Querele temerarie. Il giornalismo d’inchiesta è un presidio democratico di importanza vitale.

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Oggi una giornalista si difende davanti a un giudice della Procura di Milano da una nuova querela, per aver scritto di una vicenda, quella della Banca di Credito Cooperativo di Terra d’Otranto, su cui non una giornalista ma un territorio intero chiede venga fatta luce fino in fondo.
Le ipotesi al vaglio della magistratura salentina sono di dominio pubblico e riguardano più livelli insieme, quello della politica, della mafia e degli affari locali. Si indaga per estorsione aggravata da metodo mafioso, per violenza e intimidazioni varie. Sullo sfondo, il controllo del piccolo istituto di credito di Terra d’Otranto e l’ipotesi di un suo coinvolgimento nel riciclaggio di denaro sporco, della SCU per la precisione.
Due considerazioni.
Esiste un bisogno di trasparenza e legalità condiviso dal territorio. Coincide con il bisogno di accertamento di verità. Con il bisogno di isolamento di ogni persona interessata dalle responsabilità eventualmente accertate e di ripristino di agibilità democratica degli spazi interessati, si tratti del campo politico o di quello del mondo dell’informazione.
Di questa vicenda interessa che si dipani l’eventuale intreccio tra politica, mafia e affari e si restituisca pulizia al mondo della politica e dell’intrapresa.
Nondimeno però, che il mondo dell’informazione, del giornalismo in particolare, non subisca l’uso, sempre più ricorrente, dello strumento giuridico di tutela della querela per diffamazione.
Tra le tante querele che si contano, l’osservatorio “Ossigeno per l’informazione” calcola che il 40% di queste siano querele temerarie. Querele cioè che insistono sulla condizione diffusa di precarietà del giornalista (“contratti” precari, compensi risibili e deresponsabilizzazione dell’editore) per condizionarne l’operato. In definitiva, per compromettere la libertà di informazione.
Anche su questo dovrà esprimersi un giudice.
Anche su questo dovrebbe esprimersi la politica e non solo per porre un argine all’abuso di uno strumento giuridico ma soprattutto per sottrarre alla precarietà il mondo dell’informazione e, ovviamente, quello del lavoro. Per evitare che a farsi sempre più precaria sia pure la libertà di informazione, già fortemente compromessa.
Oggi riguarda una giornalista, Fabiana Pacella, impegna il suo avvocato, ma riguarda e dovrebbe impegnare tutti, nessuno escluso.

#LucaRuberti

Ruberti Luca

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