Referendum: scattato il silenzio, la sfida è sul quorum del 12 e 13 Giugno.

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a cura di Sederino Fabrizio dei Cobas del Lavoro Privato Lecce

Si è chiusa a mezzanotte di venerdì la campagna referendaria. La giornata di sabato è di silenzio elettorale. Mentre, fra domenica e lunedì, saranno oltre 47 milioni gli italiani in patria chiamati alle urne, per i quattro referendum su ritorno al nucleare, gestione e tariffe dell'acqua, legittimo impedimento a partecipare ai processi.  I promotori dei referendum sperano nel raggiungimento del quorum per dare validità ai quesiti posti a voto.

La battaglia per il quorum si è svolta all’insegna della presenza o dell'assenza della politica dalla scena pubblica nel giorno di chiusura della campagna referendaria. E così la campagna referendaria del Centrosinistra per i “quattro sì” si è svolta in piazza al fianco di movimenti e associazioni.

''Il quorum è a portata di mano'', afferma  Bersani, a piazza del Popolo insieme a Di Pietro e ai Verdi. E' il quorum il vero scoglio che i sostenitori del referendum puntano a superare con una mobilitazione che ammette ogni forma espressiva, dagli striscioni srotolati sui monumenti simbolo, alle tradizionali manifestazioni di piazza fino ai concerti serali in molte città. Un obiettivo difficile, ammettono centrosinistra e Terzo Polo, e per convincere alle urne si citano due figure super partes come il Presidente della Repubblica e il Papa Benedetto XVI.

Il Governo e la sua maggioranza scelgono il basso profilo per depotenziare il referendum.

Il premier Silvio Berlusconi, dopo aver difeso il diritto al non voto, come Umberto Bossi restano in silenzio.

Una logica quella della politica incomprensibile che da un lato critica l’astensione quando interessa alla propria fazione politica e umilia i cittadini italiani quando afferma l’incapacità di decidere attraverso il voto referendario.

Il problema del voto italiani all'estero– La vicenda del voto degli italiani all'estero potrebbe diventare la miccia per accendere il fuoco delle polemiche e alimentare la possibile coda di ricorsi e 'sospensione' del risultato fino a giovedì, quando è convocato l'ufficio centrale per il referendum della Cassazione, chiamato a proclamare il risultato definitivo. Il problema ha due risvolti: da un lato il mancato voto all'estero sul nuovo quesito sul nucleare per l'impossibilità temporale di ristampare e reinviare nuove schede dopo la riformulazione del quesito da parte della Cassazione; dall'altro l'intoppo dei plichi inviati agli elettori all'estero dalle sedi diplomatiche ma tornati indietro causa “destinatario sconosciuto”. Sul tema c'è già un esposto presentato dai Verdi alla Procura di Roma, ma se l'astensione che si registrerà all'estero fosse determinante ai fini di un eventuale mancato raggiungimento del quorum, i promotori – Di Pietro e Radicali in testa – hanno già preparato istanze alla Cassazione affinchè venga ricalcolato il numero effettivo di aventi diritto, con conseguente riduzione del quorum.