Ecomafie: “moriranno tutti di cancro”, cosi’ parlo’ il pentito Schiavone nel ’97

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(AGI) – Napoli, 31 ott. – Sono 63 le pagine del verbale dell'audizione di Carmine Schiavone, cugino del boss dei casalesi, Francesco, alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo rifiuti, a raccontare l'avvelenamento di uin territorio. E' il 7 ottobre 1997, un martedi', e Schiavone parla al presidente di quella Commissione nella tredicesima legistaura, Massimo Scalia, al deputato Gianfranco Saraca, e ai senatori Giovanni Lubrano di Ricco, Roberto Napoli e Giuseppe Specchia. Il suo racconto prende le mosse dal 1988, quando si trovava ad Otranto e “l'avvocato Tino Borsa e Pasquale Pirolo mi fecero uan proposta relativa allo scarico di fusti tossici” durante i lavori di costruzione di una superstrada nel Casertano.

Schiavone ha gia' consegnato alla Commissione la copia di alcuni documenti, gia' a disposizione della Direzione Nazionale Antimafia che riguardano non solo amministrazioni della Campania, ma anche della provincia di Massa Carrara, documentazione nella quale c'e' elenco delle societa' e dei camion che trasportavano i rifiuti. Della proposta di interrare fusti tossici, ne parla con il cugino boss e con un altro esponente di spicco dei Casalesi, che gioa' erano nell'affare, racconta, “con dei signori di Arezzo, Firenze, Milano e Genova”. I rifiuti tossici e nocivi venivano occultati attraverso imprese del clan in scavi abusivi e la gestione di questo business riusciva a garantire al clan “un compenso di 7-10 milioni (di lire, ndr) l'ettaro”.

SCHIAVONE NEL 1997: “MORIRANNO TUTTI DI CANCRO”

“Da quando l'affare rifiuti e' diventato un affare autorizzato dal clan gli abitanti della zona del Casertano rischiano di morire tutti di cancro entro vent'anni. Non credo che si salveranno: Casapesenna, Casal di Principe, Castel Volturno, non hanno speranze”. Cosi', il pentito del clan dei Casalesi, Carmine Schiavone, nel corso dell'audizione dell'ottobre del 1997 davanti alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo di rifiuti. Verbali che solo oggi sono diventati pubblici dopo la rimozione del segreto. “Quel traffico veniva gia' attuato in precedenza. Gli abitanti del paese rischiano tutti di morire di cancro entro 20 anni; non credo infatti che si salveranno: gli abitanti di paesi come Casapesenna, Casal di Principe, Castel Volturno e cosi' via, avranno, forse, venti anni di vita”, ribadisce. Spiega poi: “C'erano camion che arrivavano dalla Germania, camion che trasportavano fanghi nucleari, che sono stati scaricati nelle discariche, sulle quali sono stati poi effettuati rilevamenti tramite elicotteri.

Li' ci sono i bufali e non cresce piu' l'erba. C'erano rifiuti anche da Genova, Massa Carrara, La Spezia e Milano. Erano sostanze tossiche, come fanghi industriali, rifiuti di ogni tipo di lavorazione”. Schiavone racconta anche degli affari milionari della cosca. “Con i soldi del traffico di rifiuti – dice – si pagavano i mensili agli affiliati, le spese per i latitanti, gli avvocati, circa 2 miliari e mezzo di lire al mese, comprese le spese extra. Per l'immondizia entravano nelle casse del clan dei Casalesi circa 600-700 milioni di lire al mese”.