Il Ministro Salute scrive a malato «Sì, il telefonino può far venire cancro»

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Da quando gli hanno diagnosticato il tumore al cervello, tra una terapia e l’altra, ha preso le sue precauzioni: al telefonino risponde solo con il «viva voce». E si tiene alla larga, per quanto possibile, da reti Wi-fi. Preferisce mantenere l’anonimato perché – dice – non vuol essere considerato un «paladino», né farsi pubblicità con il dramma personale, ma intende raccontare la sua storia per tentare di fare breccia in un argomento su cui ruotano tanti, troppi interrogativi. La domanda principe è: il cellulare fa davvero male alla salute? Il protagonista di questa vicenda, un avvocato potentino, l’ha girata al Ministero della Salute, segnalando che alcuni medici avevano in qualche modo messo in relazione l’utilizzo («eccessivo, per la verità», dice) del telefonino e il cancro che lo ha colpito. La prima lettera non ha avuto seguito, ma alla seconda ha ricevuto una risposta che, nella sua ambiguità, contribuisce ad alimentare i sospetti di chi crede che i cellulari siano fonte di guai seri per la salute.

Ecco cosa scrive il Ministero: «Il tema di possibili rischi per la salute conseguenti all’utilizzo del telefono cellulare è alla costante attenzione anche a seguito della classificazione stabilita dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di agente possibilmente cancerogeno per l’uomo a causa dei campi elettromagnetici in radiofrequenza». Ma poi aggiunge: «Attraverso studi epidemiologici la stessa Agenzia ha evidenziato limitata cancerogenicità tra gli utilizzatori del telefonino in relazione al tumore maligno del cervello e del nervo acustico, mentre l’evidenza è stata giudicata inadeguata per altri tipi di cancro o esposizione».

Il giudizio di limitata cancerogenicità implica – e lo fa rilevare sempre il Ministero – che sia stata osservata comunque un’associazione positiva tra l’esposizione al cellulare e lo sviluppo di tumori. Traduzione: c’è un collegamento tra malattia e utilizzo del telefonino. Non a caso, a conclusione della lettera, il Ministero suggerisce l’avvio di una campagna di informazione al pubblico «al fine di promuovere e incoraggiare un utilizzo responsabile del telefono, soprattutto in relazione all’uso da parte dei bambini».

L’avvocato potentino commenta la risposta alla sua lettera condensando il tutto in un pensiero: «Ci dicono che il telefonino è cancerogeno seppur a cangerogenità limitata. Qualcosa, insomma, c’è. D’altra parte – aggiunge – in molti libretti di istruzione dei cellulari viene consigliato di tenere l’apparecchio a qualche centimetro di distanza dall'orecchio. Se le ditte costruttrici scrivono questo, forse sarebbe opportuno dare un'informazione più completa e più chiara. Ne va della salute dei cittadini».

di MASSIMO BRANCATI