Del coronavirus e del controllo sociale: la questione delle carceri.

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Da qualche giorno in tutta Italia assistiamo a focolai di rivolta in diverse carceri con la stessa motivazione alla base: l’interruzione per due settimane dei colloqui con i familiari. Abbiamo partecipato al presidio indetto e gestito dai parenti dei detenuti del carcere di Bari per chiedere a gran voce l’amnistia e l’indulto per tutti, ascoltando chi non viene più considerato umano “perché ha sbagliato e deve pagare”.
Queste proteste possono essere ben capite se consideriamo due fattori: il primo è che questo provvedimento va a colpire una categoria di persone, che vivono già la propria esistenza in un regime di continua violazione dei diritti umani sotto il profilo sanitario, igienico ecc.; quindi, di fatto si aggrava una situazione di per se insostenibile e intollerabile. La seconda circostanza è che lo Stato, ancora incapace di affrontare la situazione attuale, impone un provvedimento liberticida solo per dare l’impressione di essere all’altezza della situazione.
Nelle stesse precarie condizioni vivono anche le migliaia di migranti rinchiusi in strutture di detenzione ed espulsione e soggetti ad uno stress psicologico fortissimo, proprio come i carcerati e le carcerate, se consideriamo che, oltre l’ansia da contagio, devono affrontare la paura dell’espulsione, non sospesa in seguito all’emergenza.
Le domande che ci poniamo sono: perché i congiunti non possono incontrare i propri cari ma gli assistenti sociali, gli educatori, le guardie, gli psicologi e gli amministrativi possono entrare ed uscire dal carcere? Il coronavirus è selettivo? Colpisce solo i parenti dei detenuti, o questo provvedimento è evidentemente contraddittorio e probabilmente peggiorativo? Se, come a Modena, verrà contagiato anche un solo detenuto, quanto ci metterà il virus a trasformare il carcere di Bari in un lazzaretto dato il sovraffollamento del 146%? Perché la popolazione carceraria deve pagare due volte questo stato di emergenza? Cosa si sta facendo per i malati oncologici o di patologie gravi, come per tutti i detenuti anziani, i soggetti più a rischio?
Noi riteniamo che la situazione in cui ci troviamo non può essere davvero capita e definita solo guardando all’ultimo mese, ma deve essere riferita al salasso a cui è stata sottoposta la sanità pubblica e all’atteggiamento poco previdente del Governo, prima che il virus arrivasse in Italia. Dagli ospedali giungono voci di pronto soccorso senza strumentazione adeguata per prevenire i contagi, infetti messi a contatto con non infetti per l’assenza di reparti dove isolare i primi; terapie intensive nei corridoi, medici e operatori sanitari che fanno turni massacranti per recuperare terreno nei confronti di un virus molto contagioso e l’assenza di momenti di formazione per il personale, come l’assenza di protocolli diffusi con canali ufficiali. Questa è la conseguenza di politiche che hanno saccheggiato il SSN e arricchito i padroni della sanità privata (circa 37 miliardi di euro di tagli alla sanità pubblica negli ultimi 10 anni, stornati in armamenti, grandi opere ecc..).
Concludiamo il nostro intervento esprimendo solidarietà con tutti i lavoratori e le lavoratrici della sanità che stanno affrontando questa situazione in una condizione di precarietà di mezzi e risorse. Il nostro pensiero va anche ai contagiati e ai loro parenti, le prime persone che stanno pagando lo scotto della situazione attuale. Ma siamo altresì solidali con i carcerati e i migranti rinchiusi, affermando che la miglior proposta per limitare li contagio e la diffusione nelle carceri sia un’amnistia sociale per decongestionare i tribunali e diminuire l’afflusso di persone nelle carceri e un indulto per svuotare le prigioni, che altro non sono che luoghi di violenza e oppressione.
Amnistia sociale e indulto subito!
Fuori dalle carceri e dai centri di detenzione amministrativa per immigrati!
Camera del Lavoro Auto organizzata Bari – COBAS Puglia

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