La vita di un lavoratore vale cinque minuti?

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La morte di Michele Mastrippolito ci viene presentata come una tragica fatalità. La stessa fatalità per cui nel nostro Paese ogni giorno di lavoro muoiono 4 lavoratori.

E’ la logica del profitto che prevale  sul rispetto ed il diritto alla vita. Questa l’amara lezione da trarre dalla morte di un nostro compagno di lavoro.

Sentiamo l’angoscia per questa perdita e idealmente stringiamo in un abbraccio solidale la famiglia di Michele.

Ma i lavoratori hanno almeno il diritto di piangerlo, di ricordarlo, di accompagnarlo durante il funerale alla sua ultima dimora?

Pare di no. Per l’azienda la produzione non si può fermare. Dello stesso avviso Cgil-Cisl-Uil, che al più chiedono una fermata simbolica di 5 minuti durante i funerali.

Ma è possibile che organizzazioni sindacali, ritenute dal governo e dal padrone maggiormente rappresentative, diano così poco valore alla vita di un lavoratore?

Cinque minuti, neanche il tempo di fumare una sigaretta, di tenere un breve discorso commemorativo, è questo ciò che Cgil-Cisl-Uil, insieme al datore di lavoro Pilkington, vogliono concedere ai lavoratori.

Tanti sono morti per affermare i propri diritti o semplicemente perché volevano, tramite il lavoro, garantire un futuro migliore per sé e per i propri familiari. Per tutti questi e per Michele cinque minuti sono più che sufficienti, perché non ci si può fermare, bisogna produrre, ci si ferma definitivamente solo quando lo decide il padrone e chi concerta con lui.

In fabbrica si è persa un’occasione importante perché i lavoratori prendessero coscienza dei propri diritti e dello sfruttamento quotidiano cui sono sottoposti.

Quando il lavoratore non può più produrre  gli “regalano” 5 minuti, non di più.

Ma come si fa a credere di essere rappresentati da sindacalisti che ti fanno l’elemosina di 5 minuti di tempo che il padrone concede per lavarsi la propria coscienza sporca?

Noi non ci stiamo. Cerchiamo di ricordare Michele, partecipiamo ai suoi funerali, riflettiamo tutti insieme su cosa significa oggi, nel 2012, morire ancora di lavoro.

La dignità di un lavoratore non finisce e nemmeno comincia con la sua morte!

Vasto, 18 luglio 2012                                            

                                                                 Confederazione COBAS