Infermiere-angelo che paga il ticket a una paziente senza soldi e ora rischia il licenziamento

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Singolare storia quella accaduta il 25 di gennaio di quest’anno nella Asl numero 1 di Massa Carrara, dove una donna già avanti con gli anni accompagna la figlia febbricitante a fare delle analisi. Le ha prescritte il medico curante, forse non è nulla di grave ma è necessario averne la certezza. La madre si avvicina allo sportello del centro prenotazioni, è preoccupata per la salute della ragazza, per lei quella visita è importante. Quando le chiedono di saldare prima il ticket il suo sangue però si gela: i soldi non li ha. Una circolare dell’Azienda Sanitaria, modificando la prassi di una volta, vieta le visite senza il pagamento in anticipo, dunque la donna dovrà tornare a casa, con quella ragazza emaciata e tante preoccupazioni in testa. Possibile che la burocrazia, persino nella sanità, sia tanto insensibile e conti più una disposizione interna della salute di un essere umano? Eppure è così, e la signora si prepara ad andarsene col fardello della frustrazione addosso.

Ma gli angeli esistono, non sempre sono eterei, biondi e con le ali immacolate, a volte assumono le sembianze di un giovane bruno, capelli lunghi e barba nera, occhi buoni e camice celeste. Le ali che lo muovono sono fatte di quella solidarietà genetica tipica delle persone poco avvezze a ignorare i bisogni altrui. Marco Lenzoni, infermiere del centro prelievi della Asl n. 1 di Massa Carrara, del resto ha molta dimestichezza con l’onerosa attitudine: volontario storico della Croce Rossa, ha prestato la sua opera durante l’emergenza dei profughi albanesi nel ‘90, prendendo con la sua famiglia in affidamento temporaneo anche due bambini di quella nazionalità, ha combattuto per i diritti umani dei prigionieri curdi e turchi e svolge attività sindacale. Così quando assiste a quella scena non sopporta, non ci pensa su due volte e tira fuori dalle tasche gli euro necessari per la visita di quella ragazza sconosciuta. La donna più anziana lo ringrazia e, in cuor suo, pensa davvero a un angelo piovuto dal cielo. Il comportamento di Marco è da citare ad esempio, da meritare un applauso e una medaglia, eppure quell'atto di bontà rischia di creargli un mare di problemi, addirittura di fargli perdere il posto di lavoro.

Lenzoni denuncia pubblicamente l’accaduto e i giornali locali riprendono le sue dichiarazioni. Quel gesto non piace ai dirigenti della Asl, quel gesto e quello che esso scatena. Partono una serie di botta e risposta tra lui e la direzione, in particolare la direttrice generale Maria Teresa De Lauretis, che rimbalzano sui media locali. “La posizione assunta dall’infermiere discredita in modo subdolo e strumentale l’immagine dell’Azienda, già fortemente lesa dai gravi fatti degli scorsi anni – si legge in una nota – Per l’uso strumentale dell’accaduto e la grave lesione che ne è conseguita all’immagine dell’Azienda e del Servizio sanitario pubblico, oltre che per le offese personali al Direttore Generale, questa Direzione avvierà i procedimenti disciplinari necessari nei confronti dell’infermiere“. Certi comportamenti inoltre – fa notare la dirigenza della Asl di Massa – favoriscono i comportamenti dei “furbetti” sempre propensi a non pagare le prestazioni.

Lenzoni risponde con una lettera: “Il mio è un gesto di luce in un'azienda oscurata da tante ombre”, scrive. Semmai “dovrebbero stanare i furbetti che in precedenza hanno causato il buco milionario che riguarda la Asl e per il quale c’è chi è finito in carcere”, afferma. E poi “perché una cosa essenziale come il diritto alla salute si deve per forza pagare in anteprima anche in caso di emergenza?” Marco non sa farsene una ragione e ce lo spiega bene nella lunga conversazione telefonica. “Mettendo insieme l’acuirsi della crisi, le tante famiglie incapaci di arrivare a fine mese e la nuova direttiva della Asl – sostiene – si nega di fatto il diritto alla salute dei cittadini”. Ma a suo dire esiste anche un problema di etica professionale. “Vale per me infermiere come per il medico – afferma con convinzione – : se un paziente ha bisogno di una visita non possiamo dire di no, e non deve interessare se può pagare o meno, il diritto alla salute è un bene fondamentale e non c’è denaro che tenga”.

Ma all’indomani della denuncia fatta come delegato sindacale l’azienda interviene sulla stampa senza comunicargli nulla direttamente. “Sostengono che ho danneggiato gravemente l’immagine della Asl e questo potrebbe comportare perfino il licenziamento – racconta Lenzoni – Li ho fatti apparire come cattivi, e ciò non gli è piaciuto”. L’infermiere giura di “non aver mai offeso alcuno, tanto meno insultato la direttrice”. L’azienda dal canto suo riconosce la bontà del gesto del dipendente, pur condannandone le modalità. Sarebbe dunque il caso di trovare una soluzione sensata ad una vicenda che ha raggiunto per altro una dimensione nazionale. A difesa dell’infermiere, che venerdì parteciperà a Mattino Cinque su Canale 5, si è mobilitato il Web e il tam tam è arrivato anche a noi di Tiscali che lo abbiamo voluto contattare, così come avremmo voluto ascoltare direttamente le ragioni della dottoressa De Lauretis, ma era occupata e la sua segreteria ci ha dirottato sulle Relazioni Esterne dell'azienda.

A risponderci è stata Roberta Valerio, referente del settore. “La contestazione non si riferisce al bel gesto fatto da Lenzoni – chiarisce preliminarmente – ma alle modalità con cui si è sviluppata la vicenda. Nel botta e risposta sollevato dalla querelle c’è stata poi una dichiarazione del nostro direttore generale fatta a caldo su dichiarazioni del dipendente risultate pesanti. Ma giovedì l’azienda lo incontrerà per una verifica interna e io mi auguro si risolva tutto nel miglior modo possibile. Capiamo anche noi il contesto nazionale di difficoltà economica in cui il fatto si è svolto, ma è ovvio che all’interno di una struttura ci sono regole da rispettare da parte degli operatori altrimenti sarebbe il caos assoluto. Se poi la critica vuol essere rivolta più in generale a certe scelte normative regionali piuttosto che nazionali allora ben venga un dibattito, ma deve essere fatto nei luoghi giusti, con strumenti e modalità opportune”.

Ben venga anche il chiarimento basato sul buon senso allora. Un chiarimento necessario per Marco Lenzoni, lavoratore malato di altruismo. “Sapendo che l’azienda mi vuole licenziare vado al lavoro con uno stato d’animo intollerabile – confessa l’infermiere – Poi il problema di base esiste sempre. Vedo persone che vanno dal dermatologo per farsi esaminare un neo che potrebbe essere solo un problema estetico ma anche un tumore e invece devo mandarle via perché non hanno i soldi per pagare. Con quale spirito posso far bene la mia professione? Io la notte non ci dormo”. Che dire? Forse solo farsi una domanda: la bontà di un uomo può essere sanzionabile? Una storia paradossale quella di Marco Lenzoni, angelo in camice trasformato in diavolo da ricacciare all’inferno, paradigma – forse – di un'Italia malata e cinica, sempre più avvezza a quadrar bilanci che a salvar persone.

di Ignazio Dessì