulare, moltiplicata per una decina d'anni, aumenta esponenzialmente i rischi di tumori, gliomi, sfilacciamento del Dna che tenderà a ripararsi in modo meno efficace”.

Insomma le emissioni dei cellulari danneggiano anche il nostro personale libro genetico?
“E' la scoperta di due ricercatori, il cinese Henry Lai e l'indiano Narendra P. Singh, i quali hanno esposto ratti da laboratorio a radiofrequenze simili a quelle utilizzate nella telefonia mobile. Al termine dell'esperimento i filamenti del Dna somigliavano a stoffa strappata con forza. Per ognuna delle quattro sezioni di acido desossiribonucleico danneggiata, si formano amminoacidi diversi da quelli della sequenza originaria. Una chimica dell'organismo alterata non promette niente di buono e apre la strada, una volta di più, alla formazione dei tumori”.

Da più parti, a intervalli regolari, si risolleva il sospetto che la tecnologia wi-fi, con ponti ripetitori sempre più potenti, possa essere responsabile del degrado neuro-cerebrale all'origine di malattie come Alzheimer e Parkinson. Ci può dire qualcosa in proposito?

“No, per il semplice fatto che finora la scienza si è concentrata soprattutto sul rapporto tra telefonia mobile e tumori cosiddetti 'solidi'. Quegli studi ci offrono dati verificati da divulgare e commentare, su altri fronti quei dati ancora non ci sono”.

Torniamo ai nostri amici senza filo da usare con cautela. Che dire, in base ai dati disponibili, dei cordless domestici?

“La questione è parecchio controversa, perché il grande dossier in materia di effetti dei cellulari compilato da Interphone, manipolato a più riprese prima di risaltare in tutta la sua reale sostanza, trascura di includere i dati sui cordless. Ma basterebbe citare i fondamentali studi di Lennart Hardell, della Umea University, che dimostrano come un uso prolungato dei telefoni senza filo aumenti il rischio di tumori al cervello quanto i cellulari. I Dect domestici usano tecnologia Gsm, adoperano frequenze più basse dei telefonini ma la 'torre di ricezione' uno ce l'ha piantata in casa e in molti casi l'uso del cordless a diretto contatto con la scatola cranica è molto più intenso di quello dei cellulari. Traete voi le le debite conclusioni”.

Dopo la denuncia televisiva fatta dal grande presentatore televisivo Larry King nel 1993, che portò al collasso della compagnia di telefonia mobile Big Phone, con la sentenza sul caso Marcolini dello scorso agosto, la cortina di omertà circa gli effetti dell'uso dei cellulari ricomincia a mostrare le crepe. In attesa di maggiore divulgazione pubblica, come difendiamo la nostra salute?

“Cominciando a fare cose semplici ma efficaci e perfino economiche. Usare l'auricolare, stare molto attenti a limitare l'uso di ripetitori bluetooth ancorati al nostro orecchio e tenre i telefonini ad almeno 1,5 centimetri dalla testa e dal resto del corpo. I manuali di metà anni Novanta parlavano addirittura di dieci centimetri di distanza prudenziale, ma allora le lobby industriali e i media da loro pilotati la buttavano sul minare la credibilità della controparte e prendere tempo per garantire il business. Ora le cose cominciano ad andare diversamente, dunque è davvero fondamentale informarsi”.

di Cristiano Sanna