Referendum Antinucleare in Sardegna, plebiscito contro le centrali nucleari: vittoria del “Si” con il 97,14%

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La Sardegna si unisce in un solidale sì per dire no alle centrali nucleari.

Nel clima politico delle elezioni amministrative 2011 viene inserito anche il Referendum sul nucleare in Sardegna. Mentre l’elettorato attivo della penisola veniva chiamato alle urne per decidere amministratori e sindaci comunali e provinciali, l’isola fa da apripista al referendum sul nucleare che coinvolgerà il 12 e 13 giugno prossimo tutta Italia, o almeno si spera.

Dalla Sardegna arriva un segnale forte di coesione e protesta contro la creazioni di nuovi siti e lo stoccaggio di scorie radioattive; il quorum viene superato ed il “Si” al quesito proposto sfiora quasi un risultato plebiscitario: il 97,14% dei sardi è contrario e nega la presenza di nuove centrali sul territorio.

Malgrado la disinformazione e il silenzio da parte dei media la democrazia si è fatta valere grazie ad alcuni comitati come Vota Sì per fermare il nucleare e altri attivisti ambientalisti.

La voce che si alza dal popolo sardo viene accolta con soddisfazione dagli esponenti politici, come il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, che ha dichiarato: “Quella antinucleare è una convinzione radicata. Certo anche il disastro giapponese ha aiutato nel far maturare le coscienze, il rifiuto sancito oggi con il referendum è un segno di democrazia. In Sardegna dobbiamo puntare sulle energie rinnovabili, come il fotovoltaico che sta facendo registrare progressi tecnici incredibili“.

Il Governo fa marcia indietro sul nucleare o almeno lo si spera considerando che rappresenterebbe una scelta dannosa, insicura e volta a uno sviluppo selvaggio.

Del referendum se ne parla così poco che si teme venga soppresso alle prossime consultazioni della Camera, trovando un escamotage che non cancelli lo spettro del nucleare per sempre.

Oltre a quello sulla costruzione e riattivazione delle centrali, i quesiti del referendum 2011, toccheranno altri temi di importanza vitale per la società civile, come la privatizzazione dell’acqua ed il legittimo impedimento.

Fonte: http://magazine.ciaopeople.com/ di Laura Balbi

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