Il mio voto è andato ad un lavoratore e non alla CGIL

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La nostra lista dei Comitati di Base della sanità, nella Asl Lecce, per le elezioni delle Rappresentanze Sindacali Unitarie non è stata presentata per problemi organizzativi.
Astenermi e non votare, per protestare, di motivi ne avrei avuti a iosa. Ma questa è attività che di solito non pratico. Perché alla base della mia formazione, politico-sindacale, c’è la critica, ma non la rinuncia ad esprimere un voto.
E pertanto sono andato a votare per le Rsu, al seggio allestito sul mio posto di lavoro presso l’Ospedale di Galatina.
Pur conscio dei limiti di ogni singolo eletto. Limiti che un incaricato, materialmente, incontra nell’assemblea Rsu, che si convoca, si e no, due volte in quattro anni di mandato. Una delegazione che andrà a trattare, con la direzione aziendale, che sarà sempre decisa dalle segreterie sindacali confederali. Insomma una Rsu ormai svuotata, priva di potere decisionale, dove il vero potere è in capo ad un segretario burocrate, ben pagato e stipendiato.

E dico questo perché negli anni passati, per ben due volte, sono stato eletto delegato con i COBAS e le difficoltà non sono state poche a far prevalere, in quel consesso, il mio punto di vista antagonista.
Inoltre, conosco la fatica a far emergere la propria posizione sindacale, che dovrebbe essere quella degli interessi generali dei lavoratori contro la direzione aziendale e contro le stesse segreterie, le burocrazie sindacali confederali.

Oggi ho votato per un lavoratore della Confederazione Generale Italiana del Lavoro che in questi ultimi anni, proprio in questo posto di lavoro, ha subìto rappresaglie e vendette, vere e proprie, indescrivibili.
Spostamenti, con continui ordini di servizio; deferito in commissione disciplina, per futili motivi; verifiche ed, illegali, accertamenti sul posto di lavoro, al fine di creare uno stato d’ansia generalizzato che a volte ha compromesso lo stato psico-fisico, dello stesso lavoratore.

In sintesi, è stato fatto bersaglio di attacchi, politico-sindacali, da parte delle direzioni, su indicazione di altre segreterie confederali. Solo perché era riuscito, lo dico da leale antagonista, a fare proseliti per quell’organizzazione.
Ma a volte, la capacità, l’abilità, di occuparsi e dedicarsi agli altri non sempre viene premiata, anzi.
Come delegato Rsu la Cgil – ma perché devo dirlo io? – avrebbe dovuto difendere, gratificare e garantire, nonché tutelare, il lavoratore-delegato.

Perché la Cgil, in questo modo ha ancora una volta perso l’occasione di preservare le stesse prerogative sindacali di quell’operatore e, attraverso lui, i diritti sindacali della propria associazione e degli stessi lavoratori tutti.
Il mio voto, dunque, non è andato alla CGIL:
sindacato ormai da decenni non più conflittuale, ma appiattito sulle direttive delle direzioni aziendali;
una Cgil che collabora ai tavoli ministeriali col governo Draghi, assecondando la linea lacrime e sangue;
una Cgil timida sulle dichiarazioni da fare contro la guerra in Ucraina e contro l’aumento degli armamenti militari;
una Cgil che ha esponenti sindacali che “prestano”, vergognosamente, “la propria disponibilità” a direttori felloni che in alcuni ospedali, della nostra provincia, perseguitano e vessano i lavoratori.

Il mio voto, pertanto, è andato ad un lavoratore!
Maurizio Maccagnano,
Sindacalista dissidente dei COBAS Sanità di Lecce

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