Piattaforma dei pensionati

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Quali sono i capisaldi necessari per assicurare una decorosa pensione ai lavoratori e lavoratrici, al termine della loro attività lavorativa, quando il potere finanziario ha già modificato i meccanismi di calcolo, assicurandosi un ottimo rendimento attuale -per loro- e causando un futuro rendimento da fame per gli attuali lavoratori e lavoratrici?

Da oltre un anno un’associazione tra gruppi di pensionati (ALPI) di cui fanno parte i due Comitati di Base dei pensionati di Roma e Napoli si sta battendo perché venga reintrodotto l’aggancio delle pensioni alle dinamiche salariali. I pensionati però si sono convinti che non è possibile difendere da soli le pensioni senza una visione generale del problema e senza che i lavoratori attivi si facciano carico di iniziative e conflitti  contro il percorso di controriforme che ha demolito l’efficacia e le garanzie che avevano caratterizzato il sistema pensionistico italiano fino al 1992. I gruppi di Pensionati sono quindi impegnati alla costruzione di una piattaforma sulle pensioni che coinvolga lavoratori attivi e pensionati. Quello che segue è un primo documento sul quale vorremmo che i lavoratori interloquissero e si pronunciassero per arrivare ad una piattaforma condivisa e ad iniziative comuni.

VERSO UNA PIATTAFORMA DI OBIETTIVI PER IL MOVIMENTO DEI PENSIONATI E DEI LAVORATORI

 In questi ultimi anni si è affermata tra i pensionati autorganizzati la parola d’ordine e la rivendicazione del ripristino dell’AGGANCIO DELLE PENSIONI ALLE DINAMICHE SALARIALI. L’obiettivo evidente di questa parola d’ordine è stato quello di ripristinare un meccanismo di perequazione delle pensioni efficace che difendesse il loro valore d’acquisto dall’erosione dell’inflazione.

 Ma la scelta di questa parola d’ordine ha avuto anche altre ragioni non meno importanti. Essa ha consentito e consente una trasmissione e condivisione di esperienze tra generazioni di pensionati diverse, quelli che hanno vissuto  l’esperienza, fino al 1992, di questo aggancio delle pensioni ai salari come strumento di difesa e di copertura reale dal rischio di impoverimento nel tempo delle pensioni, e di collegamento con la più vasta classe dei lavoratori che consentiva di partecipare alla vita ed alla crescita del mondo del lavoro. Inoltre la chiarezza e la forza di questo obiettivo è servita e serve tutt’ora da collante tra pensionati ed associazioni, molto diverse per provenienza lavorativa, ed esperienze sociali e sindacali.

L’aggancio delle pensioni alle dinamiche dei salari deve perciò restare fondamentale ma suggerisce anche altri obiettivi da rivendicare che siano in grado di rafforzare i legami tra i lavoratori in quiescenza (pensionati) e tra questi e i lavoratori attivi.

L’aggancio delle pensioni ai salari si e’ storicamente realizzato, in Italia, nel 1975 come ultimo anello di una catena di progressiva evoluzione del sistema pensionistico che in quel tempo ha raggiunto il più alto livello di garanzia e di difesa dei lavoratori nel nostro paese.

Questo lungo percorso evolutivo ha costruito nel secondo dopoguerra un sistema non solo efficace dal punto di vista della copertura del rischio di invalidità  e vecchiaia dei lavoratori e delle loro famiglie (reversibilità), ma ha costituito un sistema coerente e coeso molto efficiente anche dal punto di vista economico che ha portato al suo compimento e alla massima copertura dei lavoratori senza mai registrare una defaillance finanziaria o economica. Anzi per molti anni e ancora fino ad oggi gli enti previdenziali e l’INPS in particolare hanno costituito una “cassaforte” per i governi per usare i risparmi dei lavoratori a fini non previdenziali.

Le tappe fondamentali di questo percorso migliorativo possono essere considerate:

  1. Sistema previdenziale interamente pubblico.

    Il dettato costituzionale recita (Art.38):

I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.   …

Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.”

   In attuazione di questo dettato il nostro sistema pensionistico è nato e deve restare previdenziale, il suo finanziamento deve essere effettuato attraverso i contributi dei lavoratori attivi e delle imprese. Dobbiamo rifiutare ogni deriva assistenzialistica che prevede il sistema pensionistico a carico della fiscalità generale (welfare anglosassone) in cui la ridottissima pensione pubblica avrebbe carattere caritativo e alla mercé della “bontà” dei governi, al posto del diritto esigibile sancito dalla Costituzione. Rifiutiamo un sistema che preveda una pensione pubblica sempre più ridotta ed una sistema di prodotti finanziari privati, individuali che la integrino (pensioni private complementari).

2. Accumulo delle risorse ed una loro distribuzione in pensioni  “a ripartizione

Sistema a ripartizione significa che le pensioni vengono pagate direttamente con le risorse dei contributi previdenziali pagati dai lavoratori attivi. Non vi è in questo sistema nessun passaggio delle risorse risparmiate dai lavoratori nel mercato finanziario, in nessuna forma.

Questo sistema ha garantito le pensioni da tutte le crisi e tracolli finanziari crack di banche, fallimenti di compagnie di assicurazioni. Quindi in sistema particolarmente evoluto proprio in seguito alle ricorrenti crisi finanziarie, economiche o belliche che periodicamente hanno falcidiato i risparmi dei lavoratori e azzerato le pensioni. Proprio in questa ultima crisi il sistema previdenziale pubblico a ripartizione ha costituito un baluardo nella difesa del risparmio dei lavoratori ed un potente volano di ridistribuzione che consente di vivere le crisi in modo meno violento e con un volano economico che consente le uscite dalle crisi. 3.Calcolo delle pensioni con il sistema retributivo.

Il calcolo delle pensioni con il sistema retributivo è indispensabile se si vuole che l’importo della pensione sia in ogni circostanza uguale o prossimo all’importo dell’ultima mensilità di retribuzione (attualmente, la pensione arriva a coprire fino all’ 80% dell’ultimo stipendio: “tasso di sostituzione”). Costituisce la più decisa garanzia che l’importo delle pensioni sia in misura “in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e  alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa” (Costituzione Art. 36). Inoltre prendere come base di calcolo le retribuzioni significa salvaguardare il carattere solidaristico e generale delle pensioni, legate e garantite dalla crescita dei salari ed alla crescita della occupazione (massa salariale in generale). Rifiutiamo il sistema contributivo, individuale che isola i lavoratori, che non tiene conto della precarietà e delle difficoltà che i lavoratori affrontano nel corso della vita con periodi oggettivamente non coperti da alcun contributo previdenziale.

Ecco, questi sono i tre capisaldi che consentono e richiedono una perequazione sistematica e automatica dei salari alle dinamiche salariali e retributive dei lavoratori attivi. Sono tre capisaldi che il nostro paese ha sperimentato con grande efficacia ed efficienza sia sul versante delle garanzie delle pensioni sia della sua sicurezza e compatibilità economica, fino al 1992 quando ad opera del governo Amato è cominciata la demolizione del sistema pensionistico pubblico proprio a partire dalla cancellazione  della perequazione delle pensioni attraverso l’aggancio alle dinamiche salariali.

Invitiamo singoli pensionati o pensionandi interessati all’informazione, a restare in collegamento con altri pensionati Cobas, a lavorare insieme alla costituzione di gruppi o Cobas dei pensionati a telefonare alla sede nazionale di Roma tel. 0670452452 dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 13 e lasciare a Massimo i riferimenti per essere contattati (E-mail, telefono, indirizzo).

In ogni caso segnaliamo il sito internet COBAS Pensionati in cui viene pubblicato mensilmente un giornale dedicato alle pensioni e ai problemi collegati.

Fulvio Freschi pensionati Roma