Il massacro dello spending review è ufficiale!

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Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge “disposizioni urgenti per la riduzione della spesa pubblica a servizi invariati” il famigerato spending review. Con gli interventi odierni il “risparmio” per lo Stato sarà di 4,5 miliardi per il 2012, di 10,5 miliardi per il 2013 e di 11 miliardi per il 2014.

Secondo le veline governative esso permetterà di evitare l’aumento di due punti percentuali dell’IVA per gli ultimi tre mesi del 2012 e per il primo semestre del 2013.

“Grazie al risparmio ottenuto” sarà inoltre possibile estendere la clausola di salvaguardia in materia pensionistica prevista ad altri 55.000 soggetti, i cosiddetti esodati, anche se maturano i requisiti per l’accesso al pensionamento successivamente al 31 dicembre 2011.

E comunque questo “sforzo” di Monti lascerà al palo altre decine di migliaia di esodati.

Come se non bastasse, in questo regime di manovre permanenti, sarà adottato a breve un terzo provvedimento di spending review. Esso riguarderà le agevolazioni fiscali, la revisione strutturale della spesa e i contributi pubblici.

Come alibi di questo massacro il governo si fa forte degli oltre 135.000 messaggi di cittadini che hanno aderito alla consultazione pubblica, segnalando al Governo “sprechi, inefficienze e disservizi” della pubblica amministrazione.

PUBBLICO IMPIEGO

La mannaia della riduzione delle dotazioni organiche delle pubbliche amministrazioni, l’organizzazione degli uffici pubblici e la soppressione di enti e società, bontà loro, si è basata sull’elaborazione svolta dai Ministeri.

Il programma di riduzione – che non si applica al comparto scuola e AFAM, alle strutture del comparto sicurezza, al Corpo nazionale dei vigili del fuoco, al personale amministrativo

operante presso gli Uffici giudiziari e al personale della magistratura – si svilupperà nei seguenti interventi:

– le Amministrazioni dello Stato, incluse quelle ad ordinamento autonomo, le agenzie fiscali,

– gli enti pubblici – economici e non – e gli enti di ricerca, fermo restando la riduzione degli

organici da operare ai sensi del decreto legge 138 del 2011, dovranno procedere ad una

ulteriore riduzione degli uffici di livello generale e di livello non generale, e delle relative dotazioni organiche, non inferiore al 20% di quelli esistenti. E inoltre procedere a una rideterminazione delle dotazioni organiche del personale non dirigenziale non inferiore al 10%, che in soldoni significa subito 24 mila statali da tagliare, per arrivare a circa 300 mila ai quali si applicheranno le regole ordinarie previste per la mobilità, ovvero due anni all’80% dello stipendio tabellare e poi…… tutti a casa!

– le Forze armate ridurranno il totale generale degli organici in misura non inferiore al 10%.

– Per il personale in soprannumero si procede, in primo luogo, alla risoluzione unilaterale

del rapporto di lavoro nei confronti dei dipendenti che, in base alla disciplina vigente prima dell’entrata in vigore dell’ultima riforma introdotta dal decreto legge n. 201 del 2011, avrebbero ottenuto la decorrenza del trattamento pensionistico entro il 31 dicembre 2014. Il trattamento di fine rapporto sarà corrisposto al momento della maturazione del diritto alla corresponsione.

Ovvero vince l’accoppiata prepensionamenti e mobilità!

Per quanto riguarda poi il valore dei buoni pasto attribuiti al personale, anche di qualifica dirigenziale, viene stabilito il limite per tutti a 7 Euro, ovvero al ribasso e lontano dal costo della vita che, con il fermo dei contratti, galoppa senza pietà.

Le ferie e i riposi spettanti al personale, non danno diritto alla corresponsione di trattamenti economici sostitutivi Vi è poi una riorganizzazione degli uffici periferici e un accorpamento generale su base regionale addirittura interregionale.

Viene annunciata la riduzione, tutta da verificare, delle spese in materia di parco auto e di incarichi di consulenza e viene abrogata la normativa sulla Vice Dirigenza.

Invece di intervenire sull’ambiente dei posti di lavoro gli uffici, ci saranno gli uffici-pollaio

con un parametro di riferimento compreso tra i 12 e i 20 metri quadrati per addetto per i nuovi uffici, mentre per i vecchi sarà tra i 20 e i 25 metri quadrati.

Ci sarà una riduzione della spesa dei MINISTERI e degli ENTI TERRITORIALI ovvero meno servizi ai cittadini, meno scuole, trasporti, servizi sociali.

RIDUZIONE E ACCORPAMENTO PROVINCE

Il decreto interviene anche sulle province, prevedendone la riduzione e l’accorpamento, con l’obiettivo di dimezzare il numero attuale.

La riduzione avverrà sulla base di due criteri: il primo è la dimensione territoriale, il secondo è la popolazione. Entro la fine dell’anno sarà completato il piano di accorpamenti.

I Comuni capoluogo di Regione sono esclusi dagli interventi di accorpamento e riduzione. Le province che “restano in vita” avranno le seguenti competenze: ambiente (soprattutto per il settore discariche); trasporti e viabilità (anche per quanto attiene la costruzione, la classificazione e la gestione delle strade). Vengono devolute ai Comuni tutte le altre competenze che finora lo Stato aveva attribuito alle province.

Entro il 1° gennaio 2014 vengono istituite le Città metropolitane, dieci in tutto: Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria. Contestualmente, verranno soppresse le relative province.

PUBBLICA ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ, ENTI DI RICERCA

Per quanto riguarda la pubblica istruzione, l’Università e gli Enti di ricerca le misure principali sono le seguenti:

– personale del Miur presso scuole estere e MAE. Si opera una riduzione del personale scolastico comandato presso il MAE con funzioni di coordinamento e gestione delle scuole italiane all'estero. Di concerto, si opera una ulteriore riduzione anche del personale dei docenti impiegati presso le scuole italiane all'estero;

– personale inidoneo a insegnamento. Con questa norma si prevede di impiegare il personale dichiarato inidoneo all'insegnamento ma con mantenuta capacita lavorativa, in attività amministrative presso le stesse scuole, nell'ambito regionale;

– utilizzo del personale docente in esubero. Viene previsto l'utilizzo in particolare dei docenti senza cattedra per attività di docenza in materie affini;

– vincoli al turn over per il sistema universitario statale e per gli enti di ricerca. Si prevede per le università e gli enti di ricerca l'adeguamento alla normativa già in vigore preso le altre pubbliche amministrazioni, in materia di limitazione alle nuove assunzioni;

– vengono stanziati beffardamente altri soldi per le università non statali.

SANITÀ

Viene programmata una riduzione dei costi sanitari sulle condizioni di acquisto e fornitura di beni e servizi., sulla spesa per farmaci e per dispositivi medici, sull’acquisto di prestazioni sanitarie da soggetti privati accreditati.

Non viene detto che l’intervento sulla spesa sanitaria significherà ospedali da chiudere e 18 mila posti letto da sopprimere, con alcune Regioni già nel panico su come e dove suddividere tagli e riduzioni. Insomma uno degli attacchi peggiori e più catastrofici degli ultimi anni a questo settore pubblico, chiave per gli interessi della popolazione.

Insomma una ennesima manovra monstre che segue la soppressione a livello nazionale di tribunali e procure, dei Monopoli, accorpati nell’Agenzia delle Dogane e dell’Agenzia del Territorio accorpato nelle Entrate, col definitivo disinnesco della lotta all’evasione fiscale.

E non si parla assolutamente di ridurre le spese militari, le missioni di “guerra-pace”, di introdurre una vera patrimoniale sulle grandi finanze speculative.

Il tutto nel disinteresse del quadro politico e parlamentare, con qualche flebile lamentoconfederale.

Ci vorrebbe ben altro che il silenzio e l’accondiscendenza più o meno generale, servirebbe una vera e propria sollevazione di massa