Stage: un istituto da rivedere

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“Ho mandato il curriculum a centinaia di aziende ma non trovo lavoro. L’unica cosa che mi offrono è uno stage. Gratutito”. Questa frase, con poche varianti, si sente sempre di più tra i giovani lavoratori italiani tra i 25 e i 40 anni. Cercare lavoro, non trovarlo e accettare un tirocinio formativo, quasi sempre gratuito, è diventato il percorso standard non solo dei neolaureati ma anche dei precari (collaboratori o partite iva) che in seguito alla crisi hanno perso il lavoro. L’area della precarietà non comprende, infatti, soltanto i giovanissimi ma anche coloro che, tra i 30 e i 40 anni o oltre, giovanissimi non lo sono più.

Lo stage, o tirocinio formativo, viene introdotto nel 1997inun mercato del lavoro molto diverso. Pensato per “favorire l’alternanza tra studio e lavoro” e formare i giovani con un’esperienza pratica in azienda, l’istituto dello stage è molto cambiato negli ultimi quindici anni. Si è esteso (ci sono quasi 500.000 stagisti in Italia ogni anno) e sono cresciuti gli abusi e le distorsioni. Quello che dovrebbe essere uno strumento formativo limitato è diventato sempre di più, da parte delle aziende, un serbatoio di lavoro gratuito e poco qualificato da cui attingere secondo le necessità. Un meccanismo dannoso, favorito dalla totale assenza di controlli e dalla “disponibilità” obbligata delle giovani generazioni ad accettare uno stage, pur di mantenere un piede nel mercato del lavoro. “Meglio uno stage gratuito a fare caffè e fotocopie piuttosto che starmene a casa” è un’altra di quelle frasi udite migliaia di volte nel mondo dei “giovani adulti”. Certamente non tutti gli stage sono così. Alcuni hanno dei veri contenuti formativi, o hanno previsto dei rimborsi spese per gli stagisti, o sono serviti da trampolino di lancio per le future carriere.

Fatto sta che il quadro normativo del 1997 non regge più. Dopo la riforma costituzionale del 2001 dovrebbero essere le regioni a legiferare sulla questione stage (solo alcune l’hanno fatto) e il governo dovrebbe limitarsi a concordare, con loro, delle linee guida. Che ancora non ci sono. Arriviamo alla manovra di agosto. Varata in fretta con la necessità di anticipare al 2013 il pareggio del bilancio, contiene sorprendentemente una norma che non ha alcun effetto sui saldi ma riguarda migliaia di stagisti. L’articolo 11 della manovra stabilisce espressamente che gli stage possono essere attivati massimo entro dodici mesi dalla laurea o dal diploma. Di fatto questa norma chiude o ridimensiona il fenomeno stage, abolendo gli stagisti. Equivale, nel nostro giudizio, a quelle leggi che hanno combattuto il precariato licenziando i precari. I problemi dello stage sono tanti: mancanza di diritti, di formazione, di giusto rimborso spese, d’incentivi per le aziende a trasformare gli stage in contratti stabili. Non si risolvono certamente con una leggina del genere. Ci sono altre strade: il PD ha presentato una proposta di legge complessiva e la regione Toscana ha appena approvato una legge regionale che vieta gli stage gratuiti e premia con 8000 euro ogni azienda che assume uno stagista con un contratto a tempo indeterminato.

Nonostante il periodo estivo l’articolo varato dal governo non è passato inosservatoe ha provocato un putiferio nel mondo della formazione professionale: università, enti, regioni, aziende, singoli stagisti si sono ribellati contro la manovra. L’esecutivo, da sempre in lotta contro se stesso, ci ripensa. E’ troppo tardi per cambiare il testo, ormai blindato dalla fiducia. Il giorno stesso dell’approvazione definitiva il ministero del lavoro emana una circolare che spiega  che l’articolo della legge non riguarda  né gli stage promossi dalle università (attraverso i master e i dottorati) né quelli a favore dei disoccupati! Praticamente l’articolo 11 è azzerato. Come ha scritto Eleonora Voltolina della Repubblica degli stagisti: “ogni italiano, di qualsiasi età e con qualsiasi titolo di studio, potrà sfuggire alle maglie della nuova normativa”.  Tanto rumore per nulla. Nello stesso giorno il governo riesce ad approvare una normativa e (praticamente) ad abolirla. Un record. La palla torna alle regioni. A conclusione del dibattito parlamentare, la Camera ha approvato un nostro ordine del giorno che impegna il governo a trovare un’intesa per promuovere uno stage di qualità, che faccia vera formazione e dia diritti agli stagisti. Ci auguriamo che, dopo questa finzione di agosto, sia l’inizio della svolta per gli stage.