Riforma dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori, anche la Cei con la Cgil e i Cobas.

0
0

“Bisogna chiedersi, davanti alla questione dei licenziamenti, chiamati elegantemente, con un eufemismo, flessibilità in uscita, se il lavoratore è persona o merce“. E' il commento di monsignor Giancarlo Bregantini, intervenuto sulla riforma del lavoro. Per il presidente della commissione Lavoro, giustizia e pace della Cei, “lasciare fuori la Cgil dalla riforma sarebbe un grave errore mentre l'articolo 18 andrebbe esteso a tutti i lavoratori“.

La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, dal canto suo ha avvisato che “qualsiasi ipotesi di indebolimento della posizione sull'articolo 18 per noi non è accettabile”. Mentre il leader del Pd, Pierluigi Bersani, ha chiarito che “il Pd non accetterà diktat tipo prendere o lasciare”.

La leader Cgil, Susanna Camusso, ha annunciato che “si apre oggi una grande battaglia e una grande sfida nel Paese e nella comunicazione, nei territori e nei luoghi di lavoro. L`obiettivo di questa battaglia deve essere quello di radicali proposte di modifica ai provvedimenti del governo da presentare all`insieme del Parlamento”. Con la riforma del mercato del lavoro delineata dal governo, ha proseguito la leader del sindacato, cheha proclamato ieri 16 ore di sciopero, “si è demolito l`effetto di deterrenza dell`art. 18 aprendo all`unilateralità del potere aziendale nella vita concreta nei luoghi di lavoro”. La Cgil ha chiamato tutta l`organizzazione a gestire le ore di sciopero per una “fase di mobilitazione assolutamente straordinaria” attraverso una campagna massiccia di assemblee, anche con ore di sciopero, una raccolta di firme, iniziative verso le singole imprese, manifestazioni davanti al ministero del Welfare dei lavoratori in accordi di mobilità, in esodo o licenziati, ma presidi anche davanti ai ministeri della Funzione pubblica e dell'Istruzione. Il direttivo nazionale della Cgil valuta inoltre “grave e inaccettabile” il modo con il quale il governo ha inteso concludere il negoziato.

Nel vertice pomeridiano Monti ha detto alle parti sociali che “oggi non si ritorna sulla flessibilità in uscita, domani l'intera riforma sarà in Cdm“. Ha altresì assicurato l'impegno per “evitare abusi”.

Furioso Di Pietro, il quale ha detto che la modifica all'articolo 18 è “la stupida e arrogante pretesa del nuovo padrone, sobrio, ma sempre padrone”, ovvero “Monti che fa il Berlusconi. O fa un passo indietro con umiltà o deve fare le valigie e andare a casa“. Inoltre, sempre per il leader Idv, la questione “mette a rischio la maggioranza parlamentare“, e “il Pd già da ieri doveva prendere una posizione netta: se non lo ha fatto dimostra che non ha più il contatto con la realtà”.

Il Fondo monetario internazionale, invece, ha fatto sapere per bocca di David Hawley, vicedirettore del dipartimento relazioni esterne: “Diamo il benvenuto agli sforzi per migliorare l'efficienza del mercato del lavoro e per ridurre il divario che separa il posto fisso dai precari”.

Caro Monti, Fornero e David Hawley potreste gentilmente andare …………….. a casa vostra!