L’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori (o meglio la sua cancellazione) vale anche per il Pubblico Impiego

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Infatti, l'art 33 del decreto legislativo 165/2001, il quale prevede che nella Pubblica Amministrazione, in caso di eccedenze negli organici, alle Rsu e ai sindacati spetti solo il diritto di essere semplicemente informati, stabilisce che “La comunicazione deve contenere l'indicazione dei motivi che determinano la situazione di eccedenza; dei motivi tecnici e organizzativi per i quali si ritiene di non poter adottare misure idonee a riassorbire le eccedenze all'interno della medesima amministrazione; del numero, della collocazione, delle qualifiche del personale eccedente, nonché del personale abitualmente impiegato, delle eventuali proposte per risolvere la situazione di eccedenza e dei relativi tempi di attuazione, delle eventuali misure programmate per fronteggiare le conseguenze sul piano sociale dell'attuazione delle proposte medesime”.

Il decreto prevede anche il ricorso ai contratti flessibili e ai contratti di solidarietà, ma qualora non si possa ricollocare il personale, se ne prevede il collocamento in disponibilità “con un'indennità pari all'80 per cento dello stipendio e dell'indennità integrativa speciale, con esclusione di qualsiasi altro emolumento retributivo comunque denominato, per la durata massima di ventiquattro mesi”. L'eccedenza di organico rappresenta, quindi, “giustificato motivo oggettivo” per licenziare nel pubblico impiego. Per fare un esempio: un ente locale o un'azienda sanitaria, in crisi economica con debiti e mancato rispetto del cosiddetto “patto di stabilità”, possono collocare un certo numero di dipendenti in mobilità per 24 mesi, al termine dei quali scatterebbe il licenziamento, giustificato dal fatto che il dissesto economico sarebbe certificato da atti scritti difficilmente contestabili (e, di conseguenza, il giudice non potrebbe nemmeno annullare il licenziamento come discriminatorio, anche se lo fosse davvero) Di questi argomenti il sindacalismo ufficiale poco dice ai lavoratori e alle lavoratrici. Già a metà marzo, il Ministro Patroni Griffi annunciava un nuovo protocollo sul lavoro pubblico entro la fine dell'anno. E il quotidiano di Confindustria, “Il Sole 24 ore”, ribadiva l'impegno del governo a trovare “misure convergenti” tra pubblico e privato in materia di lavoro, invitando le Amministrazioni a snellire gli organici. Tradotto in altri termini: dopo la Grecia, adesso tocca all'Italia, dove il governo Monti intende ridurre il numero dei dipendenti pubblici. Per questo, non c'è da stare tranquilli, anzi occorre mobilitarsi da subito. Tra l'altro, la stessa indennità di mobilità è sotto l'attacco del governo, che col disegno di legge su art. 18 e ammortizzatori sociali mira a ridurla a 12 mesi per i lavoratori sotto i 55 anni e a 18 mesi per quelli sopra i 55 anni.

La lotta va estesa dalle fabbriche ai dipendenti pubblici!!!

Cobas Pubblico Impiego Lecce