Sicurezza altrimenti no alla riapertura di asili nido, scuole di infanzia e centri estivi

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Prima di tutto garantire la sicurezza altrimenti no alla riapertura anticipata di asili nido, scuole di infanzia e centri estivi

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, durante l’informativa alla Camera dei Deputati sull’emergenza Coronavirus ha spiegato che il governo sta valutando l’ipotesi di realizzare un piano per riaprire asili nido e scuole dell’infanzia: “Occorrerà valutare la possibile riapertura, in modalità sperimentale, dei nidi e delle scuole dell’infanzia, oltre ai centri estivi e ad altre attività ludiche ed educative destinate ai nostri bambini”.
Nella fase due dell’emergenza bisognerà preparare progetti territoriali da attivare coinvolgendo gli enti locali nel tentativo di tutelare per quanto possibile “il diritto anche al gioco, alla attività motoria dei minori, senza compromettere le norme di distanziamento sociale che dovranno essere mantenute dopo l’apertura delle attività e l’allentamento delle restrizioni agli spostamenti”. Questo progetto, a cui sta pensando il governo: “Condivido l’urgenza di ripensare gli spazi educativi in forma dilatata, anche tramite una nuova progettazione degli ambiti urbani e l’utilizzo degli spazi di prossimità”.
Poteva sembrare un discorso, in effetti, molto ipotetico ma a volte la realtà supera la fantasia.
Diverse problematiche sono state tralasciate nel progetto di riapertura nella fase due di asili nido, scuole di infanzia e centri estivi.
Successivamente si è vista una proposta, messa a punto dal Ministero dellʼIstruzione di concerto con il Ministero della Famiglia, che dovrà ottenere il parere positivo del comitato tecnico scientifico.
Nella proposta si legge che ci saranno gruppi da tre o sei bambini, niente giocattoli da casa, orari scaglionati e attività all’aperto. Questi sono i punti principali del piano per la riapertura degli asili nido e delle materne a partire da giugno e per tutto il mese di luglio.
L’ultima parola spetterà però al comitato tecnico scientifico per l’emergenza coronavirus, che valuterà se ci sono le condizioni di sicurezza.
Alla Ministra dell’Istruzione chiediamo di definire i contenuti di uno specifico protocollo finalizzato a garantire che tale ripresa avvenga assicurando ad alunni e personale della scuola le indispensabili condizioni di sicurezza.
Il protocollo dovrà fissare un quadro nazionale di riferimento in base al quale ogni scuola, in ragione delle proprie specificità e cioè tipologia di alunni, organizzazione del lavoro, strutture edilizie, dovrà definire puntuali indicazioni su dispositivi e norme di comportamento finalizzati ad una frequentazione sicura degli ambienti scolastici eliminando ogni rischio di diffusione del contagio.
Gli alunni non indosseranno le mascherine, che saranno invece obbligatorie per gli insegnanti.
La premura del governo ad un’immediata riapertura di asili nido, scuole di infanzia e centri estivi, è comprensibile per venire incontro alle difficoltà di molti genitori costretti al rientro al lavoro con la ripresa delle attività produttive.
Questa situazione pero non può esimerci dal tenere conto che al primo posto c’è la garanzia della salute e della sicurezza, non solo delle educatrici e del personale ausiliario, ma anche degli stessi bambini.
Si fanno già molte ipotesi progettuali per rassicurare i genitori sulla sostenibilità della proposta ma che hanno difficoltà ad essere attuate come: il distanziamento, mascherine, turni, organizzazione in piccoli gruppi, attività all’aperto, ecc., tutte misure che garantirebbero la ripresa dei servizi per l’infanzia in sicurezza.
Ma si possono lasciare per diverse ore i bimbi all’aperto? Si garantisce agli stessi un’ottima vivibilità dell’ambiente scolastico?
Spesso vengono tralasciate le opinioni del personale educatore. Solo questo personale più di ogni altro conosce veramente la realtà lavorativa in asili nido e scuola dell’infanzia.
Le educatrici sono preoccupate perché il distanziamento sociale è impossibile vista l’età dei bambini così piccoli. Infatti sembra impossibile che nell’attività quotidiana e anche nei momenti del gioco, si possa mantenere la distanza di almeno 1 metro. Ma non è facile neppure pensare a centri estivi nella fase 2 per i più grandi dove il distanziamento sociale si scontra con la natura stessa dei luoghi che sono di aggregazione.
Per queste motivazioni l’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche, Ente pubblico vigilato dal Ministero del Lavoro ha individuato tra gli ambiti lavorativi più a rischio per la prossimità fisica proprio quello dell’istruzione pre-scolare e degli asili nido.
Per ovviare a tutte queste problematiche non si può prescindere dalla sicurezza sui luoghi di lavoro, questi i punti fondamentali:
– la conferma del lavoro a distanza e della presenza dei lavoratori nel posto di lavoro solo in caso di attività indispensabili e non differibili anche sulla base della Direttiva 3/2020 del Ministero della Pubblica Amministrazione;
– l’indicazione degli aspetti ritenuti vincolanti per tutte le scuole, cui dare attuazione a livello di istituto attraverso la modifica del DVR (Documento di Valutazione dei Rischi)
– la costituzione in ogni istituzione scolastica di una commissione formata da rappresentanti enti locali, medico competente, RSPP, RLS e rappresentanti sindacali, RSU e presidente del consiglio di istituto per il coordinamento delle competenze in merito a trasporti, orari, mense e servizi
– la formazione e l’informazione dei lavoratori, assolutamente imprescindibili e accompagnati dalla fornitura dei dispositivi personali di protezione; indispensabile oltre alla modifica del DVR, la definizione di tutte le indicazioni di comportamento relative a ingresso e uscita da scuola, prescrizioni, segnalazioni oltre ad una adeguata informazione/formazione studenti e per genitori.
Le tematiche sulla sicurezza sui luoghi di lavoro mettono in risalto i rischi di contagio cui si troverebbero potenzialmente esposte le educatrici ma anche i bambini.
La Fase 2 della ripartenza, come affermato dalle analisi di virologi, epidemiologi è molto preoccupante e deve essere affrontata con calma e in sicurezza per le educatrici e tutto il personale in servizio.
I prossimi mesi serviranno a valutare attentamente come organizzare la riapertura dei servizi in relazione all’evoluzione dell’emergenza coronavirus e non si dovrà prescindere dal parere del personale che opera in questi servizi cioè delle educatrici che conoscono i problemi reali di gestione oltre al coinvolgimento di tutti i soggetti o istituzioni interessati dalla problematica.
Prima di tutto la sicurezza sui luoghi di lavoro di educatrici e bambini!

Lecce, 08 Maggio 2020

Confederazione Cobas Lecce
Cobas Pubblico Impiego
Dott.Giuseppe Pietro Mancarella

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