“Resistere una settimana” l’appello No Tav viaggia sul web.

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Tutti i siti della rete del movimento da ieri richiamano gli attivista ad accorrere a Chiomonte per bloccare l'inizio dei lavori. Sindaci della Valsusa istituiscono un Comitato di crisi. La Questura: “Sequestrate oltre 700 pietre la scorsa notte”  di OTTAVIA GIUSTETTI Parte dal web la mobilitazione No Tav che dopo la “resistenza” della scorsa notte si organizza per far fronte a nuovi tentativi di partenza del cantiere. Già ieri sera sulla moltitudine di siti Internet della rete che ha messo le basi già negli anni Ottanta ma che negli utimi dieci anni è diventata efficientissima, è partito il tam tam dei richiami alla popolazione, numerosi venivano invitati a raggiungere Chiomonte per non permettere agli operai di iniziare i lavori. Adesso l'obiettivo è invece resistere per un'altra settimana nel tentativo di far saltare l'appuntamento con i finanziamenti europei (“E questa sera alle 18:30 ci sarà un'assemblea. I segnali sono chiari – scirve il Movimento – dobbiamo resistere una settimana. Una soltanto e saltano i fondi europei”). Da Legambiente ai grillini, alle reti dei centri sociali fino ai comitati nati in Val di Susa, molti siti web hanno una finestra anche sui social network e proprio da lì chiamano a raccolta gli attivisti.

Barricate contro l'apertura del cantiere

Le immagini delle telecamere di sorveglianza

A volte la catena di appelli resta “inceppata” nelle tecnologie e il passaparola dai telefoni cellulari si dimostra meno efficace del web. Così su uno dei siti più attivi si trovano messaggi come questo: “E' da stamattina intorno alle 9 che circolano continui messaggi via sms di allarmi a Chiomonte e di truppe in avvicinamento. Molto probabilmente sono di chi si è svegliato questa mattina e a rimesso in moto la catena di sms di questa notte. Evitiamo e falsi allarmi e controlliamo sempre la fonte, è logorante ogni dieci minuti dover tel. alla Maddalena per essere rassicurati. Invece bisogna far girare messaggi che quel luogo da oggi va vissuto come è stato Venaus nel 2005. Chiunque abbia tempo libero deve andare a Chiomonte e possibilmente non a mani vuote. Buon cibo e buon bere hanno sempre allietato i nostri presidi resistenti. Questo può essere quello decisivo e tutti noi dobbiamo fare uno sforzo per esserci e mobilitare più persone possibili. Dobbiamo essere in tanti e determinati perché dopo 20 anni di lotte oggi dobbiamo dimostrare il nostro amore per la nostra Valle. A Chiomonte!!!”

“Tutte le strade di accesso – è scritto in un bollettino diramato all'alba sul web – sono difese da imponenti barricate. Naturalmente sono passate solo poche ore dall'inizio dell'attacco. Sicuramente si tratterà di consolidare questi primi risultati favorevoli. Occorre prepararsi a una resistenza lunga, difficile e intelligente”. Da un altro sito si apprende che i sindaci della Valle di Susa si sono riuniti nella notte, nella sede della Comunità Montana, a Bussoleno, e hanno istituito un Comitato di crisi e scritto al Prefetto di Torino chiedendo un incontro urgente. I sindaci sono fortemente critici sull'iter seguito “per l'autorizzazione del progetto, l'affidamento dei lavori e l'avvio dei cantieri”. Nelle procedure ci sono state, secondo gli amministratori valsusini, “forti carenze” come, ad esempio, nella “gestione dei rapporti con gli enti territoriali che hanno manifestato la loro opposizione alla nuova linea ferroviaria” e che per questo “sono stati esclusi dai tavoli di confronto”. I sindaci della valle dichiarano “di essere disponibili a tutti i confronti possibili con chi intende gestire questa fase secondo corrette procedure”.

Dopo la sassaiola della scorsa notte a La Maddalena stamattina la Questura ha riferito di aver sequestrato oltre 700 pietre, alcune di grosse dimensioni, per un peso totale superiore ai 120 chili, lanciate dai dimostranti verso operai e forze dell'ordine, utilizzando presumibilmente anche delle fionde. La sassaiola – ha riferito la Questura – è cominciata quando sul posto sono giunti i mezzi e gli operai delle ditte incaricate di aprire un varco autostradale di servizio per l'accesso dei mezzi nell'area dove dovrebbe sorgere il cantiere.

 

Fonte: La Repubblica del 24.05.2011