Sciopero dei docenti universitari proclamato dal Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria

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Il Sindacato COBAS di Lecce esprime solidarietà e vicinanza allo sciopero dei docenti universitari proclamato dal Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria. Dopo una lunga stagione di tagli all’università pubblica, lo Stato li ha differenziati da tutte le altre categorie del pubblico impiego, negando lo sblocco degli scatti stipendiali dopo quattro anni in cui gli stipendi erano stati congelati. Ai docenti universitari è stato riservato un ulteriore quinto anno di blocco (rispetto a tutto il pubblico impiego); inoltre gli anni di blocco non verranno mai conteggiati ai fini giuridici (diversamente, ancora, rispetto a tutto il pubblico impiego): è come se questi lavoratori si fossero addormentati a San Silvestro del 2010 svegliandosi a Capodanno del 2016. Questo ha ricadute pesantissime in termini economici su tutte le fasce di docenza, ma in particolare su quelle più giovani e deboli: si è stimata una perdita secca, calcolata lungo gli anni, di almeno 90mila euro.
I docenti in sciopero chiedono che, come per tutti gli altri lavoratori del pubblico impiego, lo sblocco degli scatti decorra dal 1 gennaio 2015 anziché 2016; e chiedono il riconoscimento giuridico del quadriennio pregresso, dal 2011 al 2014.
Questo inaccettabile svilimento del ruolo e della funzione dei docenti si aggiunge a costanti tagli drastici del fondo di finanziamento delle università a partire dal 2008, tagli che hanno limitato fortemente sia le risorse per la ricerca sia quelle per il miglioramento delle condizioni di studio degli studenti, e hanno impedito un adeguato reclutamento di giovani ricercatori, con il risultato di rendere le condizioni di lavoro più difficili, con incarichi plurimi, immensa burocrazia, aumento del numero di studenti per docente, necessità di fare “supplenze” per mancanza di altri docenti, sacrificando la ricerca senza la quale, è bene ricordarlo, la didattica non ha ragion d’essere, perché se il professore non studia e non si aggiorna potrà dare ai suoi studenti solo le conoscenze di base che vent’anni fa erano bagaglio ovvio di ogni studente di liceo.
L’alta formazione e la ricerca sono il puntello di un Paese, ma oggi l’Italia occupa stabilmente uno tra gli ultimi posti nella classifica mondiale degli investimenti per la formazione, ad ogni livello. Senza una Università aperta al maggior numero possibile di studenti, senza una classe docente motivata ed adeguatamente sostenuta, il nostro Paese sarà destinato a perdere in competitività, a vedere crescere il numero dei giovani ricercatori che fuggono all’estero, a vedere immense risorse di sapere e di conoscenza sprecate per colpa di un sistema produttivo che basa la sua crescita (quando c’è) non sull’innovazione ma sui bassi salari e sulle basse qualifiche.
Per queste ragioni, il Sindacato COBAS annuncia la propria disponibilità a sostenere in ogni occasione le legittime richieste dei docenti universitari, la cui protesta speriamo riesca a far comprendere a tutta l’opinione pubblica che la rinascita dell’Università italiana è una questione di interesse nazionale, un vero e proprio investimento sul nostro futuro.

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