Unione Europea la disoccupazione grave ostacolo genera squilibri socio-economici

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Secondo Junker, è pericoloso sottovalutare il problema. Sarà opportuno livellare gli squilibri socio-economici.

La disoccupazione europea– La notizia che è rimbalzata ieri tra le più autorevoli testate italiane riguarda le ultime dichiarazioni del presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, in merito all’alto tasso di disoccupazione che sta sempre più radicandosi all’interno della zona euro. Alla luce delle recenti indagini condotte dall’Eurostat, secondo le quali l’Unione europea è gravemente investita dalla piaga della riduzione delle unità lavorative, aggravata in Paesi come l’Italia, la Spagna e la Grecia, Junker ha ben deciso di porre l’accento sulla necessità di individuare una via risolutiva, che non può essere certamente intrapresa se si continua a nascondere o celare il grave problema.

Il punto del presidente Ue– Consapevole del proprio eminente ruolo nello scenario comunitario, il presidente Junker, in occasione di un'audizione alla Commissione 'Affari economici e monetari' del Parlamento europeo, ha preso la parola al fine di focalizzare l’attenzione degli europarlamentari sulle difficoltà occupazionali che stanno affliggendo l’Unione. “Nell’area euro la disoccupazione supera l'11%, e dobbiamo ricordarci che quando è stato fatto l'euro avevamo promesso agli europei che tra i vantaggi della moneta unica ci sarebbe stato un miglioramento degli squilibri sociali. Stiamo sottovalutando l'enorme tragedia dell'alto livello della disoccupazione”, ha dichiarato il presidente dell’Eurogruppo.

I diritti minimi– Una strada possibile al fine di ripristinare l’equità socio-economica tra i cittadini europei ponendo anche una sorta di rimarginazione a questo vulnus aperto dall’alto tasso di disoccupazione sarebbe, secondo Juncker, l’individuazione di un comune accordo sui cosiddetti “diritti minimi dei lavoratori”. Si tratterebbe quindi di una sorta di protocollo a livello comunitario grazie al quale si garantirebbe a ciascuna unità lavorativa dei Paesi membri “un salario minimo legale”.

Uno sguardo al 2012– Il focus sulla disoccupazione ha quindi destato le menti assopite di non pochi occhi critici, che si sono così affacciati su un nuovo panorama comunitario finora sconosciuto… o meglio, che non si voleva conoscere. Tuttavia, sempre alla luce di quanto affermato dal presidente dell’Eurogruppo, lo scorso anno non è stato per nulla scevro di fattori positivi. “Il 2012 – ha dichiarato Junker – è stato un anno piuttosto buono in termini di risultati per la zona euro: abbiamo preso delle decisioni che guardano lontano, abbiamo stabilizzato la zona euro mentre a gennaio del 2012 molti osservatori e alcuni tra di noi pensavano che la zona euro andasse verso il fallimento”. Eppure “di fronte a noi abbiamo ancora anni difficili. I problemi restano seri e le soluzioni richiedono una buona dose di coraggio politico”.

I sistemi sociali dell’Ue –Uno di questi problemi riguarda, senz’ombra di dubbio, la lampante discrepanza tra gli assetti sociali dei diversi Paesi membri. Gli Stati che fanno parte dell’Unione europea sono infatti caratterizzati da sistemi sociali differenti, soprattutto per quel che concerne la copertura finanziaria sull’assistenza e la previdenza. Pertanto, il parere del presidente Junker è che ci saranno non poche difficoltà in merito ai tentativi di far convergere siffatte differenze. “La nostra generazione deve farsi carico di questi problemi e continuare a renderli sostenibili dal punto di vista finanziario. Attualmente non è così perché il potenziale di crescita al momento non è sufficiente”, ha spiegato il leader europeo. Non si tratta però di differenze inerenti la virtuosità o la posizione geografica, tant’è che lo stesso Junker ha dichiarato che “i Paesi del Nord dell'Europa non sono più virtuosi rispetto a quelli del Sud e quelli del Sud non sono meno virtuosi rispetto a quelli del Nord. Nord, Sud, Est e Ovest devono avanzare insieme”. E su questo punto Junker si è altresì soffermato delineando la sua convinzione che si debba partecipare al risanamento e al risollevamento dell’Europa ognuno in base alla propria capacità economica, “non perché i ricchi sono meno numerosi non devono contribuire: non accetto che i miliardari non paghino” ha infatti spiegato, sottolineando che “quelli che hanno meno vantaggi devono fare uno sforzo, ma anche i ricchi devono contribuire agli sforzi globali”.