La maledizione del settennato

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L’attuale presidente della repubblica conferma la fondatezza della leggenda metropolitana della maledizione del settennato, per cui l’ultimo presidente è sempre peggiore di quelli che lo hanno preceduto. Quello attuale ha sponsorizzato l’aggressione alla Libia, con la violazione della Costituzione che diventa un dettaglio di fronte al fatto di non aver difeso gli interessi nazionali, che coincidevano con il mantenimento al potere di Gheddafi, e di aver permesso perciò la venuta meno della Libia dall’ambito della sfera di influenza italiana, come hanno sempre previsto i taciti accordi tra le potenze occidentali, cioè che le ex colonie rimanessero nell’ambito di riferimento degli ex paesi colonizzatori. Poi, ci ha regalato un golpe “bianco” che ci ha imposto un governo portatore non di interessi nazionali, ma di quelli dei poteri forti transnazionali ed, infine…, dicono che il veleno è nella coda… si è inventato due commissioni che dovrebbero lavorare per dare indicazioni utili al parlamento per fare delle “riforme” istituzionali ed affrontare i nodi economici e sociali. Ci dicono che la sua dichiarazione di rimanere nel pieno delle sue funzioni fino all’ultimo secondo del suo mandato sia stata dettata anche da una telefonata intercorsa con Draghi. Se una volta Vienna condizionava la nomina del papa, perché oggi non dovrebbe farlo Washington?

E il vaticano, se una volta era attento agli interessi dell’impero austro-ungarico, perché oggi non dovrebbe esserlo a quelli dell’impero statunitense?

 Se gli Stati Uniti sono riusciti a far eleggere papa un loro uomo di fiducia, quello polacco per non fare giri di parole, perché non avrebbero dovuto farlo con il presidente della repubblica italiana?

Tutto si può dire dell’attuale presidente della repubblica tranne che non conosca la gratitudine e non sia riconoscente a chi a quel posto ce lo ha messo.

Ma che democrazia è se le decisioni che contano per un paese vengono prese fuori dagli ambiti istituzionali deputati a questo?

Abbiamo continuamente la conferma che il parlamento è stato esautorato ed è diventato una “camera notarile” di decisioni che vengono prese altrove da organizzazioni internazionali, non frutto di elezioni, ma emanazione degli interessi delle multinazionali anglo-americane e dei circoli atlantici.

Queste due commissioni composte in parte da parlamentari, ma anche da personaggi che nessuna/o ha eletto, rappresentative di alcuni ma non di tutti i partiti, sulla cui collocazione e sui cui interessi stendiamo un velo pietoso, dovrebbero dare delle indicazioni al parlamento per delle “riforme” a tutto campo.

Hanno detto che tra i dieci “saggi” non c’è nemmeno una donna, ma anche se ci fosse stata sarebbe stata scelta con gli stessi criteri con cui sono stati scelti i maschi e avrebbe rappresentato gli stessi interessi.

Alcune riflessioni.

 Ma un governo che è in carica per l’ordinaria amministrazione, può prendere delle decisioni che, invece, spettano ad un governo nel pieno delle sue funzioni? Ma, nel dettato costituzionale, non sono deputate le commissioni a fare le proposte legislative?

 E’ chiaro che ci troviamo di fronte ad una forzatura della Costituzione che è tesa sia a rinviare nuove elezioni, che potrebbero avvenire così in un quadro mutato, più favorevole agli interessi delle multinazionali anglo-americane,ma, soprattutto si vuole, attraverso questa soluzione, far passare tramite il nuovo parlamento scelte impegnative e vincolanti per il paese ed anche per il futuro governo. In pratica, il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, cioè di quello che è riuscito al PD e sodali con la nomina di Grasso a presidente del Senato. Non ci interessa l’emarginazione politica di Bersani, la resa dei conti dentro il PD e la polpetta avvelenata che tutto ciò rappresenta nei confronti del Movimento 5 Stelle che se non voterà le proposte dei “saggi” verrà ritenuto responsabile dell’ingovernabilità del paese e se le voterà, rendendosi quindi corresponsabile di quelle scelte, perderà la carica di rottura verso il sistema con evidente suo ridimensionamento alle prossime elezioni. SeL, poi, rimane imperturbabile rispetto a tutto ciò perché il suo obiettivo di tornare in parlamento lo ha già raggiunto e tutto il resto, comprese tutte le variabili possibili, lo ha messo in preventivo. L’importante per il gruppo dirigente è la propria sistemazione. Veramente degli aristocratici! Après moi, le déluge! Queste alchimie le lasciamo ad un ceto politico che intende la politica solo e soltanto in questo modo.

A noi interessa che un governo formalmente in carica, ma delegittimato dal voto, ed un parlamento espressione sì del voto, ma depotenziato del suo ruolo, si dovrebbero accingere a fare scelte forti per completare l’architrave di una costruzione giuridico-costituzionale-economica che consegnerà il paese agli interessi delle multinazionali anglo-americane. Siamo in piena violazione della Costituzione.

Alle ferite del passato, la guerra alla Jugoslavia, i finanziamenti pubblici alle scuole private… oggi si aggiungono quelle all’art.94 terzo comma e all’art.89 primo comma che riguardano la fiducia del governo e la controfirma del ministro competente per gli atti presidenziali perché l’art. 90 della Costituzione stessa sancisce che il presidente della repubblica è politicamente irresponsabile dei suoi atti. A tutto questo si aggiunga che non è stata fatta la nomina del nuovo capo della polizia e che si fa finta di dimenticare che il comandante generale dell’arma dei carabinieri ha raggiunto i limiti ( invalicabili) di età per esercitare il suo mandato. A conferma che questi non sono certamente ruoli tecnici, ma svolgono e hanno funzioni politiche. L’Italia è sotto attacco e, più precisamente, lo sono le italiane e gli italiani nella loro stragrande maggioranza. Si sta assistendo ad un passaggio epocale: da paese a sovranità limitata, occupato militarmente dagli USA attraverso le basi Nato e il controllo dei Servizi, stiamo diventando colonia e sta avvenendo un esproprio delle ricchezze a tutto campo.

Le aziende di Stato sono già state quasi tutte vendute, soprattutto con il governo Prodi.

Oggi si vuole colonizzare l’Italia mettendo le mani sul patrimonio economico personale degli italiani/e.

Non soddisfatti di aver smantellato lo stato sociale, le regole del mondo del lavoro, la previdenza pubblica, la sanità, la scuola e l’università dello Stato, oggi si vogliono drenare le ricchezze private e si potenzia l’apparato repressivo in tutte le sue articolazioni poliziesche, giudiziarie, mediatiche, oggi il salto di qualità è l’espropriazione dei risparmi e delle proprietà private degli italiani/e.

Oggi a Cipro, domani in Italia. Ciò che ha fatto il governo Amato è stato solo un antipasto.

Da qui l’ossessione di abolire il contante per ogni forma di transazione, il controllo dei conti bancari, il redditometro e la rintracciabilità di ogni movimento economico del cittadino/a con gli alibi, perché di alibi si tratta, di volta in volta evocati, della lotta agli sprechi, ai fannulloni, agli evasori fiscali.

E’ un attacco a tutto campo che non riguarda solo e soltanto quelli definiti per semplicità lavoratori e lavoratrici, ma investe la piccola e media borghesia, le piccole e medie imprese, i liberi professionisti, i lavoratori cognitivi socializzati dall’università.

E’ in atto una scomposizione sociale che vede emergere una iper-borghesia i cui interessi non coincidono più con quelli nazionali e i cui destini non sono più legati ad altre componenti borghesi che, una volta, erano l’ossatura del dominio borghese in questo paese. E la tutela di questi interessi in campo politico è garantita dal PD. Naturalmente, in seconda battuta, dai partitini, dalle organizzazioni, dalle sigle, di volta in volta inventate, di quelle/i che del PD sono reggicoda.

Il PD è al servizio di una dottrina economica, di una visione ideologica, intesa come lettura onnicomprensiva della società, che è il neoliberismo, forma compiuta dell’autoespansione del capitale, espressione dello sviluppo a cui è arrivato e che comporta la distruzione delle economie marginali qui da noi e di quelle di sussistenza nel terzo mondo.

Il neoliberismo non è la prova della crisi del capitalismo, ma è la forma compiuta del suo sviluppo.

Da qui le guerre neocoloniali e l’impoverimento sociale, economico e culturale di strati sempre maggiori della popolazione.

Le guerre neocoloniali hanno come contraltare nell’ambito nazionale, la guerra alla stragrande maggioranza dei cittadini/e.

Da qui l’inconsistenza, se non la complicità, delle prefiche della non violenza e delle vestali della legalità, lo “smarrimento” dei pacifisti e dei verdi, lo stravolgimento del significato di parole come “riformismo” e “socialdemocrazia”.

Bisogna ricominciare daccapo.

Dallo smascherare il ruolo dei riformisti e dei socialdemocratici in Italia. In altri paesi si chiamano diversamente, ma, qui da noi, si chiamano PD annessi, connessi e collaterali e media di riferimento.

Il PD e i suoi alleati non sono di sinistra, sono partiti reazionari, con forti connotati clericali e punte fasciste, sono i missionari del verbo neoliberista in questo paese.

Hanno screditato l’idea di sinistra, consegnando tanta parte delle periferie e dei giovani al fascismo, hanno usato strumentalmente le lotte delle diversità, dei migranti, delle donne tanto che l’idea di femminismo è ormai associata a lotte corporative e utilitaristiche.

Bisogna recuperare il ruolo della politica, ridare al parlamento la centralità legislativa, reintrodurre il proporzionale, l’immunità parlamentare, abolire l’ineleggibilità a causa di condanne giudiziarie…..

Allo stato attuale in cui le scelte vengono fatte altrove, da Istituzioni non nominate dai cittadini/e, ma dominate da monopoli e cartelli portatori di specifici interessi che non coincidono né con quelli delle singole nazioni, né con quelli della stragrande maggioranza dei loro abitanti, viene fuori in tutta la sua ampiezza il perché dell’inutilità della partecipazione alle elezioni.

Rifiuto elettorale non più inteso come mancanza di fiducia nei confronti della casta politica, sintetizzato nella famosa scheda annullata con le parole “e adesso mangiatevi anche questa!”, ma un’astensione dalle elezioni intesa come presa d’atto dell’inutilità delle istituzioni preposte alle scelte.

E’ una società che, per certi versi, sta riconducendo i paesi, e l’Italia non fa eccezione, alle condizioni sociali ottocentesche. Semmai, le anomalie italiane sono il blocco borghese che fa resistenza e ha in Berlusconi il riferimento e la presenza di un elettorato che vota il M5S. Ma il primo è destinato alla sconfitta e i grillini o accetteranno di vendersi o nei loro confronti si innescherà una campagna di delegittimazione giuridico mediatica. Basterà un intervento congiunto di magistratura e Servizi, nonché qualche dissidente interno per spazzarli via in una sola nottata.

A proposito del M5S va notato che commentatori che si autodefiniscono di tono ed intellettuali che si piccano di fare raffinate analisi, mettono in luce i limiti dell’impostazione politica e delle proposte, nonché l’ingenuità, dei grillini. Tutto condivisibile per certi versi, ma gli stessi quando si tratta di raccontare gli attuali partiti e gli uomini delle istituzioni partoriscono favolette, a conferma degli interessi che rappresentano e al servizio di chi sono. La stagione che stiamo vivendo non è il frutto di una crisi congiunturale, non è leggibile con la teoria dei cicli, ma è il frutto dell’autoespansione del capitale.

Una delle novità più grandi è la rottura del blocco sociale dominante.

L’attacco alla piccola e media borghesia è di classe, nel senso compiuto del termine, cioè alle loro condizioni materiali di vita.

Ci troviamo di fronte ad un passaggio irreversibile ed è pia illusione quella di coloro che pensano che dopo la tempesta tornerà la quiete.

Dopo ci troveremo molto più povere/i e molto meno libere/i di ieri.

Questa è una società ottocentesca per le condizioni economico-sociali che sta impostando, è una società feudale per la mancanza di prospettive di mobilità sociale e per il ritorno delle corporazioni, è una società nazista per l’abolizione della forme organizzate di mediazione politica e per la pretesa dello Stato di porsi come Stato etico.E’ nata una iper-borghesia transnazionale dai connotati aristocratici. La borghesia, nella sua stragrande maggioranza, è ritornata al ruolo di servizio che aveva ai tempi della monarchia. Lo scompaginamento sociale in atto ci deve spingere ad una ricomposizione foriera di alleanze di classe fra tutti i segmenti subalterni a vario titolo della società.

Dobbiamo rifare la rivoluzione francese.

di Elisabetta Teghil