La F.I.A.T. e l’americano Marchionne continuano la distruzione del diritto del lavoro e delle conquiste dei lavoratori

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Marchionne prosegue senza intralci la distruzione del diritto del lavoro e delle conquiste degli anni '70.

Sà che può perdere in Tribunale, ma fa valere la prepotenza del più forte, che ha in mano il ricatto del rapporto di lavoro.

Dal 1° gennaio, quei pochi lavoratori che lavorano si troveranno di fronte al bivio di : puntare i piedi facendo rispettare il contratto valido fino al 31/12/2012 o piegare ancor più la resta, anche perchè manca a tutt'ora una valida prospettiva di resistenza.

I Cobas sono schierati per l'applicazione del contratto, sosterranno i lavoratori in ogni caso.

Ma c'è bisogno di un largo schieramento in fabbrica : come fanno i lavoratori ad andare ancora dietro al suicidio concertato da Fim-Uilm-Fismic-Ugl ? Come fa la Fiom a gridare ” vittoria” per la sentenza di Torino, quando Marchionne continua imperterrito a escluderla dalla rappresentanza ?

Ormai è evidente che quel rimane dell'art.19 dello Statuto è il capestro e l'alibi  con il quale Marchionne fa il comodo suo : è l'ora buona per abrogarlo con il referendum , insieme a quello per l'art. 8 della manovra killer ; in ogni luogo di lavoro parliamone diffusamente , fino a predisporre i comitati unitari per raccoglire le firme.

Intanto domani 23/11/2011 la Fiat se ne va e chiude Termini Imerese, 2200 famiglie sul lastrico!

Non è ancora successo niente di fronte a questa catastrofe , a quale speranza sono attaccati i lavoratori, da non incazzarsi come si deve ?? Oppure è subentrato lo sgomento che paralizza, il panico che atterrisce ????   Siamo in grado in tutto il Gruppo Fiat di testimoniare un sussulto di vitalità per far capite che siamo ancora in grado di difenderci l'un l'altro ?

Proviamoci, a partire da domani, mandiamo un segnale ai lavoratori di Termini Imerese.

Cobas Lavoro Privato

Vincenzo Miliucci

di seguito le valutazioni della stampa asservita

22/11/11laStampa – PUNTO DI RIFERIMENTO PER IL GRUPPO È L’INTESA DI POMIGLIANO, DA ESTENDERE A TUTTI GLI STABILIMENTI ITALIANI

Il Lingotto disdice tutti i contratti . Recesso dal 1˚gennaio, “pronti a nuove intese collettive analoghe o migliorative”

La Fiat compie un altro passo verso il totale rinnovamento delle relazioni del lavoro nei suoi stabilimenti italiani. Ieri il Lingotto ha comunicato ai sindacati, «in vista di un riassetto e di una armonizzazione delle discipline contrattuali collettive aziendali e territoriali che si sono succedute nel tempo», di aver deciso «il recesso a far data dal 1˚ gennaio 2012 da tutti i contratti applicati nel gruppo Fiat, e da tutti gli altri contratti e accordi collettivi aziendali e territoriali vigenti». Adesso il gruppo è pronto a incontrare i sindacati in vista di «nuove intese collettive», «con l’obiettivo di assicurare trattamenti individuali complessivamente analoghi o migliorativi rispetto alle precedenti normative».

Il punto di riferimento per la Fiat è il contratto firmato il 29 dicembre 2010 a Pomigliano.

Dai sindacati le reazioni sono tutte di preoccupazione, ma con accenti diversi. Il più duro è Giorgio Cremaschi, presidente del comitato centrale della Fiom: «Quella di Marchionne non è una decisione tecnica ma un atto politico, che ha il solo scopo di togliere le residue libertà ai lavoratori Fiat. È un atto di fascismo aziendalistico». Mentre Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, parla di «un fatto grave» a cui è necessario «rispondere immediatamente con l’apertura di un tavolo negoziale. I lavoratori, in ogni caso, sappiano che in nessun modo il sindacato permetterà un arretramento dello stato di diritto e del livello retributivo. L’azienda – continua Palombella – ci ha fatto sapere che intende concordare con noi condizioni migliorative, e noi siamo pronti alla sfida. Chiederemo subito un incontro, con l’obiettivo di assicurare ai lavoratori gli stessi trattamenti economici, anzi possibilmente migliorandoli, senza mettere in discussione i diritti».

Per la Fim-Cisl il responsabile del settore auto Bruno Vitali immagina «un contratto Fiat nazionale che sia integrato con orari, premi di risultato e regolamenti personalizzati per settore o per stabilimento, perché i problemi dei camion, ad esempio, non sono gli stessi dell’auto. Ma sono necessarie una busta paga comune, più alta di quella dei metalmeccanici, e una normativa personalizzata a seconda delle esigenze». Per Giuseppe Farina, segretario generale della Fim, la disdetta «era una decisione attesa dal momento in cui la Fiat ci ha comunicato l’uscita dal sistema confindustriale e quindi dal contratto dei metalmeccanici. A noi non è piaciuta ma ne abbiamo preso atto, adesso si pone il problema di creare un contratto unico che uniformi i trattamenti per tutti i dipendenti del gruppo». Ancora secondo Farina, «non c’e alcun automatismo nell’estensione del contratto di Pomigliano, anche se la base sono gli accordi già fatti: una maggiore disponibilità a straordinari e turni, la riduzione dell’assenteismo e l’esigibilità degli accordi sindacali sono le tre condizioni a cui la Fiat lega l’intero progetto Fabbrica Italia. Verranno riproposte, ma potranno trovare adattabilità diverse visto che interesseranno anche i lavoratori di Fiat Industrial». «Credo – conclude Farina – che il contratto che faremo sarà positivo, con incrementi salariali. Sarà migliore di quello dei metalmeccanici».

Sulla stessa linea Roberto Di Maulo, del sindacato autonomo Fismic: «Entro il 31 dicembre ci vuole il contratto auto. Era già un impegno, ora è urgente e pressante».

Da notare che ieri il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, prima che si sapesse della lettera della Fiat aveva detto che contro l’azienda «noi andremo avanti con le azioni legali e le denunce».

Fiat, Passera: «Ora ci occupiamo di Termini»

Bonanni: «Faremo contratto nazionale auto»

Angeletti (Uil): «Subito un tavolo». E i sindacati (senza la Fiom) scrivono al Lingotto. Il ministro del Lavoro Fornero: «Questione delicata». Fassina (Pd): «Marchionne, intervenuto a gamba tesa»

IL LINGOTTO, I CONTRATTI

Fiat, Passera: «Ora ci occupiamo di Termini»

Bonanni: «Faremo contratto nazionale auto»

Angeletti (Uil): «Subito un tavolo». E i sindacati (senza la Fiom) scrivono al Lingotto. Il ministro del Lavoro Fornero: «Questione delicata». Fassina (Pd): «Marchionne, intervenuto a gamba tesa»

MILANO – Nessun commento da fare sulla disdetta di tutti gli accordi sindacali e nessun incontro è per ora previsto con l'amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne. Il neo ministro dello Sviluppo, delle Infrastrutture e dei Trasporti Corrado Passera prende tempo sulla disdetta dei contratti Fiat, opponendo un «no comment» alla richiesta di una presa di posizione del governo giunta dalla Cgil e dal Pd su una vicenda destinata a mettere alla prova il nuovo esecutivo. «Ci stiamo occupando di Termini, una grande questione aperta» si è limitato a dire Passera riferendosi al tavolo previsto mercoledì con l'advisor Invitalia, i sindacati, Dr Motor e la stessa Fiat che dovrebbe portare alla sottoscrizione di un accordo per regolare il passaggio dello stabilimento all'azienda guidata dall'imprenditore Massimo Di Risio. Quella della disdetta dei contratti «è una questione delicata e le parole vanno misurate» secondo Elsa Fornero, ministro del Welfare e delle Pari Opportunità. Ad esclusione della Fiom, che ha annunciato lo sciopero generale, gli i sindacati hanno scritto all'azienda con la richiesta urgente di convocazione di un tavolo.

BONANNI: SI' AL MODELLO POSTE ED ENEL – Il segretario generale della Cisl ha confermato il sì già pronunciato lo scorso ottobre alla nuova contrattazione aziendale «Fiat ha fatto la scelta autonoma di non aderire più a Confindustria. E quindi chiederà a noi di fare un contratto nazionale dell'Auto. Cosa che faremo». Il modello sarebbe «il contratto che ha Poste Italiane: una grande azienda che ha un solo contratto valido solo per i postali, un accordo nazionale cui seguono accordi aziendali. Così anche l'Enel che ha un contratto nazionale e poi accordi provinciali. Quello che ci interessa sono le garanzie occupazionali , il salario e le regole».

ANGELETTI, URGE UN CONTRATTO – «Bavviare subito un tavolo negoziale che si ponga l' obiettivo di un contratto che rilanci l'industria dell'auto, puntando sulla crescita salariale e sulla produttività», ha detto il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. «Sono le due condizioni di partenza per restituire competitività al settore, consolidare gli stabilimenti italiani e aumentare l'occupazione. In questo quadro, tutti i sindacati devono assumersi la responsabilità di offrire ai lavoratori della Fiat una prospettiva di sviluppo».

FASSINA (PD): L'ERA DI MARCHIONNE? MAI INIZIATA – Resta critico il responsabile Economia del Pd, Stefano Fassina, per il quale quella di Fiat «è una scelta sbagliata e molto preoccupante». «Marchionne ancora una volta interviene a gamba tesa con un atto unilaterale che non può essere un buon viatico per ricostruire un clima costruttivo». «Noi – ha concluso Fassina – abbiamo bisogno di cooperazione. L'era di Marchionne senza se e senza ma per me non è mai cominciata». “22/11 /Corriere