Il governo Monti condanna alla miseria lavoratori, pensionati, categorie sociali deboli.

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Il Governo Monti, con il sostegno bipartisan della quasi totalità dello schieramento parlamentare, non smentisce la sua vocazione di classe a strenua difesa degli interessi del padronato e delle cosche economico finanziarie.

La “legge di Stabilità” così come è stata ribattezzata la Finanziaria, è una manovra da quasi dodici miliardi con un unico obiettivo: rastrellare risorse per raggiungere gli obiettivi di bilancio imposti dalla Troika, infischiandosene del massacro sociale che ne deriva.

Ma da dove caveranno questi soldi? Una parte consistente, dalla mancata approvazione del DDL esodati respinto dal Consiglio dei Ministri, causa mancata copertura finanziaria (migliaia di persone che per anni, in virtù della riforma previdenziale targata Fornero, rimarranno senza stipendio e senza pensione). Circa cinque miliardi da nuovi tagli nella Pubblica Amministrazione, un altro miliardo e mezzo a regime dalla riduzione dei servizi sanitari, tutto ciò in aggiunta al colpo mortale già assestato dalla spending review.

A fronte della riduzione di un unico punto percentuale dell’Irpef sulle aliquote più basse che passano dal 23 al 22% e dal 27 al 26%, cambia il sistema di detrazione fiscale per i redditi superiori a 15.000 Euro (franchigie di 250 Euro su varie voci detraibili, tetto di 3.000 Euro sullo sconto fiscale). È ovvio che questa sorta di partita di giro colpirà i redditi da lavoro e da pensione in misura molto maggiore rispetto ai benefici derivanti dall’abbassamento di un punto dell’Irpef (poche decine di euro l’anno).

Ma la manovra si accanisce in particolare contro le categorie più deboli: milioni di pensionati al minimo e precari che non raggiungono nemmeno la quota di reddito tassabile (no tax area) e che quindi non godranno del minuscolo beneficio derivante dalla riduzione di un punto di irpef ma che invece subiranno su qualsiasi loro acquisto l’aumento di un punto percentuale dell’Iva inserito nella manovra.

Tra i tanti provvedimenti previsti potremmo ricordare anche la riduzione delle pensioni d’invalidità attraverso l’applicazione della tassazione Irpef o il capitolo “Cieli Bui” che prevede un parziale spegnimento dell’illuminazione pubblica.

Ma le misure omicide riguardano ancora una volta la Pubblica Amministrazione: oltre ad ulteriori tagli al trasferimento di risorse agli enti locali che si tradurranno immediatamente nell’impossibilità di continuare a garantire i servizi sociali minimi, la Legge di Stabilità contiene perfidie che vanno oltre qualsiasi diabolica immaginazione. Tra queste l’abolizione della indennità di vacanza contrattuale che valeva la miseria di circa 10 euro lordi medi al mese e il taglio del 50% della retribuzione ai danni di chi è costretto da una condizione di particolare disagio (assistenza di familiari disabili o affetti da particolari patologie ecc…) a fruire di permessi e congedi previsti da leggi dello Stato come la 104 o la 53/2000.

Ed ancora, niente rinnovi contrattuali, nessun aumento stipendiale, nessuna progressione economica (zero aumenti retributivi), sistematica riduzione dei fondi della contrattazione decentrata.

Disattesa perfino la data del 2014 per il rinnovo dei contratti nazionali (fermi ormai da anni), conferma del blocco totale del turn-over.

Ma altri tagli sono ancora in discussione come l’eliminazione di alcune indennità che il Governo vorrebbe far passare come privilegi da cancellare, quando sono invece parte integrante delle nostre retribuzioni.

In effetti, solo nell’ultimo anno, il potere di acquisto delle famiglie italiane è crollato del 4% e ancora più drammatici saranno i risultati dei prossimi mesi.

Il Governo e la Confindustria vogliono far cassa tagliando servizi pubblici e i nostri salari, altro che uscita dalla crisi, siamo in presenza di manovre economiche sempre più dure e penalizzanti per i lavoratori e le lavoratrici.

E’ il caso di reagire e di tornare in piazza, di mobilitarci prima che sia troppo tardi.