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Riforma lavoro: depositato il referendum abrogativo della “Legge Fornero” si chiede il ripristino dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori

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La legge Fornero sul mercato del lavoro nacque fra le lacrime della stessa ministra che la proponeva e fra quelle che avrebbero versato, più prima che poi, i lavoratori e di conseguenza le imprese. Quella che doveva essere una riforma di incentivi per il mondo del lavoro si è rivelato un labirinto di norme che non porta a nulla se non a vani sacrifici, ecco perché oggi un apposito comitato ha depositato in Cassazione un referendum abrogativo di modo che venga ripristinato il vecchio, e a questo punto caro, articolo 18.

Concorde con il comitato è Cgil che sostiene come l’accozzaglia di norme generata dalla riforma del lavoro contribuisca solo ad alimentare una generale confusione e a non tutelare i lavoratori precari che, anzi, rischiano di aumentare di giorno in giorno.

Dunque si dispiega un nutrito nucleo di forze politiche contro questa legge tanto discussa, il comitato anti – legge Fornero, infatti, si compone dell’Idv, Rifondazione Comunista, i Verdi, Pdci, Sel, dei movimenti sindacali Fiom – Cgil e dei giuristi Pier Giovanni Alleva e Umberto Romagnoli. La volontà comune è quella di tutelare il lavoratore, proteggerlo dalla precarietà del mercato, Cgil naturalmente raccoglie numerose testimonianze degli effetti negativi della “riforma del lavoro”, soprattutto nell’ambito del lavoro stagionale nel settore turistico.

Uno dei principali promotori del comitato è il governatore della Puglia, Nichi Vendola, il quale sostiene che “i quesiti referendari cercano di reinstaurare la civiltà del lavoro che si fonda sul diritto di non essere licenziati senza giusta causa e vogliono abolire la delega che cancella i contratti nazionali e rende i cittadini ricattabili”. Un po’ più politico il commento del leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, che sposa comunque le tesi vendoliane “le alleanze – spiega – si fanno sui programmi e questo referendum è un programma su cui allearsi per mettere di fronte alle proprie responsabilità anche chi appoggia il governo Monti”.

L’impegno assunto dalle parti politiche e sindacali, dunque, è davvero serio ed importante; a fugare ogni dubbio sulla controffensiva alla riforma Fornero ci ha pensato la Cgil che è intenzionata a redigere un dossier che avrà la funzione di determinare con precisione le reali condizioni del disagio dei lavoratori.

I sindacati hanno fatto notare come la politica degli ammortizzatori sociali, che molto avrebbe dovuto contribuire al benessere dei lavoratori, di fatto sia andata a farsi benedire in quanto molti stanno perdendo il lavoro, molti perché licenziati altri per dimissioni volontarie e questo non consentirà a questa folta schiera di lavoratori di usufruire di quegli ammortizzatori tanto sospirati.

Secondo le stime di Cgil sono 300 mila i lavoratori stagionali che dismettono le loro attività a causa della scadenza dei contratti. Teoricamente dovrebbero godere della copertura garantita dalla mini Aspi della riforma Fornero che però non è in vigore da ora ma da gennaio 2013. La beffa è che contestualmente non è più attiva l’indennità di disoccupazione con requisiti ridotti che avrebbero potuto aiutare i lavoratori stagionali; il rischio concreto e che questi lavoratori si trovino estromessi da ciascuna tutela.

Un altro dato allarmante è quello secondo cui sarebbero almeno 1.700.000 le persone che ogni anno rassegnano volontariamente le dimissioni, un numero enorme se si pensa al periodo di crisi economica, senza dimenticare che sono almeno 800.000 quelli che invece vengono licenziati direttamente. Anche per questi 800 mila vale il discorso per gli stagionali, l’Aspi che li dovrebbe tutelare in caso di licenziamento sarà operativo solo da gennaio 2013 mentre le nuove disposizioni sui licenziamenti vigono dal 18 luglio, un intervallo di tempo che rischia di costare caro a chi perde il posto di lavoro.

Oltre alla risoluzione di questo limbo normativo è obiettivo del comitato che ha proposto il referendum abrogativo modificare la situazione delle associazioni in partecipazione che spesso non sono altro che un paravento per dissimulare una subordinazione camuffata da lavoro autonomo. 

Terreno di scontro è rappresentato anche dal lavoro a chiamata, confermato dalla Legge Fornero ma duramente contestato dai sindacati perché per quanto sia stato inserito l’obbligo di comunicazione per ogni chiamata o ciclo integrato si è contestualmente generata una levata di scudi di consulenti che hanno bloccato l’iter di una circolare che imponeva maggiore trasparenza e controllo.

La retromarcia è cominciata, vediamo se andrà a buon fine.