Manovra: licenziamenti più facili col sì dei sindacati si potrà licenziare.

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Sacconi: nessuna libertà di licenziare. Emendamento della maggioranza approvato in Senato. Intese azienda-territorio in deroga a leggi e contratti.

I contratti di lavoro sottoscritti a livello aziendale o territoriale “operano anche in deroga alle disposizioni di legge” e “alle relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali”. E' quanto esplicita un emendamento alla manovra, presentato dalla maggioranza e approvato dalla Commissione Bilancio del Senato. Tra le materie per le quali è possibile la deroga dalla legge e dai contratti nazionali figura anche il licenziamento.

Sarà possibile licenziare senza giusta causa se il sindacato aziendale è d'accordo. E' quanto previsto da un emendamento alla manovra presentato dalla maggioranza e approvato in Commissione Bilancio del Senato.

Col sì dei sindacati si potrà licenziare:  un emendamento presentato dalla maggioranza prevede che le intese sottoscritte a livello aziendale o territoriale possano derogare a leggi sul lavoro, comprese quelle sul licenziamento, e alle relative norme contenute nei contratti nazionali.

Recepito l'accordo interconfederale del 28 giugno: un secondo emendamento, firmato dal relatore Antonio Azzollini e accolto dalla Commissione, precisa, con implicito riferimento all'accordo sindacale del 28 giugno scorso, che l'efficacia delle intese sottoscritte a livello aziendale o territoriale, riguarda “tutti i lavoratori interessati a condizione di essere sottoscritte sulla base di un criterio maggioritario relative alle predette rappresentanze sindacali” realmente rappresentative. La sostanza è che tra le materie per le quali sarebbe possibile andare in deroga dalla legge e dai contratti nazionali figura anche il licenziamento e col sì dei sindacati si potrà licenziare.

La Cigl è infuriata, soddisfatta la Cisl, il Pd denuncia l'avventurismo del governo ma il ministro Sacconi è tranquillo: non c'è nessuna liberta di licenziare. Le intese sottoscritte a livello aziendale o territoriale, è stato deciso dal Senato, possono derogare a leggi sul lavoro, comprese quelle sul licenziamento, e alle relative norme contenute nei contratti nazionali. Resta salvo il rispetto della Costituzione, dei vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro. Nel testo tra l'altro si esplicita che le intese valide saranno non solo quelle “sottoscritte a livello aziendale o territoriale da associazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale” (come già prevedeva il testo della manovra) ma si aggiunge che anche le associazioni “territoriali” avranno la possibilità di realizzare specifiche intese “con efficacia nei confronti di tutti i lavoratori interessati” su temi come la “le mansioni del lavoratore, i contratti a termine, l'orario di lavoro, le modalità di assunzione, le conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro, fatta eccezione per il licenziamento discriminatorio” e per le problematiche legate alle lavoratrici madri. Le modifiche volute dalla maggioranza hanno determinato l'immediata reazione della Cgil. Per il numero uno di Corso d'Italia, Susanna Camusso, “le modifiche volute dalla maggioranza di governo all'articolo 8 indicano la volontà di annullare il contratto collettivo nazionale di lavoro e di cancellare lo Statuto dei lavoratori, e non solo l'articolo 18, in violazione dell'articolo 39 della Costituzione e di tutti i principi di uguaglianza sul lavoro che la Costituzione stessa richiama. Infine – ha aggiunto – negano il principio di rappresentatività che non può che essere dato dall'iscrizione al sindacato e dal voto dei lavoratori che viene invece escluso dalle modalità previste dall'articolo 8″. Secondo la Camusso, questa iniziativa scava un profondo solco verso Cisl e Uil e solo una rinuncia alle modifiche dell'articolo 8 possono indurre a riproporre l'unità sindacale. Di tutt'altro avviso il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, secondo cui le modifiche all'articolo 8 introdotte dalla Commissione Bilancio del Senato ” è inequivoco che non possono modificare le norme di rango superiore come i fondamentali principi costituzionali o di carattere comunitario e internazionale. Anche per quanto riguarda il delicato tema dei licenziamenti le intese possono solo intervenire sul modo di sanzionare quelli senza giusta causa”. “Non ha senso – ha sottolineato Sacconi – parlare di libertà di licenziare o usare altre semplificazioni che non corrispondono, neppure lontanamente, alla oggettività della norma”. Senza appello il giudizio del Pd. “Abbiamo un governo avventurista e irresponsabile che in un momento difficilissimo per il paese pensa di ricavare qualche soddisfazione provocando rotture e divisioni nel corpo sociale. Quel che è avvenuto oggi sull'articolo 8 deve essere rimediato in Parlamento: si torni all'accordo del 28 giugno e si parta da lì per una stagione nuova di concertazione, per uno sforzo comune volto ad affrontare la crisi”, ha detto il Segretario nazionale, Pier Luigi Bersani. 

Manovra, Camusso: Modifiche annullano Statuto, non solo art.18

Le modifiche volute dalla maggioranza di governo all'articolo 8 indicano la volontà di annullare il contratto collettivo nazionale di lavoro e di cancellare lo Statuto dei lavoratori, e non solo l'articolo 18, in violazione dell'articolo 39 della Costituzione e di tutti i principi di uguaglianza sul lavoro che la Costituzione stessa richiama. E' l'allarme che lancia il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, dopo le modifiche apportate in commissione Bilancio del Senato all'articolo 8 della manovra che dà ulteriori poteri ai contratti aziendali.

“Il governo sconfitto sulle pensioni vuole ora distruggere l'autonomia e l'autorevolezza del sindacato e, così come per le pensioni, i segretari di Cisl e Uil non si accorgono di quello che sta succedendo e parlano d'altro”, afferma il segretario generale della Cgil, commentando l'emendamento della maggioranza sull'articolo 8 della manovra in tema di 'contrattazione collettiva di prossimità.

Per il numero uno di Corso d'Italia “le modifiche volute dalla maggioranza di governo all'articolo 8 indicano la volontà di annullare il contratto collettivo nazionale di lavoro e di cancellare lo Statuto dei lavoratori, e non solo l'articolo 18, in violazione dell'articolo 39 della Costituzione e di tutti i principi di uguaglianza sul lavoro che la Costituzione stessa richiama. Infine – aggiunge – negano il principio di rappresentatività che non può che essere dato dall'iscrizione al sindacato e dal voto dei lavoratori che viene invece escluso dalle modalità previste dall'articolo 8”.