ALBANO LAZIALE : assemblea pubblica sul servizio postale 10 Ottobre 2012 dalle ore 17:00 alle ore 20:00 c/o palazzina VESPIGNANI (adiacente museo comunale)

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Assemblea pubblica in difesa:

– DEI SERVIZI POSTALI DI RECAPITO E BANCOPOSTA.

– DEL LAVORO.

– DEI BENI COMUNI.

ai pesanti disagi subiti dagli utenti nei servizi di recapito e bancoposta, poste italiane vuole rispondere così

– CHIUSURA DI 1.100 UFFICI POSTALI “MINORI”, VALE A DIRE NON REDDITIZI.

– “RAZIONALIZZAZIONE” (aperture ridotte) DI ALTRI 600.

-TAGLIO DI 12.000 POSTI DI LAVORO NEL RECAPITO.

IL TUTTO ENTRO QUEST’ANNO.

Interventi in perfetta sintonia con i programmi di finte “liberalizzazioni” volute dal governo e dai poteri finanziari.

Per le poste il progetto è di scorporare il bancoposta da Poste italiane per trasformarlo in una nuova banca e la cessione del servizio di recapito a tutti i soggetti, grandi e piccoli che, di volta in volta, si aggiudicheranno territori e fette di servizio.

Per i lavoratori condizioni di lavoro sempre peggiori; per gli utenti diverrà pressoché impossibile individuare i responsabili di eventuali disservizi (vale per tutti, l’esempio delle bollette dell’acqua, appaltate da un’altra società e delle quali tutti chiedevano notizie a Poste). Questa sarà la fine del servizio pubblico in quanto gli appaltatori dei vari lotti si spenderanno solo per quei contesti geografici, urbani e sociali che potranno garantire utili sicuri, infatti, scomparendo con Poste Italiane, ogni obbligo di garantire il servizio universale, l’attenzione sarà focalizzata solo sul profitto. Inoltre, venendo di fatto a mancare il soggetto pubblico, non si potrà parlare di “liberalizzazione” ma di vera e propria “privatizzazione”.

Il trionfo del profitto sulla pubblica utilità!!

Qualche dato:

Con la trasformazione in S.p.A, si sono persi in azienda più di 100.000 posti di lavoro con conseguente aumento del carico di lavoro su chi è rimasto e una logica diminuzione della qualità del servizio offerto.

NEL RECAPITO, con la“riorganizzazione” del 2006 (la prima di forte impatto) si sono persi circa 2.500 posti di lavoro ed è iniziato il processo, ancora in atto,diaccorpamento degli uffici di recapito presso i CPD; nel 2005 gli uffici di recapito erano 5.048, uno in ogni comune, nel 2011 ne erano rimasti 2.924 (dati Poste) e sono ancora in diminuzione. I CPD e i CSD spesso sono molto distanti dai comuni di riferimento e mal serviti dal trasporto pubblico,questo costringe gli utenti a percorrere anche decine di chilometri per recuperare pacchi, raccomandate e posta che non arriva. Miracolosamente, gli utili di bilancio passarono da 349 milioni di euro del 2005 a 676 nel 2006 e 843 nel 2007.

La “riorganizzazione” del luglio 2010 ha tagliato altri 5.857 posti di lavoro nel recapito ed ha portato la sostanziale cancellazione del servizio di recapito il sabato.

NEL BANCOPOSTA,tra alti e bassi, per lo più dovuti a spostamenti “di comodo” a seguito delle varie riorganizzazioni del recapito, sempre dal 2005 ad oggi, a fronte dell’eccezionale aumento dei servizi offerti, il personale è rimasto pressoché invariato (59.678 dipendenti nel 2005; 60.076 nel 2011) e, anche a causa dell’inadeguatezza delle postazioni di lavoro, non può assolutamente offrire un servizio di qualità.

Poste Italiane, da anni, ha bilanci in attivo (in milioni di euro:904 nel 2009; 1.081 nel 2010; 846 nel 2011) ma, di questi soldi, non una lira è stata usata per migliorare le condizioni di lavoro ed il servizio.

Si sta preparando La fine del servizio postale universale e della tutela del piccolo risparmio garantiti da Poste Italiane.

Per 12.000 lavoratori,quasi il 10% dei 130.000 posti di lavoro che si stima andranno persi in Italia nel 2012 per la crisi, (dati Unioncamere) con la riforma dell’articolo 18 e la presunta passività del recapito, si prospettano mobilità, cassa integrazione e cessione di ramo d’azienda e perdita del lavoro.

Niente più prepensionamenti, dopo lo svecchiamento del 2010, gli esodati,le nuove leggi e l’aumento dell’età pensionabile; non più ricollocamento nel bancoposta, destinato a tagli ben peggiori con la trasformazione in banca.

Se questi progetti andranno a termine, Poste italiane S.p.A., il cui unico azionista è il Ministero dell’Economia e Finanze, produrrà nei prossimi anni un’enorme numero di nuovi disoccupati rendendosi responsabile di un pesante aggravamento della situazione economica e sociale italiana.

Altro elemento che merita grande attenzione è la relazione che lega Poste italiane alla Cassa depositi e Prestiti.

La C.D.P. raccoglie il risparmio che 12 milioni di italiani affidano a poste mediante libretti e buoni postali, (circa 250 milioni l’anno) e da sempre usa questo denaro per concedere agli enti locali mutui a tassi agevolati per gestire le spese pubbliche.

Dal 2003 la Cassa è stata trasformata in S.p.A. con l’ingresso del 30% di fondazioni bancarie, con la scomparsa di Poste e la trasformazione del bancoposta in banca, cosa ne sarà di tutto questo denaro? A chi potranno affidare i loro piccoli risparmi gli italiani? A chi potranno rivolgersi gli enti locali e come potranno sostenere le spese per la gestione della cosa pubblica e dei beni comuni?

Il Cobas poste ha sempre combattuto la privatizzazione di Poste a favore di un ritorno ad una sua gestione pubblica nella convinzione che i servizi pubblici non debbano essere oggetto di lucro; per questo oggi, siamo contrari a questi progetti che rappresentano una vera e propria corsa alla privatizzazione totale dei servizi postali.

Per informare i cittadini, le amministrazioni, i movimenti e le associazioni, di quanto sta accadendo, abbiamo pensato ad un’assemblea pubblica che, partendo dai Comuni serviti dal centro di distribuzione di Albano, è aperta a tutte le realtà di Roma e provincia.

ASSEMBLEA PUBBLICA: COMUNICATO – INVITO AI CITTADINI.

Tutti negli ultimi tempi abbiamo avuto modo di lamentarci per la posta che non arriva e per le file agli sportelli postali. Non tutti sappiamo perché questo accade.

Proviamo a dare delle risposte.

Poste italiane è, dal 1998 una S.p.A,anche se l’azionista unico è ilMinistero dell’Economia, la gestione è divenuta quella di una società privata che ha comeprimo obbiettivo il profitto al il quale si sacrificano le condizioni di lavoro dei dipendenti e la qualità del servizio offerto.

Con la trasformazione in S.p.A, si sono persi in azienda più di 100.000 posti di lavoro con conseguente aumento del carico di lavoro su chi è rimasto e una logica diminuzione della qualità del servizio offerto.

NEL RECAPITOcon la “riorganizzazione” del 2006 (la prima di forte impatto) si sono persi circa 2.500 posti di lavoro ed è iniziato il processo, ancora in atto, di accorpamento degli uffici di recapito presso i CPD;  nel 2005 gli uffici di recapito erano 5.048, uno in ogni comune, nel 2011 ne erano rimasti 2.924 (dati Poste) e sono ancora in diminuzione.  I CPD e i CSD spesso sono molto distanti dai comuni di riferimento e mal serviti dal trasporto pubblico,questo costringe gli utenti a percorrere anche decine di chilometri per recuperare pacchi, raccomandate e posta che non arriva. Miracolosamente, gli utili di bilancio passarono da 349 milioni di euro del 2005 a 676 nel 2006 e 843 nel 2007.

La “riorganizzazione” del luglio 2010 ha tagliato altri 5.857 posti di lavoro nel recapito ed ha portato la sostanziale cancellazione del servizio di recapito il sabato.

NEL BANCOPOSTA,tra alti e bassi, per lo più dovuti a spostamenti “di comodo” a seguito delle varie riorganizzazioni del recapito, sempre dal 2005 ad oggi,a fronte dell’eccezionale aumento dei servizi offerti, il personale è rimasto pressoché invariato (59.678 dipendenti nel 2005; 60.076 nel 2011) e, anche a causa dell’inadeguatezza delle postazioni di lavoro, non può assolutamente offrire un servizio di qualità.

Poste Italiane, da anni, ha bilanci in attivo(in milioni di euro: 904 nel 2009; 1.081 nel 2010; 846 nel 2011) ma, di questi soldi, non una lira è stata usata per migliorare le condizioni di lavoro ed il servizio.

Ora Poste italiane propone altri due progetti di “riorganizzazione” che prevedono:

il taglio di ulteriori 12.000 portalettere;

la chiusura di 1.200 uffici postali “minori” e la “razionalizzazione” (aperture a giorni alterni o comunque ridotte) per altri 600.IL TUTTO ENTRO IL 2012!!(per Poste gli uffici “minori” sono quelli che non rendono a sufficienza).

Questi interventi preparano lascomparsa di Poste italiane, in perfetta sintonia con i programmi di “liberalizzazioni” voluti dal governo e dai poteri finanziariil cui progetto è di scorporare ilbancopostada Poste per trasformarlo in una nuova banca e la cessione del servizio di recapito a tutti i soggetti, grandi e piccoli che, di volta in volta, si aggiudicheranno territori e fette di servizio.

Per i lavoratori condizioni di lavoro sempre peggiori;per gli utenti diverrà pressoché impossibile individuare i responsabili di eventuali disservizi (vale per tutti, l’esempio delle bollette dell’acqua, appaltate da un’altra società e delle quali tutti chiedevano notizie a Poste). Questa sarà la fine del servizio pubblico in quanto gli appaltatori dei vari lotti si spenderanno solo per quei contesti geografici, urbani e sociali che potranno garantire utili sicuri, infatti, scomparendo con Poste Italiane, ogni obbligo di garantire il servizio universale, l’attenzione sarà focalizzata solo sul profitto. Inoltre, venendo di fatto a mancare il soggetto pubblico, non si potrà parlare di “liberalizzazione” ma di vera e propria “privatizzazione”.

Il trionfo del profitto sulla pubblica utilità!!

Non possiamo aspettare ancora.

Il servizio di recapito per il suo ruolo di connessione sociale e il bancoposta per la funzione di tutela del piccolo risparmio che 12 milioni di italiani affidano alle poste ogni anno mediante libretti e buoni postali sono un bene di tutti.

Inoltre, forse non tutti sanno che la Cassa Depositi e Prestiti raccoglie il risparmio postale, circa 250 milioni di euro con una liquidità di 130milioni e che, da sempre, con questo denaro di tutti, offre agli enti locali mutui a tasso agevolato per opere e servizi pubblici (la gestione pubblica dell’acqua passa per la possibilità dei comuni di gestire gli acquedotti).

ANCHE PER QUESTO, PENSIAMO CHE LE POSTE ITALIANE E I SERVIZI POSTALI, DEBBANO ESSERE CONSIDERATE UN BENE COMUNE.

Mettiamo un punto fermo, per difendere quello che abbiamo e riappropriarci di quanto ci è stato tolto.

Il sindacato Cobas, da sempre vicino a lavoratori, cittadini e movimenti che praticando la democrazia diretta, difendono pezzi di diritti e di civiltà, invita tutti a partecipare all’assemblea pubblica che ci svolgerà il

10 OTTOBRE 2012 ad ALBANO LAZIALE dalle ORE 17:00 alle ORE 20:00 presso la PALAZZINA VESPIGNANI (adiacente museo civico).