Ecco quanto costa la Chiesa al contribuente italiano

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a cura di Giacomo Grippa

Immaginate quanto ci costa mantenere uno Stato estero , uno pseudostato, un’entità fittizia e artificiale , un apparato che oltretutto si intromette spesso e pesantemente negli aspetti della vita del nostro Paese, anche mobilitando forze politiche e conducendo costose campagne di pressione rese possibili solo dall’enorme abbondanza di danaro di cui dispone. Chi conosce  i meccanismi  che arricchiscono la Chiesa a discapito delle finanze pubbliche  del nostro Paese  ? E perché nessun politico affronta questi argomenti ?

La Chiesa Cattolica ,con le sue gerarchie non elette dal popolo e non sottoposta a vincoli democratici , costa ai cittadini italiani più del sistema politico. Soltanto agli italiani , almeno in queste dimensioni. Non ai francesi , agli spagnoli, ai tedeschi , agli americani , che pure pagano come noi il costo della democrazia, magari con migliori risultati. Il sistema con l’ accordo del 1984 di revisione del Concordato , voluto da Bettino Craxi, e con la legge 222/85 di applicazione dell’intesa finanziaria in essa contenuta, configura un sistema di finanziamento pubblico affidato alla gestione della Conferenza Episcopale Italiana, la CEI. Non si tratta, infatti, di autofinanziamento, come si tentò di far credere in un primo momento, ma di autentico finanziamento diretto da parte dello Stato Italiano che copre non solo le spese del sostentamento del clero, come ai tempi della congrua, ma l’intera attività della Chiesa Cattolica.   Ne diamo qualche notizia , cominciando con i tributi all’erario che la Chiesa evade con l’autorizzazione legale dei Patti Lateranensi :

IRPEF:  (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) I dipendenti della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano sono esentati. Retribuzioni, pensioni e indennità di fine rapporto a propri impiegati e salariati, ancorché non stabili, sono esenti dall’Irpef e dall’imposta locale sui redditi.

IRES:  (Imposta sul reddito delle società) interamente assoggettato alla categoria del reddito d’impresa :un abbattimento del 50%  è previsto per una serie di soggetti tra cui gli enti di assistenza e beneficenza e gli altri enti il cui fine è equiparato per legge ai fini di assistenza ed istruzione. Agevolazioni che comunque escludono gli enti ecclesiastici non riconosciuti o quelli che, pur riconosciuti, svolgono un’attività commerciale. Nel caso di attività promiscua commerciale-religiosa gli enti ecclesiastici devono distinguere le diverse fonti d’entrata. Le operazioni di carattere commerciale sono soggette all’Iva (ma quelle religiose commerciali ospedaliere e didattiche) e tenute al codice fiscale e partita Iva. Il reddito da fabbricati di proprietà del Vaticano è inoltre esente da Ires, mentre i fabbricati destinati in maniera esclusiva al culto e quelli dei cimiteri non sono considerati produttivi di reddito, a prescindere dalla natura del soggetto che li possiede.

ICI:  (Imposta Comunale sugli Immobili) :la Chiesa è esente dall’imposta comunale sugli immobili. Una vicenda questa che è stata più volte nel mirino delle polemiche. Se, originariamente l’esenzione era limitata ai fabbricati destinati in via esclusiva all’esercizio del culto – pertinenze (ad esempio le ‘canoniche’) comprese – è prevista da qualche anno anche l’esenzione dell’Ici per gli immobili adibiti a scopi commerciali, purché sia presente una seppur minima struttura destinata ad attività religiose come ad esempio una “cappella”.

IRAP:  (Imposta Regionale sulle Attività produttive): gli stipendi dei sacerdoti non costituiscono base imponibile ai fini dell’Irap così come il trattamento fiscale dei proventi derivanti dall’attività lavorativa dei religiosi appartenenti agli enti ecclesiastici.

TRIBUTI VARI: gli immobili pontifici sono esenti sia da quelli ordinari sia straordinari, verso lo Stato o qualsiasi altro ente.

DAZI E DOGANE: Merci provenienti dall’estero e dirette alla Città del Vaticano, o fuori di questa, a istituzioni o uffici della Santa Sede, ovunque situati, sono sempre ammesse da qualunque punto del confine italiano e in qualunque porto della Repubblica al transito per il territorio italiano con piena esenzione dai diritti doganali e da dazi. A questo bisogna aggiungere qualche miliardo di euro dagli introiti dell’ 8 x 1000, la fornitura idrica che da decenni la Chiesa non paga: dal 1929 lo Stato Italiano si fa carico della dotazione di acqua per lo Stato Vaticano: 5 milioni di metri cubi d’acqua. Per le acque di scarico, CdV (Città del Vaticano) utilizza Acea (Acea è una delle principali multiutility italiane. Quotata in Borsa nel 1999, è attiva nella gestione e nello sviluppo di reti e servizi nei business dell’acqua, dell’energia e dell’ambiente) , ma non paga le bollette. Perché? Perché considera Acea “straniera” e quindi non la riconosce. Nel 1999 Acea si quota in borsa e ha bisogno di soldi per il bilancio. Lo Stato Italiano cosa fa? Prende soldi dalle finanziare per tappare i buchi. Con la finanziaria 2005 stanzia 25 milioni di euro per dotare il Vaticano di un sistema di acque proprie. Acea continua però a lamentare i debiti. Finisce che lo Stato assicura allo stato pontificio la dotazione d’acqua richiesta (1059 once all’anno) con carattere di gratuità (come disposto dai patti lateranensi). Ad oggi quindi, il debito ammonta a circa 52 milioni di euro. Lo Stato ha pagato, Acea ha tollerato, il cittadino ’normale’ si vede, invece, (se moroso) sigillare il contatore   .

La Chiesa costa ogni anno ai contribuenti italiani circa 7 miliardi e mezzo di euro. Più del costo del sistema politico. Quasi una  finanziaria. Quella che vi presento qui non è che la stima ottimistica. Ce ne sono alcune che arrivano anche a 9 miliardi di euro all’anno. L’otto per mille, grazie ad un meccanismo messo a punto a metà degli anni 80 da un consulente del governo Craxi di nome Giulio Tremonti, assegna alla Chiesa Cattolica anche le quote di chi non ha espresso alcuna preferenza. Per fare un esempio, fatta 100 la base dei contribuenti, se ce ne sono 40 che mettono una croce su uno dei destinatari possibili dell’8 per mille, e 30 di questi scelgono la Chiesa Cattolica, i tre quarti degli altri 60 contribuenti che non hanno espresso alcuna preferenza – ben 45 persone – si troveranno a devolvere il loro 8 per mille al Vaticano. Da 30 preferenze reali a 75 con un colpo di bacchetta magica degno di Harry Potter. Un giochetto che porta nelle casse della Chiesa Cattolica circa un miliardo di euro ogni anno. Nel resto dell’Europa diversamente religiosa, naturalmente, la contribuzione è non solo volontaria, ma le quote derivanti dalle preferenze non espresse restano allo Stato.

Se siete deboli di cuore non leggete la prossima frase. L’Art.47 della legge 20 maggio 1985, n. 222 stabilisce che ogni anno, entro il mese di giugno, lo Stato corrisponde alla Conferenza Episcopale Italiana un anticipo calcolato sulle preferenze espresse dell’anno precedente. Avete capito bene: voi anticipate ogni anno le tasse e l’Iva sulla base dei vostri guadagni passati e della presunzione di quelli attuali. Se non avete guadagnato dovete giocoforza andare a rubare. Lo Stato, viceversa, prende i vostri anticipi e li anticipa alla Chiesa Cattolica. Che glieli abbiate dati o meno. Nel 2007 abbiamo anticipato alla CEI 354 milioni di euro.

Un altro miliardo se ne va per gli stipendi ai circa 22 mila insegnanti di quella che impropriamente viene chiamata ora di religione. In realtà, anche tecnicamente, si chiama Insegnamento della Religione Cattolica (IRC), anche se lo stato non sa bene cosa effettivamente si insegni durante le lezioni. Quello che è certo è che i docenti – pagati dallo Stato italiano – ma nominati dalle Curie , che si azzardano ad accennare alla storia delle altre religioni o a diverse concezioni del mondo, vengono licenziati (in un caso su 250).

Almeno 700 milioni di euro vengono versati da tutti noi per le convenzioni su scuola e sanità. Nel solo 2004, le scuole cattoliche hanno beneficiato di 258 milioni di euro di finanziamento, 44 milioni per le cinque Università cattoliche, 20 milioni per il Campus Biomedico dell’Opus Dei, portati a 30 dall’anno successivo. Con la circolare ministeriale 38/2005, le scuole non statali hanno raddoppiato le elargizioni: 527 milioni di euro, portati a 532,3 milioni a fronte dei tagli all’istruzione. Si impoverisce l’istruzione per tutti, si arricchisce l’istruzione per pochi. Più siete ignoranti, più siete propensi a votare per maghi, ballerine, showgirl e presentatori. Le convenzioni pubbliche con gli ospedali cattolici ammontano poi a un altro miliardo di euro. Quelle con gli istituti di ricerca a circa 420 milioni mentre le case di cura raggranellano la bellezza di 250 milioni di euro.

Poi ci sono le regalie una tantum. Il Giubileo è stato finanziato con quattro spicci: 3500 miliardi di vecchie lire. Uno degli ultimi raduni di Loreto ci è costato 2,5 milioni di euro e così via, per una media annua di circa 250 milioni di euro.

Il mancato incasso dell’Ici vale circa 700 milioni di euro all’anno, ma c’è chi   valutando il patrimonio immobiliare della Chiesa in alcune centinaia di miliardi di euro, arriva a considerare il mancato gettito fiscale pari ad almeno 6 miliardi di euro all’anno. Lo sconto del 50% su Ires, Irap e altre imposte ci costa più o meno 500 milioni. L’elusione fiscale legalizzata del mondo del turismo cattolico, con i suoi 40 milioni di pellegrini che ogni anno vanno avanti e indietro dall’Italia, ammonta ad altri 600 milioni di euro.

A questi dati, si aggiungono i 52 milioni di euro   calcolati  nell’articolo Tele-Vaticano: il subappalto alla Chiesa Cattolica di oltre due terzi del palinsesto del servizio pubblico televisivo, che il trattato di Amsterdam ( http://europa.eu/legislation_summaries/institutional_affairs/treaties/amsterdam_treaty/index_it.htm ) ci obbliga a ricollegare direttamente alle esigenze democratiche, sociali e culturali della società, e all’esigenza di preservare il pluralismo dei mezzi di comunicazione. Poi per non perdere l’abitudine nello spillare soldoni allo Stato Italiano ci sono gli assistenti spirituali (preti o monaci) che svolgono la loro attività di curatori delle anime in tutte le caserme delle Forze Armate italiane , che ricoprono il grado di Ufficiale (Capitano , Maggiore o Tenente Colonnello) con il relativo stipendio che il grado prevede , logicamente con ufficio , segreteria personale e auto di servizio (da tenere presente che lo stipendio per quei gradi oscilla dai 2700 euro ai 4000 secondo il grado , mensile per 13 mesi all’anno) , poi si aggiungono gli assistenti spirituali negli ospedali, nelle carceri e il loro inquadramento è previsto nei livelli retributivi medio alti , il tutto grava ,sempre e solo, sulle finanze dello Stato o delle Regioni.

Non esiste un altro paese che spende altrettanto per il costo di una religione. Nessun altro paese laico, ovviamente.

A fronte di tutto questo, qualche tempo fa la Chiesa Cattolica ha diramato un comunicato ( http://www.chiesacattolica.it/pls/cci_new/bd_home_cci.vis?id_n=2036 ) dove afferma che “non è certo espressione di laicità, ma la sua degenerazione in laicismo, l’ostilità a ogni forma di rilevanza politica e culturale della religione”. Non oso immaginare quale tributo di sangue dovremmo pagare se non fossimo così ostili a ogni forma di rilevanza politica e culturale della religione. L’Avis al confronto è uno spaccio di succhi di frutta.

Ovviamente non sono tutte rose e fiori. Anche la Chiesa, come la RAI fa con l’AGCOM ( http://www.byoblu.com/post/2009/08/20/TeleVaticano.aspx ), deve inviare un resoconto dettagliato allo Stato italiano sull’utilizzo delle somme derivanti dall’incasso dell’otto per mille. L’articolo 44 della legge 20 maggio 1985  , n. 222 dispone che la Conferenza Episcopale Italiana trasmetta annualmente all’autorità statale competente il rendiconto relativo all’effettiva utilizzazione delle somme di cui agli articoli 46, 47 e 50, terzo comma, della stessa legge.

Se avete presente gli spot elettorali della CEI per incentivare la preferenza sull’otto per mille, quelli con la musica strappalacrime e i bambini africani che spalancano enormi occhioni scuri provati dalla fame, sapete bene che il mantenimento delle missioni e gli interventi caritativi nel mondo sono un argomento efficacemente usato per convincervi ad apporre la famigerata firma sulla dichiarazione dei redditi. Stupisce quindi che gli interventi caritativi a favore dei paesi del terzo mondo, nel rendiconto relativo all’utilizzazione delle somme pervenute nel 2007   , assommino a soli 85 milioni di euro, circa l’8% del totale ricevuto. C’è poi un 12% utilizzato per interventi di carità in Italia e il resto serve all’autofinanziamento: il 35% va agli stipendi dei quasi 40 mila sacerdoti italiani, mentre mezzo miliardo all’anno viene speso per imperscrutabili esigenze di culto, spese di catechesi, attività finanziarie ed immobiliari. “Il Vaticano è il più ricco Stato del mondo per reddito pro capite.”  Sentite questa dichiarazione: “La Chiesa sta diventando per molti l’ostacolo principale alla fede. Non riescono più a vedere in essa altro che l’ambizione umana del potere, il piccolo teatro di uomini che, con la loro pretesa di amministrare il cristianesimo ufficiale, sembrano per lo più ostacolare il vero spirito del cristianesimo.”

Non sono frasi mie queste. L’ha detto trent’anni fa un teologo progressista: Joseph Ratzinger.

Alla fine facendo un po’ di conti di aritmetica pura, con i circa 8 miliardi di euro all’anno,  per gli ultimi 27 anni che intercorrono tra la Revisione del Concordato del 1984 ad oggi , la somma versata sotto forma di tangente allo stato del Vaticano è stata di 216 miliardi di euro , che tradotti in vecchie lire assommano a 424mila miliardi. Possono secondo voi gli italiani sopportare questo pizzo di vera camorra, per lo più in questa fase di profonda crisi economica che sta affamando un intero popolo ?

Salvatore Veneruso (v.segr. D.A.)