Richiesta di incontro al Presidente della Regione Puglia Emiliano per consegna raccolta firme a sostegno della non chiusura dei reparti e proposta di riordino dell’Ospedale San Giuseppe da Copertino

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Spett.le
Regione Puglia
c.a. Presidente Dott. Michele Emiliano
c.a. Assessore Dott. Sebastiano Leo
Lungomare Nazario Sauro, 33
70121 Bari

Spett.le
Prefettura di Lecce
c.a. Sua Eccellenza Dott. Palomba
Via XXV Luglio
73100 Lecce

Spett.le
Comune di Copertino
c.a. Sindaco Dott.ssa Sandrina Schito
Via Malta, 10
73043 Copertino (Le)

Prot.100/2018
Oggetto: incontro per consegna raccolta firme a sostegno della non chiusura dei reparti e proposta di riordino dell’Ospedale San Giuseppe da Copertino.

Ill.mo Presidente della Regione Puglia
il Sindacato Cobas con la presente vuole richiamare la Sua attenzione sulla vicenda dell’Ospedale San Giuseppe di Copertino al fine di scongiurarne la chiusura visto che la classe politica prova da molti anni a distruggere una piccola realtà che, pur con molte criticità, ha funzionato bene e offre una ottima assistenza ad un vasto bacino di utenti.
Oggi l’atteggiamento ostile dei vari anni ha prodotto i suoi frutti: l’Ospedale è in crisi, sono state mortificate le professionalità, è stato svuotato di competenze e personale e sarà trasformato in un cronicario che aspetta solo la mazzata finale, che non tarderà ad arrivare.
Si prospetta, infatti, la chiusura del Punto Nascita che comporterà inevitabilmente la chiusura anche di Pediatria e che, dopo la chiusura già eseguita di Urologia, metterà alla prova la società civile: in mancanza di una reazione popolare e soprattutto politica, il prossimo passo sarà la definitiva chiusura del San Giuseppe da Copertino, anche in considerazione del piano ospedaliero che non prevede primariati nel San Giuseppe.
Con la approvazione del piano regionale di riordino ospedaliero, l’Ospedale San Giuseppe da Copertino è stato catalogato come ‘ospedale di base’, con la conseguente prevista chiusura di alcuni reparti (Pediatria, Ostetricia con relativo
punto nascita e Urologia) e la riduzione dei posti letto a 120 così distribuiti:
− Cardiologia con 6 posti letto
− Chirurgia generale con 18 posti letto
− Geriatria con 12 posti letto
− Lungodegenza con 18 posti letto (ubicata nella struttura territoriale di Nardò)
− Medicina generale con 32 posti letto
− Ortopedia e traumatologia con 18 posti letto
− Ostetricia e ginecologia con 12 posti letto
− Terapia intensiva con 4 posti letto (presente solo sulla carta)
Questa situazione unita alla legge che impone l’auto sufficienza economica dei presidi ospedalieri, inserita nella legge di stabilità del 2016, di fatto, ne determinerà la chiusura entro poco tempo, con un enorme danno alla possibilità di cure per i cittadini, in un territorio carente di assistenza sanitaria come quello salentino; i posti letto ospedalieri sono 3,4 per mille abitanti, al di sotto della media nazionale di 3,7;
i servizi territoriali sono praticamente assenti nonostante drenino circa il 65% delle risorse della ASL.
Il San Giuseppe da Copertino presenta numerose eccellenze raramente riscontrabili in altri ospedali, pubblici e privati, del Salento:
– è uno dei centri Spoke della ASL di Lecce per la terapia del dolore;
– esegue interventi di alta chirurgia più di ogni altro centro salentino;
– ha una enorme tradizione per la traumatologia;
– è stato designato centro di eccellenza per l’endometriosi;
– ha una UTIC con numeri importanti;
– il Pronto Soccorso rappresenta un importante punto di riferimento della rete di urgenza emergenza.
Fino a pochi anni fa il San Giuseppe, come documentato dal “piano nazionale esiti”, era il secondo ospedale della provincia, in campo chirurgico e per accessi di Pronto Soccorso, secondo solo al “Fazzi” di Lecce e in molte specialità era addirittura davanti al nosocomio leccese e primeggiava non solo in provincia ma anche nei confronti dei più blasonati nosocomi privati pugliesi. Poi il diluvio, primari trasferiti coattivamente a Lecce, reparti chiusi, personale ridotto all’osso e nonostante questo la struttura ha continuato a reggere.
La seconda fase è stata declassarlo a Ospedale di base nel piano regionale solo ed esclusivamente utilizzando parametri politici, mentre altre strutture senza alcun merito, se non il sostegno politico, sono divenute Ospedali di primo livello.
Nel frattempo sono state scritte fandonie, prive di ogni logica sanitaria, come quella apparsa su un quotidiano, con la quale si sostiene che il punto nascita di Galatina darebbe più garanzie per “la presenza al suo interno di branche come Nefrologia e Dialisi, Pneumologia, Malattie Infettive e Gastroenterologia, definite “importanti per eventuali complicanze”.
Niente di più falso. Affermazioni assurde di chi è lontano mille miglia dal mondo del punto nascita.
Le quattro branche indicate non saranno mai di supporto al punto nascita.
In 30 anni di attività forse è stata richiesta una sola consulenza infettivologica da parte dell’Ospedale di Copertino, mai le altre branche hanno supportato l’attività del punto nascita.
Essenziale è invece il supporto della chirurgia.
Non passa settimana in cui ostetricia e ginecologia non si avvalgano della consulenza chirurgica, sia in reparto che, soprattutto, in sala operatoria.
Ebbene Galatina non ha una divisione di Chirurgia e da circa quattro anni e le urgenze chirurgiche vengono dirottate a Copertino che ha il piacere di avere a disposizione dodici eccellenti chirurghi, diretti dal Dr. De Giorgi.
A conferma di quanto detto, spesso l’ostetricia di Galatina ha chiesto l’intervento dell’equipe del Dr. De Giorgi, con tutti i disagi e perdite di tempo prezioso, dovuti alla necessità di spostarsi da Copertino a Galatina.
I Cardiologi a Copertino sono nove e possono garantire guardia attiva per 24 ore; a Galatina vi sono otto cardiologi, cinque dei quali sono in procinto di essere trasferiti a Copertino. In questo modo la guardia attiva sarà garantita solo per 12 ore: per chi partorirà di notte il cardiologo sarà, forse, solo reperibile.
Gli Anestesisti a Galatina sono sei e a fatica, specie in estate, coprono i turni di guardia; a Copertino sono dieci più un’unità attualmente in maternità e un’altra che lavora circa dieci giorni al mese; comunque si potrebbero garantire i LEA e offrire il servizio di analgesia del parto alle donne; servizio peraltro offerto da circa dieci anni, già ora, anche se in maniera molto limitata.
Copertino, inoltre, è Spoke nella rete di Terapia del dolore della ASL di Lecce, con un’attività organizzata su tre giorni a settimana, che lo posiziona ai vertici della Regione; è riferimento di tanti pazienti oncologici, sia trattati a Copertino che provenienti da altri ospedali.
Copertino ha un congruo numero di Radiologi con guardia attiva per 24 ore e un Pronto Soccorso capace di 35000 accessi per anno; a titolo comparativo Lecce ne effettua 60000.
Si vuole, allora, continuare a perpetuare negli errori o si vuole ammettere che l’unico Ospedale in grado di avere un punto nascita, con tutti gli annessi necessari è l’Ospedale San Giuseppe di Copertino.
Il San Giuseppe ha, dunque, le carte in regola. E ad oggi 13.000 cittadini hanno firmato la petizione in favore di quanto sopra scritto, per evitare la chiusura di una realtà che offre i suoi servizi ad un bacino di utenza molto vasto che in estate affronta ogni anno emergenze per l’afflusso di turisti con il solito piano di emergenza come sempre inefficiente.
A fronte di tutto ciò piccoli interventi, tesi a rafforzare la vocazione chirurgica della struttura e a esaltare le professionalità presenti nel nosocomio senza aumentare la spesa totale, con una gestione più oculata e con alcune attività di alto profilo, consentirebbero all’Ospedale di Copertino di continuare a svolgere il suo importante ruolo nella prevenzione e cura dei cittadini salentini.
Si potrebbe rafforzare la vocazione chirurgica della struttura, con alcune attività di medicina interna di supporto, delegando ad altre strutture più attrezzate in questo campo, come l’Ospedale di Galatina, la gestione delle patologie mediche specialistiche come pneumologia, nefrologia ecc.
Queste particolari caratterizzazioni delle strutture ospedaliere, previste dal Decreto Ministeriale 70 del 02.04/2015 del Ministro della Salute emanato di concerto con il Ministro dell’Economia e Finanze, rappresentano un’importante via di tutele delle professionalità acquisite negli anni e delle necessità dei territori.
Per prima cosa, così come scritto nel DM 70 del 02/04/2015 cioè nel Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera, bisogna nominare i Primari nei reparti rimasti senza, per pensionamento o trasferimento in altra sede; solo in questo modo si potrà pretendere una gestione puntuale e oculata dei reparti (come strumento di buona gestione, esisterebbe anche il budget di reparto).
Secondo, bisogna mantenere il numero di posti letto ad almeno 160, limite sotto cui è molto difficile, se non impossibile, raggiungere l’autosufficienza economica.
Bisogna poi rimpinguare il personale in servizio attivo, che una politica delle assunzioni Lecce-centrica e vari pensionamenti hanno ridotto al lumicino.
Per aumentare l’attività, ridurre le liste d’attesa e abbassare i costi, si dovrebbe dedicare la giornata del sabato ai day service chirurgici (oggi attività quasi ignota per avvantaggiare le strutture territoriali con enorme spesa per l’Azienda e grandi rischi per i pazienti), istituendo un piccolo reparto dedicato, in funzione dalle 7.00 alle 18.30, in cui utilizzare preminentemente tutto il personale avente orario di lavoro limitato; questo non sottrarrebbe posti letto alla normale attività chirurgica.
Si potrebbe anche pagare il personale di Sala Operatoria, con un progetto obiettivo, questo sarebbe da stimolo per il personale e farebbe aumentare la disponibilità oraria/settimanale del personale, sempre nel rispetto della legge.
In Pronto Soccorso, oltre all’osservazione breve intensiva già attiva, si dovrebbe istituire un’astanteria con almeno sei posti letto, così da assicurare ricoveri di 24-48 ore senza utilizzare i posti letto dei reparti.
La cardiologia, oltre i sei posti letto programmati, dovrebbe mantenere i sei posti letto monitorizzati attualmente presenti, essenziali anche per il buon funzionamento delle chirurgie e del P.S.
Altro punto irrinunciabile del progetto generale, è l’istituzione della T.I.P.O., peraltro già prevista anche nel piano di riordino, i cui spazi di attività erano già stati individuati e in parte attrezzati otto anni fa, per consentire l’esecuzione dell’attività chirurgica di alto profilo, in sicurezza.
I tre fiori all’occhiello, sarebbero rappresentati da peculiari attività chirurgiche di alta complessità:
– per la Chirurgia, la possibilità di eseguire chirurgia bariatrica;
– per la Ginecologia, la possibilità di essere centro di riferimento per l’endometriosi;
– per la Ostetricia offrire la analgesia del parto a tutte le donne che ne facciano richiesta;
– per l’Ortopedia, concentrare la maggior parte dell’attività sulla traumatologia, eseguendo gli interventi secondo le indicazioni delle società scientifiche (es. la frattura di femore entro 48 ore).
ll blocco operatorio è dotato di quattro sale operatorie, quindi tre sarebbero di attività programmata e una dedicata alle urgenze. Per lo sfruttamento ottimale delle risorse, è necessario che le tre branche chirurgiche operino tutti i giorni feriali, ad eccezione del sabato interamente dedicato ai day service chirurgici, anche per interventi di branche chirurgiche, eventualmente presenti nella struttura solo come ambulatorio; attività peraltro prevista dal DM 70 del 02/04/2015.
A tal proposito, si dovrebbe istituire un percorso specifico per la gestione delle urgenze, da eseguire entro massimo due ore dall’accesso del paziente in Pronto Soccorso. Contemporaneamente, con i dovuti distinguo, bisogna assolutamente evitare che pazienti ricoverati per interventi programmati, vengano poi operati in urgenza, poiché ciò metterebbe in crisi l’organizzazione delle sale operatorie.
In considerazione dell’evoluzione delle assicurazioni sanitarie, ormai realtà anche nel nostro territorio, si potrebbe anche istituire un piccolo reparto per pazienti solventi di circa 10 posti letto; il relativo personale da reperire tra i dipendenti in servizio attivo, svolgerebbe il lavoro in quel reparto su base volontaria, sarebbe pagato con i proventi delle assicurazioni e l’orario di lavoro non sarebbe considerato orario istituzionale (quindi il reparto sarebbe a costo zero).
A completamento di questo piano, bisognerebbe dotare l’Ospedale di Copertino di un nutrito numero di ambulatori specialistici; ciò si potrebbe ottenere a costo zero, anzi risparmiando, trasferendo nella struttura ospedaliera tutti gli ambulatori specialistici situati nella struttura territoriale sulla via per Lecce (ex INAM). In questo modo l’ospedale avrebbe a disposizione, tutti i giorni, tanti specialisti da utilizzare per le consulenze nei reparti.
Con questo piano, la ridistribuzione dei posti letto sarebbe la seguente:
− Cardiologia con 6 posti letto + 6 posti monitorizzati
− Chirurgia generale con 20 posti letto
− Geriatria con 12 posti letto
− Lungodegenza con 18 posti letto
− Medicina generale con 32 posti letto
− Ortopedia e traumatologia con 18 posti letto
− Ginecologia con 18 posti letto
− Terapia intensiva con 4 posti letto
– Osservazione breve in P.S. 6 posti letto
– Day Service chirurgici 10 posti letto*
– Solventi 10 posti letto*
* I reparti Day Service chirurgico e Solventi, sono in capo alla Direzione Sanitaria
Alla luce di quanto suddetto si chiede un incontro a breve per la consegna delle firme raccolte e per discutere sulla nostra proposta di riordino dell’Ospedale di Copertino.
Distinti saluti.

Lecce, 21 Giugno 2018
Confederazione Cobas Lecce
Cobas Pubblico Impiego
Dott.Giuseppe Pietro Mancarella