“Disoccupato in affitto”, il viaggio-documentario di Pietro Mereu che svela l’Italia del lavoro precario

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di Antonella Loi

David Rowe, 24 anni, laureato in storia all'Università di Kent, trova lavoro a Londra girando per la città con un cartello con su scritto “Cerco lavoro, fatemi un colloquio”. Nello stesso anno Pietro Mereu, 38 anni, diplomatoalla Scuola di Cinema, Televisione e Nuovi Media di Milano, decide di seguire le tracce lasciate da Rowe. Si munisce di cartone e pennarello e, vestito da uomo-sandwich, percorre le strade d'Italia da Milano a Lecce con l'intento di trovare un lavoro. “Girare con addosso le parole 'Disoccupato in affitto' è come mettersi a nudo”, dice. Il risultato è un documentario dall'omonimo titolo di 75 minuti che, postato su Youtube, fa in breve il giro di blog, anche stranieri, e social network collezionando migliaia di post e menzioni. La storia, raccontata attraverso i volti e le parole della gente, è di quelle alle quali siamo purtroppo abituati, di questi tempi. Difficile e doloroso, verrebbe da dire, eppure l'ironia con cui Pietro Mereu e il regista Luca Merloni (con le musiche originali di The Niro) raccontano l'Italia che non lavora più dà uno spaccato che è già oltre il tradizionale scontro di classe – “il libero professionista oggi ha gli stessi problemi dell'operaio”, dice Mereu – per approdare piuttosto in uno scontro che può essere geografico o, al limite, generazionale.

“La cosa che ho dedotto da questo viaggio attraverso 9 città italiane– spiega il giovane documentarista – è che nel Sud Italia c'è una sorta di abitudine alla disoccupazione, mentre al Nord, dove il fenomeno è recente, la gente è molto spaventata”. Verona è la città che più colpisce: capoluogo di un Veneto ricco che cresce a ritmi vicini a quelli tedeschi, la città suona le note amare della crisi percepita soprattutto dai giovani. “Molti dicevano 'qui non è più come un tempo', perché anche le professioni come quella dell'avvocato sono avviate alla proletarizzazione. Un legale con il quale abbiamo parlato – racconta infatti Mereu – ci ha detto che a Verona gli avvocati sono passati da 500 a 1.500 negli ultimi anni, con conseguente frazionamento della torta”. L'approccio città per città è diverso, ma ovunque è percepibile un forte senso di solidarietà: il disoccupato in affitto suscita curiosità e comprensione. “Anche in un rione difficile come il Sanità di Napoli abbiamo incontrato tanta gente pronta a simpatizzare con noi”.

Il giovane documentarista però nell'analisi va oltre, nella convinzione che il problema, interclassista e senza barriere geografiche, sia la “precarizzazione” del lavoro. “E' una questione orami mondiale: la realtà che i giovani si trovano ad affrontare ha una duplice natura, da una parte c'è chi dice che in Italia non ci sono possibilità e dall'altra chi sostiene che gli italiani non si adattano più a fare certi lavori”, spiega convinto che la verità stia nel mezzo. “Perché è vero che comunque i giovani italiani non vogliono fare lavori manuali o faticosi, tutti vogliono lavorare nei call centre o comunque fare dei lavori 'puliti'”. Il prezzo da pagare però è che “tutti sono precari e senza stabilità non si va molto lontano”.

Come si esce allora da questa palude è presto detto: se molti si rassegnano all'emigrazione, altri come Pietro provano a mettere in campo fantasia e creatività. “Mi sono reso conto che questo documentario, che non avrei mai fatto se non fossi stato disoccupato, mi ha aperto molte porte, collaborazioni varie con privati ma anche con enti pubblici”, dice. Occasioni che fanno dimenticare le porte che invece, immancabili, si chiudono. “Avevo in ballo un bel progetto con Current Tv – racconta – che aveva apprezzato il mio documentario; però, ironia della sorte, l'emittente di Al Gore ha appena annunciato la chiusura”. L'obiettivo immediato è ora quello di trovare un finanziatore che “mi aiuti nella distribuzione del documentario e che condivida con me alcuni progetti che ho in mente, anche sulla mia terra d'origine, la Sardegna, che vorrei realizzare qui in Italia”, conclude Pietro. La positività non manca, nella speranza di un epilogo ben lontano dalla chiusa amara del documentario: l'uomo-sandwich alla fine del viaggio un lavoro non l'ha trovato e il “disoccupato in affitto” diventa “jobless for rent”.

 

Il video sul precariato: http://www.youtube.com/watch?v=EYFsvRE4AQE&feature=player_detailpage

Il video è il dramma che ogni giorno vivono i precari italiani!  

 

 

 

 

 

Fonte:www.tiscali.it