Precari della ricerca, una vittoria storica: il Tar del Lazio apre la strada alla stabilizzazione.

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Cobas: la riforma Madia escludeva gli assegnisti, ma abbiamo abbattuto questo muro
Il 18 febbraio il Tribunale amministrativo ha accolto il ricorso presentato da una ricercatrice precaria dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) nostra iscritta, che era stata esclusa dalla procedura di stabilizzazione di 76 unità di personale adottata dall’ente. Una vittoria storica che apre uno scenario, inedito finora, per tutti i dipendenti precari che lavorano a tempo determinato nelle Pa tramite contratti a progetto o assegni di ricerca.
«Le Pubbliche amministrazioni – spiega Marco Tavernese, legale della ricorrente e dei Cobas – di norma emanano bandi per la stabilizzazione dei precari che prevedono, come condizione principale, l’aver lavorato alle proprie dipendenze con contratti di lavoro subordinato a tempo determinato per almeno tre anni, escludendo di fatto gli altri precari assunti con tipologie contrattuali di lavoro flessibile quali i contratti di collaborazione coordinata e continuativa e gli assegni di ricerca».
«La riforma Madia – prosegue Tavernese – è stata sempre interpretata in modo restrittivo da tutti gli enti pubblici i quali hanno escluso, dall’anzianità utile ai fini della stabilizzazione, i periodi di lavoro espletati mediante tipologie di rapporti di lavoro flessibile, in tal modo impedendo la stabilizzazione dei titolari degli assegni di ricerca. E’ ciò che ha fatto anche l’Infn impedendo alla mia cliente di essere assunta a tempo indeterminato».
«Esprimiamo enorme soddisfazione – dichiara Francesco Iacovone del Cobas nazionale – Il Tribunale amministrativo con questa sentenza ha condannato l’Infn a consentire ad una lavoratrice nostra iscritta, con contratto di ricercatore di III livello, di partecipare alla procedura di stabilizzazione e quindi di essere assunta a tempo indeterminato. Un precedente giurisprudenziale importante che sancisce che l’anzianità di servizio valutabile per l’assunzione a tempo indeterminato è anche quella acquisita tramite gli assegni di ricerca. Un plauso al nostro legale che con il suo prezioso lavoro ci apre strade importanti per la battaglia alla precarietà nel Pubblico Impiego. Adesso passeremo a rivendicare il riconoscimento di tutti i periodi di precarietà nelle cooperative che lavorano in appalto negli enti pubblici, a cominciare da quelle dalla sanità.».
Roma, venerdì 22 febbraio 2019
Confederazione Cobas